Le mille luci dell'Ucraina. -Il triste Natale del bullo globale: Vladimir Putin

Categoria: Italia

- Se la cosa più a destra fatta da questo governo è la caccia al cinghiale

24.12.2022 Peduzzi, Ferrara Cerasa ilfoglio.it lettura4’

Le mille luci dell'Ucraina

PAOLA PEDUZZI 24 DIC 2022

L'Occidente al buio e al freddo poi non c'è restato, l'Ucraina sì: il buio e il freddo sono la conseguenza dell’assalto dell’esercito russo, sono pianificati da Mosca perché durino

Il prezzo del gas è rimasto quello che c’era prima che Vladimir Putin aggredisse l’Ucraina e l’unico paese a rimanere al buio e al freddo a causa della guerra è appunto l’Ucraina. Oggi sono dieci mesi esatti dal 24 febbraio dell’invasione e l’apocalisse energetica che abbiamo temuto in Europa non c’è stata: non possiamo certo dire che la compensazione delle risorse russe sia a buon mercato e anzi dobbiamo dire che la stabilizzazione del prezzo si è avuta grazie a virtuosismi nei risparmi energetici (delle aziende e delle famiglie), a investimenti costosi in altre fonti energetiche e pure al clima che è stato per buona parte di questi mesi clemente (ora non più). Qui da noi s’intende, perché appunto l’Ucraina di scelte non ne ha: il buio e il freddo sono la conseguenza dell’assalto dell’esercito russo, sono pianificati da Mosca perché durino. Alcune famiglie ucraine si stanno ricongiungendo per il Natale: una mamma ieri è andata alla stazione a prendere i suoi due figli, nella foto hanno tutti gli occhi che luccicano, lei dice che quella è l’unica luce che possono permettersi, ma sconfigge la lontananza. Questa è la differenza gigantesca nel fronte unito delle democrazie contro Putin.

-Il triste Natale del bullo globale: Vladimir Putin

GIULIANO FERRARA 24 DIC 2022

Il presidente russo ha scatenato la strage seriale ma gli è preclusa la festa della vittoria

Sullo stesso argomento:

Cosa succede se Mosca è ancora in grado di fare pressioni

La mobilitazione mostra che la parola di Putin vale più della legge

La visita di Zelensky sul fronte della guerra a Bakhmut è straordinaria

La più grande catastrofe russa del XXI secolo si è annunciata con la guerra europea in Ucraina, partita all’inizio del 2022, e si insinua come un’ombra gigantesca sul minuscolo e penoso Natale di Vladimir Putin. Un mese dopo l’invasione, Bucha. Poi Mariupol, assalto al teatro dei rifugiati. Un anno dopo, il buio e il freddo oltre il confine. E invece niente. Ora su quegli sfondi bianchi che sanno di potere rifatto, ridipinto, tra quegli stucchi e trumeau che arredano grottesche distanze in vasti interni solitari, lo statista in fuga da sé stesso usa la parola fino a ieri vietata, “guerra”, e affetta fraternità verso il popolo ucraino, e parla di pace, di negoziato, con mezzo mondo che rifiuta il suo gas e il suo petrolio e l’altro mezzo che glieli compra a metà prezzo. Il suo esercito della disperazione imperiale, i lupi dello zar, è umiliato dalla controffensiva, dall’unità armata dell’occidente euroatlantico a difesa dell’indipendenza di Kiyv e della sicurezza europea e mondiale, che lui voleva mangiarsi in un solo boccone e in un paio di settimane dopo le imprese cecena, georgiana, siriana, dopo il Donbas e la Crimea. I suoi bastioni diplomatici e commerciali in occidente sono caduti tutti, la svolta strategica della Germania si è rivelata intrattabile, la resistenza dei polacchi è una fortezza brulicante di rifugiati e di ponti aerei, il fallimento è indicato dall’isolamento e dall’imbarazzo dell’alleato “eterno” cinese, in prospettiva il nuovo padrone del suo paese.

- Se la cosa più a destra fatta da questo governo è la caccia al cinghiale

24 DIC 2022 lettere Direttore ilfoglio.it

 La ritirata di Meloni sul Mes: apre alla ratifica fingendo di tenere il punto

Al direttore - Le dichiarazioni della presidente Giorgia Meloni, nella trasmissione di Vespa, sul Mes chiariscono che ormai si va verso la ratifica delle modifiche del relativo Trattato. Dire che non si intende accedere al Meccanismo significa che si dà per scontato che esso sarà comunque operante (dunque vi sarà la ratifica). Cade il primo sbarramento che infelicemente si era pensato di collegare con una immaginata possibile sentenza della Corte costituzionale tedesca – che non vi è stata – da sfruttare per una posizione italiana contraria. Il secondo sbarramento, sottoscritto “con il sangue”, come la premier ha detto, è l’accennata decisione in base alla quale l’Italia non fruirà mai dei prestiti del Mes. Ma poi la presidente dice che stabilirà contatti con i vertici del Meccanismo per farlo diventare “utile”, cosa che oggi non è. Dunque, il passaggio successivo sarà la ricerca di qualche innovazione per legittimare, all’occorrenza, l’eventuale ricorso al Meccanismo ora ferreamente precluso. Ma, allora, non sarebbe stato meglio agire tempestivamente, procedere alla ratifica ma contestualmente sviluppare un’iniziativa a livello comunitario per risolvere, con le necessarie convergenze benché non facili, problemi collaterali quale l’assicurazione europea dei depositi bancari o alcuni aspetti dell’emendando Patto di stabilità? Il temporeggiamento per poi tornare allo “status quo ante” viene sempre considerato come un cedimento, se non una sconfitta. Auguri di un sereno Natale.

Angelo De Mattia

E comunque, come dice un amico geniale, la resistenza, l’attacco senza quartiere ai diritti, la fine dell’aborto, il fascismo, si diceva, si temeva, si accusava, ma la cosa più di destra che hanno fatto i sovranisti al governo, finora, è la liberalizzazione della caccia al cinghiale. Auguri a voi