"Non si può sconfiggere Putin". La Lega prende le distanze da Meloni sul sostegno all'Ucraina. - NOMINE Pnrr y final: dirigenti senza guida, troppe deleghe per Fitto. Al Mef si fa ora il nome di Cannarsa
11.1.2023 Ferrara, Caruso, Merlo ilfoglio.it lettura 4’
-UN PARTITO INTROVERSO Caro Pd, non si torna a vincere parlando solo di diritti e alleanze
GIULIANO FERRARA 11 GEN 2023 ilfoglio.it
Le forze politiche non vivono di sola identità, di programmi, di apparati e classi dirigenti. Vivono prima di tutto di iniziativa, di questioni capaci di eccitare curiosità e addirittura passione. È questa la tremenda mancanza dei dem. Eppure, da Veltroni al M5s, fino a Renzi e Macron, gli esempi di successo non mancano
Il requiem del Pd, un “Ogm” frutto di una politica vuota e decadente
Una tremenda mancanza di iniziativa affligge il Partito democratico, e sembra che nessuno se ne accorga. I partiti non vivono di sola identità, laburismo, neoliberismo, europeismo, di soli programmi, di apparati e classi dirigenti, di riflessione sul loro passato, di ferite da leccarsi, di riunioni e statuti e elezioni di organi. Vivono prima di tutto di iniziativa. Occorre proporre un tema di generale interesse, meglio ancora più questioni capaci di eccitare curiosità e addirittura passione, indicare i mezzi per affermare una soluzione, uno spazio di coinvolgimento degli altri, opposizione e governo, minoranza e maggioranza.
- "Non si può sconfiggere Putin". La Lega prende le distanze da Meloni sul sostegno all'Ucraina
11 GEN 2023 Il Senato approva il decreto sull'invio di nuove armi a Kyiv. Il Carroccio vota sì. Ma nel suo discorso il capogrupppo Romeo accusa chi comanda in Europa e negli Stati Uniti di non fare abbastanza per raggiungere la pace. Quasi sposando la posizione del M5s
"Basta con l'atlantismo assoluto". Così la Lega torna ad ammiccare a Putin
"L’impressione vera, è inutile che ci prendiamo in giro, è che nessuno in realtà vuole che la guerra in Ucraina finisca". Sono le accuse che il capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, porta in un suo intervento al Senato. Con 125 sì dall'aula è stato approvato da pochi minuti il nuovo decreto Ucraina che determina un nuovo invio di armi al paese invaso. Il testo passerà ora al vaglio della Camera. Ma, durante il dibattito, la Lega si è chiaramente smarcata dall'indirizzo della maggioranza del governo Meloni, la quale si è sempre schierata a favore del massimo sostegno nei confronti del paese di Volodymyr Zelensky.
"Partiamo dai dati di fatto", ha esordito Romeo. "Non c'è spazio per una tregua: l'ultima non è durata neanche 3 giorni; Putin, l’invasore, ha cambiato i vertici militari, il che fa capire la volontà di continuare l’offensiva; Zelensky ha dichiarato che ‘non ci può essere pace senza le terre perdute’. In sostanza sta dicendo che soltanto tornando ai confini del 1991, quindi riprendendosi anche la Crimea, potrà essere garantita la famosa stabilità territoriale. È evidente che Putin non lo consentirà mai. E che, anzi, il suo delirio imperialista, se aggredito, potrebbe portare a una terza guerra mondiale, o almeno a una guerra nucleare" ha dichiarato il capogruppo leghista. Non sono parole nuove per il senatore, che già lo scorso 13 dicembre si era espresso in modo molto critico in merito alla concessione di nuovi armamenti all'Ucraina. La Lega, attraverso il suo rappresentante, si pone quindi in una posizione scettica in merito alla linea ultra atlantista della premier, tanto che sul finale del suo intervento, Romeo fa un appello: "Rimuoviamo quell’idea, mentalità dominante di chi comanda in Europa e negli Stati Uniti, che la pace può esserci solo con la sconfitta o, ancora peggio, l’umiliazione di Mosca. Altrimenti rischieremmo solo di parlare di pace in modo ipocrita".
Così la Lega, forza di maggioranza, esprime concetti non dissimili da quelli dell'opposizione. Infatti, anche il senatore del Movimento 5 stelle, Ettore Licheri, si scaglia contro la presunta ipocrisia dei vertici del governo in merito all'invasione, sostenendo che non ci si stia impegnando abbastanza per la diplomazia, la pace e i negoziati. "È un fatto di logica e di comportamenti conseguenti: o si mandano armi o si lavora per la diplomazia, non ci sono vie di mezzo. Gettate allora la vostra maschera di ipocrisia e abbiate il coraggio di dire la verità agli italiani". E prosegue, evocando anche lui la minaccia nucleare rappresentata dal paese di Vladimir Putin: "Pensate che basti mandare più missili e carri armati per mettere all'angolo una potenza nucleare guidata da un uomo disposto a tutto? Volete battere militarmente la Russia?".
La Lega, al contrario dei 5 stelle, ha comunque espresso voto favorevole per il nuovo decreto sull'invio delle armi, che, con il via libera della maggioranza dei senatori, sta quindi per giungere alla fase finale.
- NOMINE Pnrr y final: dirigenti senza guida, troppe deleghe per Fitto. Al Mef si fa ora il nome di Cannarsa
CARMELO CARUSO 11 GEN 2023
La coordinatrice del Piano Chiara Goretti senza legittimazione politica. Ritardi nei ministeri. Così il Recovery si è fermato. Al Mef nuovo nome al posto di quello di Rivera. Si tratta dell'ad di Consip
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Ei fu Marcello Minenna. Ritratto del napoleonico grillino, espulso dalle Dogane
Prima di rinegoziare il Pnrr il governo Meloni deve rispondere a questa domanda: qual è il metodo del governo sul Pnrr? Il cantiere del Pnrr si è fermato. La struttura tecnica coordinata da Chiara Goretti, la “mamma Pnrr”, è congelata. Se si dice, come ha ripetuto la premier, che “sul Pnrr si cambia” è chiaro che la struttura si arresta in attesa della grande sostituzione. Che autorevolezza può avere una coordinatrice che deve sferzare le amministrazioni pubbliche se quella coordinatrice non è certa di restare? Il ministro che si occupa di Pnrr è il bravissimo Raffaele Fitto. Ma Fitto si occupa anche di Affari europei. Si fa forte l’idea che serva un solo ministro del Pnrr che giri l’Italia. Il profilo è quello di Francesco Lollobrigida.
- MEGALOMANI ALLO SBARAGLIO
Ei fu Marcello Minenna. Ritratto del napoleonico grillino, espulso dalle Dogane
SALVATORE MERLO 11 GEN 2023
Felpato come una moquette, elastico come Yury Chechi. Utilizzava una Audi, sequestrata ai narcotrafficanti, da 570 cavalli. L'ultimo vero pentastellato sopravvissuto nei gangli dello stato e non riconfermato dall'ingrato governo. Quando ci ricapita un altro così?
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La conferma di Ruffini è un colpo alla propaganda meloniana
Non possiamo né vogliamo nascondere la nostra affettuosa emozione per l’uscita di scena di Marcello Minenna, direttore dell’Agenzia delle dogane, l’ultimo vero grillino sopravvissuto nei gangli dello stato e ieri non riconfermato dal nuovo ingrato governo, il solo contemporaneo che ci ha sempre fatto venire in mente Napoleone e che ci induceva, ogni volta che ci accadeva di sentirne parlare, a recitare sommessamente il 5 maggio: “Di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno”.
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