risolvereste il problema dei migranti nel Mediterraneo. Siete tra i primi otto Paesi del mondo e risparmiate, anzi sprecate. Ma poi pretendete che gli altri vi proteggano. Andate in Libia e un minuto dopo gli Usa vi garantiranno logistica, basi, intelligence e copertura navale.
21.11.2022 06 –Marco Pugliese ilsussidiario.net lettura4’
Se l’Italia vuole affrontare seriamente il problema deve ampliare seriamente la sua presenza in Libia e gestire alcuni porti, dice il politologo Usa
La Francia lavora solo al proprio interesse nazionale fuori e dentro l’Unione Europea, come insegna il recente caso Ocean Viking.
Gheddafi fu attaccato dai francesi senza nemmeno avvisarci; nello stesso periodo avevamo firmato accordi per 5 miliardi di euro e l’Eni aveva appena completato gli impianti petroliferi ed energetici del Paese. Sidney Blumenthal rivelò che Gheddafi intendeva sostituire il franco Cfa, utilizzato in 14 ex colonie, con un’altra moneta panafricana, questa la miccia vera del conflitto, perché questa scelta avrebbe creato enormi danni a Parigi, solita ad applicare una semantica coloniale ai rapporti con gli Stati africani.
La “via della morte”, una carovana umana che i trafficanti gestiscono al centro del continente, agli estremi confini meridionali della Libia, parte dall’Africa francese. Questo flusso viene di fatto tenuto su suolo libico e costretto a prendere il mare. La tecnica è sempre la stessa: barchini ricolmi di immigrati trainati da una “nave madre” e lasciati in acque libiche.
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Nel 2011 fu la Francia a spingere gli Usa nei bombardamenti? “Sì – ci risponde Luttwak –, noi eravamo riluttanti, la terza fase avrebbe dovuto essere una missione ad hoc, ma la Francia ha fatto confusione, voleva solo il petrolio. Oggi la Francia è fuori, l’Italia ha installazioni per miliardi, cosa fa per il contribuente italiano?”. Il professore si riferisce all’Eni e a tutto ciò che l’Italia ha costruito in Libia.
Per motivi di vicinanza dovrebbe essere l’Italia a garantire la presenza militare (l’ex ministro della Difesa, Guerini, aveva recentemente investito 9 miliardi in armamenti e navi) e civile (sia con Eni che con aziende dedite alla ricostruzione). Una gestione che andrebbe a restituire ai libici uno Stato moderno e soprattutto sicuro, di fatto tagliando alle radici le motivazioni di quella povertà assoluta che, dove non alimenta l’emigrazione, foraggia l’estremismo