I due congressi (Pd e Lega) contro l'estremismo che alzano l'asticella della competizione con Meloni

Categoria: Italia

- Salvini scalpita, ma Meloni teme lo smottamento al sud e lo avverte: "Di autonomia ne riparliamo nel 2023 PD Giani: "Bonaccini ai vertici del Pd può andare oltre gli schematismi e parlare a tutti". Cosa non funziona nella catena di comando di Mosca…

22.11.2022 vari da ilfoglio.it lettura4’

-L'EQUILIBRIO TRA LE PARTI I due congressi (Pd e Lega) contro l'estremismo che alzano l'asticella della competizione con Meloni

CLAUDIO CERASA 22 NOV 2022

 Uno c’è, è quello del Partito democratico, un altro ci vorrebbe, in sostituzione della leadership di Salvini. L'obiettivo di alleati e opposizione è di dare al centrodestra un volto meno nazionalista e antieuropeista

Per Bonaccini (voluto da 1 elettore Pd su 3) non sarà facile disarcionare le correnti

Èil trasformismo, bellezza. Di tutte le possibili critiche ricavabili dalla presentazione della prima legge di Bilancio firmata dal governo Meloni, ve n’è una che difficilmente potrà trovare una sua solidità all’interno del dibattito pubblico e quella critica, oggi impossibile da formulare, coincide con un concetto, che è insieme un sospiro di sollievo e un elemento di riflessione: la presenza, o meglio la non presenza, di fronte ai nostri occhi, di una manovra dalla natura esplicitamente estremista. Ci sarà tempo naturalmente per riflettere sulle strategie economiche di Meloni, e anche sull’impotenza della sua coalizione, ma al momento, alla prima prova dei fatti, il punto sembra essere questo: il centrodestra ha presentato una manovra modesta ma non pericolosa..

- Salvini scalpita, ma Meloni teme lo smottamento al sud e lo avverte: "Di autonomia ne riparliamo nel 2023"

VALERIO VALENTINI 22 NOV 2022

 La riunione di Calderoli finisce in nulla. "Mica potevamo dichiarare l'indipendenza della Serenissima", sorride Marsilio. Dimostrazione di come, non solo al mezzogiorno, siano i governatori di centrodestra a frenare sulla riforma cara al Carroccio. La questione meridionale attraversa il governo: il caso del Reddito di cittadinanza e le tensioni con la ministra Calderone

Siccome ormai è lui il suo confidente prediletto, è stato a Giancarlo Giorgetti che Giorgia Meloni ha chiesto un chiarimento. Perché sì, certo, Roberto Calderoli continua a ripetere che il suo è il passo felpato di chi va con calma, ma con una vecchia volpe come il ministro per gli Affari regionali non si può mai dire. Per cui, insomma, alla premier è parso opportuno chiedere una rassicurazione: “A che gioco giocate, sull’autonomia?”, è stato il senso della domanda posta al ministro dell’Economia. E certo l’una e l’altro avevano, col rebus della legge di Bilancio da definire, talmente tante rogne da gestire, che hanno convenuto entrambi che “è meglio riparlarne nel 2023”. So che, se per Giorgetti quello sarà “l’orizzonte” della riforma, per la Meloni la conferma del rinvio significa semplicemente che “ne riparleremo”, nulla più che questo…

- IL CONGRESSO DEL PD Giani: "Bonaccini ai vertici del Pd può andare oltre gli schematismi e parlare a tutti"

MARIANNA RIZZINI 22 NOV 2022

"È dai tempi dell’uscita di Renzi che è come se il partito avesse giocato in equilibrio tra una corrente e l’altra", dice il governatore della Toscana

Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna, si è candidato a segretario del Pd. Una candidatura attesa da parte di un uomo-pilastro del partito. E infatti, se un marziano guardasse da Marte al Nazareno, probabilmente si aspetterebbe un sostegno aperto e a valanga della maggior parte dei dirigenti per Bonaccini, vista l’esperienza sul campo e visti i risultati raggiunti (vedi anche tenere per il centrosinistra l’Emilia Romagna, tre anni fa, al momento della sua ricandidatura a governatore, in tempi di boom salviniano). E invece, a sentir parlare Bonaccini stesso il giorno della discesa in campo ufficiale, sembra quasi di udire le parole di un outsider, di uno sfidante (e in effetti ci sono alti e ampi settori pd già in viaggio verso il sostegno all’avversaria interna Elly Shlein)…

- Che cosa non funziona nella catena di comando di Mosca che ha indebolito l'esercito

MICOL FLAMMINI 22 NOV 2022

Ramzan Kadyrov, Viktor Zolotov, Evgeni Prigozhin: ingranaggi rotti e debiti di potere. Il putinismo è il vero problema dei militari russi

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Il missile in Polonia, la reazione ucraina e la fatica di dover sempre ribadire chi attacca e chi difende

Secondo il governo ucraino, l’attacco russo contro la città di Kherson da cui l’esercito di Mosca si è ritirato ha causato almeno un morto. Il Cremlino continua a ripetere che nonostante il ritiro, Kherson continua a essere dentro al territorio della Russia, dunque, attaccando la città, avrebbe colpito il suo stesso territorio. Una dissonanza difficile da spiegare ai cittadini rimasti nella parte di Ucraina che Mosca pretende di aver annesso, come è difficile assicurare ai russi che vivono in quella che anche noi definiamo Russia che non ci sarà una seconda ondata di mobilitazione. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov lo ha assicurato di nuovo, ma dopotutto le autorità russe avevano escluso che ci sarebbe stata anche la prima e, invece, il Cremlino ha infranto l’illusione dei suoi cittadini che la guerra potesse rimanere lontana. Il conflitto è sempre più vicino per tutti, russi che non lo sono e che vivono nei territori occupati e russi che si domandano di chi fidarsi: del presidente?, del portavoce del Cremlino?, dell’esercito? Con l’invasione dell’Ucraina il presidente russo Vladimir Putin ha sfatato due miti che avevano accompagnato negli ultimi vent’anni la percezione della Russia all’estero: l’abilità di calcolare e prevedere del presidente stesso e l’efficienza dell’esercito di Mosca. L’esercito russo era considerato il secondo più potente al mondo, dopo quello degli Stati Uniti d’America, e invece è una macchina disfunzionale, un motore vecchio e arrugginito con la tendenza a incepparsi.