LE SFIDE. La recessione lunga si può evitare, ma a Meloni serve una svolta

Categoria: Italia

-LA MISURA IN MANOVRA. La battaglia di Meloni contro il Pos va in una direzione precisa: l'evasione, Il senso del dialogo di Renzi e Calenda con Meloni. "Ci distinguiamo da Pd e M5s, e sul Mes la destra può andare in tilt"

30.11.2022 vari da ilfoglio.it lettura3’

LE SFIDE. La recessione lunga si può evitare, ma a Meloni serve una svolta

DARIO DI VICO 30 NOV 2022

    

L'economia tiene e cresce: con il Black friday si è registrato un giro d'affari del 10 per cento in più rispetto al 2021 e si registra un riadattamento dei consumi degli italiani. Ma la Melonomics dà troppa attenzione al consenso e poca alla crescita

Venerdì 2 dicembre arriverà il tradizionale rapporto annuale del Censis e con tutta probabilità ne sapremo di più sulla vitalità della società italiana, sulla sua straordinaria capacità di reazione ai cigni neri che ormai stanno costellando la storia di questi anni. Forse visto l’abuso del termine resilienza il Censis ci fornirà anche parole nuove per ricatalogare questo fenomeno, del resto l’innovazione lessicale è un classico della premiata ditta De Rita. Comunque già due settimane fa la nota congiunturale di Ref Ricerche ci aveva suggerito una pista: la recessione dipenderà dalle scelte delle famiglie. Continueranno come nella prima fase post Covid a sostenere i consumi, si muoveranno in lungo e largo, affolleranno eventi e festival, prenoteranno altre settimane di ferie oppure l’inflazione a due cifre porterà a una contrazione secca della spesa?...

-LA MISURA IN MANOVRA. La battaglia di Meloni contro il Pos va in una direzione precisa: l'evasione

CLAUDIO CERASA 30 NOV 2022

    

Quale libertà sta cercando di difendere l'attuale governo? Non utilizzare la carta per i pagamenti sotto i 60 euro è una mossa autolesionista dal punto di vista finanziario, oltre che liberticida e pericolosa

Il punto in fondo è tutto lì: capire con chiarezza qual è la libertà che si sta scegliendo di difendere. L’incredibile, surreale e ridicola demonizzazione del Pos (dall’inglese Point of sale, letteralmente “punto di vendita”) messa in campo dal governo Meloni può essere messa a fuoco attraverso due diverse chiavi di lettura. La prima, quella più semplice, la si ricava unendo i puntini. Metti insieme la politica dei condoni (d’altronde è noto che pagare le tasse in orario e pagare le cartelle al momento giusto sono prassi da sfigati di sinistra). Metti insieme la promessa di alzare il tetto del contante (d’altronde chi è chre non gira con più di 6 mila euo nelle mutande?). Metti insieme il fenomeno dei falsi minimi alimentato dalle flat tax sulle partite Iva (leggersi per credere i report di Bankitalia). Unisci a questi puntini la scelta di eliminare le multe per gli esercenti che scelgono di non usare il Pos per importi sotto i 60 euro (per la gioia dei tassisti romani che finalmente possono tornare a dichiarare le corse che vogliono per arrivare a Fiumicino)…

-Il senso del dialogo di Renzi e Calenda con Meloni. "Ci distinguiamo da Pd e M5s, e sul Mes la destra può andare in tilt"

VALERIO VALENTINI 30 NOV 2022

    

L'incontro a Palazzo Chigi. Le con vergenze su Reddito di cittadinanza e imprese. Le tensioni sul Pnrr: "Se lo critico io, voi mi attaccate", si lamenta la premier. Ma è proprio sui temi europei che i leader del Terzo polo vogliono far fibrillare il governo. "Sul Mes rilanciamo a tutta", dice il capo di Iv. E in Aula sul Fondo salva stati la maggioranza va già in ansia

Aun certo punto si sono perfino invertiti i ruoli. Carlo Calenda a fare il sovranista: “Se sull’energia aspettiamo la von der Leyen, stiamo freschi. Chi se ne frega della Commissione”. E Giorgia Meloni che strabuzzava gli occhi: “Sia messo agli atti che il Terzo polo è antieuropeista”. Si discuteva del price cap, e della proposta, avanzata dalla delegazione di Azione e Italia viva, di dirottare i 18 miliardi stanziati per i crediti d’imposta alle imprese su un piano nazionale di decoupling, per abbassare i costi dell’energia elettrica. Il tutto sotto lo sguardo perplesso di Giancarlo Giorgetti, che scuoteva il capo: “A Bruxelles non ce lo lasciano fare”. Ma è stato un attimo. Poi, per tutta la durata dell’incontro, un’ora e mezza di colloquio, l’Europa è tornata a essere il luogo proverbiale dello scontro tra la premier e i suoi oppositori dialoganti, ma tutto secondo copione. E infatti appena Calenda ha citato la parola “Mes”, la capa di FdI s’è affrettata a fermarlo: “No, non se ne parla neppure”.