Il Pd si allinea al M5s contro l’agenda Nordio, Rep. sembra il Fatto, la sinistra regala il garantismo alla destra e non s’accorge delle sberle del Guardasigilli ai finti liberali della destra.
13.12.2022 Cerasa e Redazione ilfoglio.it lettura3’
-LE DISPOSIZIONI L'Antitrust ha avviato sette istruttorie. Sono coinvolte Enel, Eni, Hera, A2A, Edison, Acea ed Engie
Secondo l'Autorità le imprese non avrebbero rispettato la norma che prevede per le società venditrici di energia e gas di mantenere invariati i prezzi dal 10 agosto 2022. Interessati più di 7 milioni di privati
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"L'Antitrust ha avviato sette istruttorie e adottato sette provvedimenti cautelari nei confronti di Enel, Eni, Hera, A2A, Edison, Acea ed Engie per presunte modifiche unilaterali illegittime del prezzo di fornitura di energia elettrica e di gas naturale", è ciò che si legge nella nota dell'ente. Le società avrebbero violato la norma che imponeva la sospensione della capacità da parte delle aziende venditrici di variare i prezzi praticati prima del 10 agosto di quest'anno. La disposizione è che vengano ripristinati quei prezzi, dopo che più di 7 milioni tra consumatori, condomini e microimprese sono stati interessati da una variazione del costo - e più di due milioni ne hanno subito un aumento immotivato.
Entro sette giorni, l'Autorità potrà confermare o meno i provvedimenti cautelari e le aziende avranno il diritto di difendersi. Le sette società rappresentano circa l'80 per cento del mercato.
Come riporta l'Antitrust, questi sette casi "vanno ad aggiungersi ai quattro procedimenti istruttori e agli altrettanti provvedimenti cautelari adottati nei confronti delle società Iren, Dolomiti, E.On e Iberdrola e fanno seguito ad un'ampia attività preistruttoria svolta nei confronti di 25 imprese, dalla quale è emerso che circa la metà degli operatori interessati ha rispettato la legge evitando di modificare le condizioni economiche - dopo il 10 agosto 2022 - ovvero revocando gli aumenti illecitamente applicati".
-L'ANALISI Sinistra a tutta manetta sulla giustizia
CLAUDIO CERASA 08 DIC 2022
Il Pd si allinea al M5s contro l’agenda Nordio, Rep. sembra il Fatto, la sinistra regala il garantismo alla destra e non s’accorge delle sberle del Guardasigilli ai finti liberali della destra. Indagine su un cortocircuito
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Iformidabili schiaffi rivolti negli ultimi due giorni dal ministro della Giustizia Carlo Nordio al partito unico del giustizialismo chiodato hanno contribuito a mostrare con chiarezza due preoccupanti volti dell’illiberalismo italiano. Il primo volto, molto minaccioso, è quello che emerge con preoccupazione all’interno del mondo del centrosinistra, dove il manifesto ultragarantista di Nordio ha prodotto un riallineamento degli astri manettari. Tutti d’accordo. Da Repubblica al Fatto quotidiano. Dal M5s al Pd. Tutti concordi: quello di Nordio non è un inno al garantismo, non è un tentativo di perimetrare l’attività del pubblico ministero fissando sul terreno di gioco alcuni paletti necessari per rendere l’attività di indagine meno discrezionale, ma altro non è che un violento attacco contro i magistrati, altro non è che un inno all’impunità, altro non è che una mossa, come ha scritto Repubblica, alla Nerone, utile semplicemente a fare terra bruciata contro i magistrati italiani e, come detto ieri a Repubblica dal capo dell’Anm, a violentare la nostra amata Costituzione.
- SENZA LE VELINE Le uniche intercettazioni del Qatar gate vengono da Brescia, non dal Belgio
DAVID CARRETTA 13 DIC 2022
Contrariamente a quanto avviene in Italia, dove gli atti giudiziari finiscono regolarmente sui giornali, il Belgio ha un’ossessione per la riservatezza a tutela delle indagini e delle persone indagate. Nelle dichiarazioni della procura belga non c’è mai scritto Qatar né ci sono i nomi. Il rapporto con i media
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Bruxelles. Per gli assetati di dettagli da buco della serratura, il modo con cui la procura federale belga comunica sullo scandalo del “Qatar gate” si sta rivelando deludente. Contrariamente a quanto avviene in Italia, dove gli atti giudiziari e le intercettazioni finiscono regolarmente sui giornali, il Belgio ha un’ossessione per la riservatezza a tutela delle indagini e delle persone indagate. Nei comunicati stampa pubblicati finora sul più grave scandalo di corruzione che ha colpito il Parlamento europeo, la procura non ha mai menzionato il Qatar o le persone coinvolte. Impossibile lanciarsi nel gioco di requisitorie, processi e condanne sui media: occorrerà aspettare una sentenza di un tribunale, o almeno le udienze, per capire tutto quel che è successo.