Intercettazioni: Nordio, porcherie in inchiesta Palamara. Carlo Nordio avverte le toghe: "Ispettori negli uffici

Categoria: Italia

Sulle intercettazioni preventive "non è cambiato nulla" è stato "solo trasferito un piccolo capitolo dal ministero della Giustizia al Mef" ha spiegato il ministro

20:12. 2022 Redazione ANSA e liberoquotidiano.it lettura2'

"La porcheria" sulle intercettazioni "è continuata anche dopo la legge Orlando, basta vedere l'inchiesta sul sistema Palamara, cosa è uscito su cose che non avevano a che fare sulle indagini e, aggiungo, cosa non è uscito". Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in audizione alla Commissione Giustizia del Senato.

"Sono state selezionate, pilotate, diffuse secondo gli interessi di chi le diffondeva - ha attaccato - e non sono state ancora tutte rese pubbliche o ascoltate dai difensori o individuate nelle forma di perizia.

"Il ministro Orlando - ha poi aggiunto Nordio - stava già andando nella direzione giusta, poi si è fermato, non ha raggiunto lo scopo come si è visto con le intercettazioni di Palamara".

Sulle intercettazioni preventive "non è cambiato nulla" è stato "solo trasferito un piccolo capitolo dal ministero della Giustizia al Mef" e "certo che il ministero era a conoscenza, abbiamo dato parere favorevole". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, rispondendo alle domande dei senatori in Commissione Giustizia al Senato sulla misura prevista in manovra. Il ministro, visibilmente raffreddato, ha spiegato che la larga parte delle spese per le intercettazioni degli 007, che riguardano le attrezzature, è già sotto la presidenza del Consiglio. "Non è cambiato nulla, non so perché la stampa abbia dato questa enfatizzazione straordinaria", ha concluso.

- Carlo Nordio non intende fare retromarcia. L'obiettivo? Riformare la magistratura e avverte le toghe: "Ispettori negli uffici"

20.12.2022 liberoquotidiano.it lettura2’

Tra i vari problemi tutti italiani la lentezza dei processi. Quest'ultima, spiega senza mezzi termini il ministro della Giustizia, "ci costa fino al 2 per cento del Pil. Ci saranno ispezioni rigorosissime, vorremo che i vari ispettori andassero nei vari uffici a vedere perché, a parità di risorse, alcune cose funzionano e altre no". Nel seguito delle comunicazioni sulle linee programmatiche del suo Dicastero in commissione al Senato, il Guardasigilli annuncia che la "priorità" dell’azione del suo ministero sarà proprio "la riforma del processo civile".

Ma non solo. Sotto alla lente di ingrandimento ci finisce anche il Codice degli appalti. "Sarà ora oggetto di discussione - premette -, ma secondo me una semplificazione delle normative, se fatta bene, non significa affatto né un regalo alla mafia né un’impunità verso qualsiasi forma di corruzione. Significa semplicemente cercare di individuare le competenze e semplificare le procedure". Una chiara frecciata a chi, come l'Anm, ha criticato le sue posizioni: "Io sono convinto - aggiunge - come diceva Tacito, ’Corruptissima re publica plurimae leges’: più si fanno leggi, più la Repubblica si corrompe e più la Repubblica si corrompe e più sforna leggi. Così la corruzione non si combatte affatto. Più leggi ci sono e più si confondono, si diffondono, le competenze e si complicano le procedure. Se una persona deve bussare a cento porte invocando cento leggi diverse è molto più facile che una di queste resti chiusa finchè non arriva un omino che dice che devi andare a ungerla".

Da qui la conclusione: "La proliferazione eccessiva verso la corruzione ha creato nuovi reati e ha inasprito le pene, eppure la corruzione continua a esserci. Bruxelles (con il Qatar gate, ndr.) insegna che la corruzione è abbastanza diffusa in modo orizzontale e verticale nel tempo e nello spazio".