Tenerissimi padri. Sul patriarcato (almeno a cartoni animati) hanno vinto i “soft daddy”

Categoria: Italia

Addio Novecento, addio Homer Simpson. Ecco i genitori premurosi e un po’ ossessivi che comprano gli assorbenti alle figlie e non si stancano mai di chiedere: come stai?

ANNALENA BENINI 05 DIC 2022 ilfoglio.it lettura2’

A questo punto della nostra evoluzione possiamo affermare con ragionevole certezza che tutti i padri sono in grado di uscire di casa di notte per comprare gli assorbenti per le figlie (o per la moglie, quindi anche per la fidanzata segreta). Non sono soltanto in grado, hanno imparato a pronunciare la parola assorbenti e a non sudare per la parola mestruazioni, e lo fanno di buon grado. Sanno che rientra tra i loro compiti di “soft daddy”, ma più in generale di padre moderno, quindi non decrepito, quindi non escluso dal mondo in movimento. Siete tutti capaci di andare alla farmacia notturna o al drugstore, anche con un po’ di orgoglio perché la cassiera o la farmacista capiranno che avete a che fare con le donne e che siete gentili, vi sorrideranno complici e si fideranno di voi. Ma non avete ancora superato la prova: solo il vero soft daddy, infatti, il padre morbido e moderno, è capace di non sbagliare modello. Riconosce gli assorbenti giusti dal colore, dalla sfumatura di viola, sa qual è il momento di comprarli più sottili, capisce quando invece servono quelli notturni, conosce perfino i pro e i contro della coppetta mestruale. Gli altri, mi dispiace dirlo ma è così, sono rimasti fermi alle ali, invenzione di ormai trent’anni fa che non fornisce più alcuna abilità nelle conversazioni. Il soft daddy è aggiornato, partecipe, totalmente dentro la vita famigliare, nella quale non esistono le faccende da donne. Ha comprato anche un ferro da stiro verticale a vapore di cui è molto orgoglioso: tutte corrono da lui per farsi stirare i vestiti prima della festa. E lui li stira. Sparecchia, ma questo è ovvio ed è il minimo se non vuole essere espulso dal consesso civile e tornare nelle caverne, va ai colloqui con i professori, sta con allegra tristezza nelle chat di scuola, parla fluentemente di depilazione. Non c’è niente che lo imbarazzi, nemmeno accompagnare la figlia a scegliere il reggiseno. Homer Simpson per lui è semplicemente un ritardato. Non un modello al ribasso di cui ridere con una solidarietà segreta, e anche un’invidia ancora più segreta verso il maschio pigro troglodita stravaccato sul divano a guardare partite con una birra in mano e i pesci rossi che nuotano nel cervello, che litiga ubriaco, russa anche da sveglio, strangola il figlio Bart, è infastidito dalla figlia perché è troppo intelligente per lui che fondamentalmente non capisce di cosa stia parlando e nemmeno in che lingua