Un test di tre parole per capire se questo è un governo del PIPF

Categoria: Italia

-Il Pd tarda a incamminarsi per la traversata nel deserto dell'opposizione. Futurismo di lotta e di governo. Un'altra idea per il ministro Sangiuliano

7.11.2022 Cerasa, Cundari Minuz per ilfoglio.it lettura3’

Un test di tre parole per capire se questo è un governo del PIPF Efficienza, concorrenza, produttività mancano ancora all’appello nel dizionario politico del centrodestra. Ma è su questi temi che si gioca la capacità dell’esecutivo di emanciparsi dal partito di chi sceglie di Prendere gli Italiani Per i Fondelli

Il tema è sempre quello: domande giuste, risposte sbagliate. Sono passati quaranta giorni dalla vittoria elettorale del centrodestra e in quaranta giorni il tridente d’attacco che da due settimane guida la maggioranza di governo ha trovato occasione per discutere di tutto, dai rave agli articoli determinativi, ma non ha trovato una sola occasione per inserire al centro della propria agenda politica tre parole che pure dovrebbero essere prioritarie all’interno di un esecutivo che, come dimostrato dalla Nota di aggiornamento del Def presentata venerdì scorso dal ministero dell’Economia, ha affermato di voler ridurre nei prossimi anni il debito pubblico del nostro paese puntando semplicemente sulla leva della crescita. Un programma vastissimo, molto ambizioso, a tratti spericolato, che però contiene una contraddizione grave che necessita di essere risolta con urgenza per evitare di far entrare rapidamente il centrodestra di governo in un movimento molto affollato formato da quattro lettere: il PIPF, il partito di chi Prende gli Italiani Per i Fondelli. CLAUDIO CERASA 07 NOV 2022

-Il Pd tarda a incamminarsi per la traversata nel deserto dell'opposizione

FRANCESCO CUNDARI 07 NOV 2022

    

Gli orizzonti di sabbia del Partito democratico. Non impara la lezione. Ci riuscì Berlusconi dal ’95 al 2001, poi stravinse

La prima volta in cui la sinistra post-comunista si trovò di fronte il deserto dell’opposizione da attraversare – quel deserto da cui credeva di essere appena uscita, dopo quasi mezzo secolo, e che ora le rispuntava malignamente davanti – la condanna si rivelò assai meno pesante del previsto. Invece dei temuti cinque anni di traversata, all’indomani dell’inattesa vittoria del centrodestra alle elezioni del 27 marzo 1994, sarebbe bastata una passeggiatina di nove mesi, giusto il tempo per concepire e dare alla luce il primo governo di larghe intese nato dalla spaccatura della maggioranza precedente. Un’arte che negli anni i dirigenti della sinistra avrebbero avuto modo di affinare fino al virtuosismo.

-DA MARINETTI AI RAVE PARTY Futurismo di lotta e di governo. Un'altra idea per il ministro Sangiuliano

ANDREA MINUZ 07 NOV 2022

    

Il neoministro della Cultura pensa a una mostra “sulle radici antiche del futurismo”. Ma perché non ragionare sulle radici futuriste di cinema e arte contemporanea? Dai film arthouse agli algoritmi che scrivono poesie

Sullo stesso argomento:

Sangiuliano versione Franceschini: il bonus cinema come la "Netflix della cultura"

Aldo Palazzeschi aiutaci tu, contro i vizi della “volontà di potenza”

Da Depero a Bragaglia, i libri futuristi furono il fior fiore dell'avanguardia

Ora si fa sul serio. Non ci sono più scuse. Ora che la destra italiana è chiamata a ribaltare, finalmente coi fatti, la famigerata “egemonia culturale”, tassello decisivo del vaste programme di Giorgia Meloni, bisogna lanciare un messaggio chiaro, netto, inequivocabile. In visita a Napoli, alla prima uscita pubblica da ministro della Cultura, sollecitato sulle complicate sorti dell’arte contemporanea in Italia, Gennaro Sangiuliano ha suggerito per esempio al direttore del Museo archeologico di immaginare una “qualche contaminazione”. Ci vorrebbe “una mostra dei futuristi, perché nel futurismo c’è un’idea di modernità che viene dall’antico, dal passato”. Ecco la solita destra, ha pensato subito qualcuno storcendo il naso. Quella che quando sente la parola “cultura” mette mano al futurismo. Quella che squaderna solo Marinetti, Tolkien, Mogol-Battisti e Harry Potter, e poi se la prende con l’egemonia. Un futurismo, insomma, buttato lì come uno dei tanti “troll” di queste prime settimane di governo (le declinazioni, i pronomi, il merito, i contanti, i rave), tanto per mandare in cortocircuito il Pd e immaginare nel frattempo qualche strategia.