-GLI ETERNI INSODDISFATTI e adesso basta moralizzatori. Soprintendenze in trincea, tra Pnrr da spendere e fame di rinnovabili
24-10-2022 diversi da ilfoglio.it lettura3’
Discontinuità è la parola chiave di ogni nuovo governo, ma questa volta non è in gioco il rapporto con il passato governo ma con il proprio passato politico. Sono pronti i post populisti a combattere l’estremismo che hanno contribuito ad alimentare?
La parola cambiamento è il termine chiave di ogni governo che si prepara a guidare il paese e anche in questa occasione la maggioranza che si appresta a prendere in mano le redini dell’Italia ha all’interno del suo Dna una caratteristica precisa che ha a che fare con l’idea di dover cambiare la rotta del paese. Cambiamento, di solito, significa discontinuità, discontinuità di solito significa non continuità con i governi precedenti e nel caso specifico, nel caso del governo Meloni, non essere in continuità con i governi precedenti significa prima di tutto una cosa: discontinuità più con la stagione del potere Pd (che negli ultimi undici anni ha governato per dieci anni) che con la stagione di Draghi (da cui Meloni farà di tutto per non apparire così in discontinuità)…Claudio Cerasa
-GLI ETERNI INSODDISFATTI e adesso basta moralizzatori
GIULIANO FERRARA 23 OTT 2022
È uno strumento: chi lo sa usare vince, chi non lo sa usare perde. Gli insoddisfatti rivogliono il proporzionale, rivogliono i partiti, ma non vogliono che i partiti decidano del Parlamento. Parlare di politica, no?
Dunque la legge elettorale Rosatellum si è rivelata perfetta. Nel 1991, oltre tre decenni fa, il 95 e rotti per cento degli italiani (62 per cento di votanti sugli aventi diritto) abolì il sistema delle preferenze, giudicato gravemente corruttivo. Seguì nel 1993 il Mattarellum, che abolì il proporzionale: tre quarti di maggioritario a un turno, un quarto proporzionale. O di là o di qua, governo scelto dal voto, no preferenze corruttive. L’anno dopo, con quella legge elettorale di sinistra e liberale, sapendola maneggiare, vinse Berlusconi, e con lui nacque l’alternanza di forze diverse alla guida dell’esecutivo, poi infatti vinse l’Ulivo, poi Berlusconi, l’Unione eccetera. Nel 2013 vinse, con la legge Porcellum voluta dal centrodestra, il centrosinistra, e Renzi troneggiò nella legislatura, rilevando Berlusconi come in una staffetta, fino alla catastrofe del referendum costituzionale
-"NOT IN MY BACKYARD" Soprintendenze in trincea, tra Pnrr da spendere e fame di rinnovabili
MARIANNA RIZZINI 22 OTT 2022
Vincoli paesaggistici, una normativa complessa, il Nimby dietro l'angolo. Come si comporterà il nostro sistema di tutela, tra progetti finanziati dall'Europa e crisi energetica da combattere? Un'indagine e qualche domanda ad Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura
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Non si vedono, ma sono in qualche modo dappertutto, le quarantaquattro soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, organi periferici del ministero della Cultura e simbolo, a seconda dell’occhio di chi guarda, di tutela preziosa o di conservazione miope, di presidio del patrimonio artistico o di vicolo cieco, di baluardo anti-smantellamento o di moloch del Nimby (not in my backyard). Non agiscono con squilli di tromba, ma quando lo fanno producono effetti a lungo termine. Non vengono nominate, neanche evocate, quasi, fino a quando non esercitano il loro potere di veto, per i detrattori, o di protezione, per gli estimatori, su opere e interventi che riguardino città, campagne, siti. Ed è in quel caso che si producono battaglie mediatiche, politiche, giuridiche, con ricorsi al Tar e appelli, grancassa sui quotidiani e raccolte firme. Più volte in passato ci si è posti il problema: il sistema delle soprintendenze va riformato o no? E se sì, come? Ma ora, in un momento di cambiamenti drammatici nell’assetto economico, sociale, energetico e culturale, tra pandemia, guerra, crisi e certezze che si sgretolano, la storia di queste istituzioni territoriali arriva a confondersi con l’urgenza della transizione energetica, e la domanda diventa un’altra: come velocizzare il processo di adattamento alle nuove esigenze e alle emergenze attuali, pur tutelando territorio, monumenti e città? Come uscire dalla polarizzazione soprintendenze-aziende o soprintendenze-amministrazioni locali (e privati cittadini)? E davvero si possono disegnare contorni così netti, con accuse reciproche così forti, con il soprintendente che dice “no” visto come una sorta di mandarino, arcigno custode del passato, e con gli altri, quelli che vogliono modificare e innovare, visti come i barbari che vogliono lo smantellamento dei tesori artistici e paesaggistici?