Moralizzatori moralizzati che fanno i conti con gli eccessi della propria demagogia: quattro regali niente male per smascherare la natura del populismo
CLAUDIO CERASA 24 DIC 2022 ilfoglio.it
I primi due mesi di governo, per Giorgia Meloni, sono stati, prima di tutto, i mesi della nemesi. E in questi mesi, come capita quando si finisce vittime della legge del contrappasso, la presidente del Consiglio si è ritrovata a fare i conti con alcuni mostri da lei stessa creati in passato. E in diverse occasioni la vecchia moralizzatrice Meloni è stata moralizzata dalla nuova Meloni. L’ultima nemesi è avvenuta poche ore prima della partenza in mimetica per l’Iraq, ottima scelta, ed è avvenuta nel salotto di Bruno Vespa, quando la premier è stata costretta a rispondere alla domanda del conduttore (“Ratificherete il Mes?”) con una risposta a un’altra domanda (“No, non useremo mai il Mes”). Ragione semplice: la Meloni di governo ha capito che quanto sosteneva la Meloni di opposizione (“Non ratificheremo mai il Mes”) era semplicemente folle e immaginare che siano proprio Meloni e Salvini (che contro la ratifica del Mes hanno combattuto grandi battaglie identitarie) a ratificare il Mes è una nemesi niente male. Così come, a proposito di nemesi, non è male vedere Meloni prepararsi ad approvare una legge di Bilancio senza aver dato la possibilità al Parlamento di discuterne in modo approfondito dopo aver considerato antiparlamentare, nel 2020, non dare la possibilità al Parlamento di discutere di una legge di Bilancio. Sono stati i mesi della nemesi per Meloni anche riguardo ai temi legati all’Europa (quante volte avete sentito dire a Meloni “ohibò, all’Italia serve meno Europa”, e quante volte avete sentito dire a Meloni in queste settimane, specie sull’energia, “ohibò, il problema dell’Italia è che l’Europa non fa abbastanza”).