-Luca Ricolfi contro Elly Schlein: "Si è già fratoiannizzata"

Categoria: Italia

"Netto successo della destra, tenuta della Lega, sconfitta della sinistra, evanescenza del Terzo polo".

18.3.2023 liberoquotidiano.it lettura3’

-Luca Ricolfi contro Elly Schlein: "Si è già fratoiannizzata"

La sfida al centrodestra è tutta in salita per Pd e Movimento 5 Stelle. "Il vero problema è che, senza un’alleanza con il Terzo polo, potrebbe risultare difficile conquistare la maggioranza degli elettori", analizza Luca Ricolfi. Il sociologo mette sotto la lente di ingrandimento i rapporti dall'altra parte della barricata, quella del centrosinistra. A suo dire "un’alleanza organica, in vista di un futuro governo progressista, è pensabile solo senza Calenda e Renzi". Il motivo è semplice: "Conte e Schlein sono già ampiamente 'fratoiannizzati'. Con Fratoianni non ci sono problemi".

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A mettere i bastoni tra le ruote a un'eventuale unione, temi che stanno a cuore ai cittadini. E più reali che mai, come "le politiche economico-sociali: voucher, contratti a tempo determinato, reddito di base". Eppure quella delle alleanze non è l'unica grana che la neo leader dem dovrà affrontare. Intervistato dal Giornale, Ricolfi si dice convinto che "nel breve periodo", quella minoranza ora alla guida del Pd "dovrebbe bastare" per tenere lontane le divergenze. "Ma, alla prima sconfitta elettorale, le correnti torneranno ad alzare la testa. E non è detto che, a quel punto, cattolici e riformisti non alzino la testa".

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"Netto successo della destra, tenuta della Lega, sconfitta della sinistra, evanescenza del Terzo polo". Mai un risultato elettorale è stato più chiaro, scrive Luca Ricolfi in un editoriale pubblicato su La Repubblica in cui attacca la sinistra e smonta alcuni cavalli di battaglia come il salario minimo e la lotta per i diritti civili. "Ma altrettanto raramente il risultato elettorale è stato così fragile: con una partecipazione del 40%, in due Regioni che includono Roma e Milano, il dato sociologico dominante diventa il non-voto".

Nella sua analisi il sociologo spiega che dagli anni '50 a oggi, "è progressivamente sparita la convinzione, profondamente radicata almeno fino agli anni ’70, che il progresso sociale e individuale ha costi elevati. La generazione dei miei genitori considerava ovvio che le aspirazioni di ascesa sociale richiedessero duro lavoro, risparmi, sacrifici, differimento della gratificazione", che "il progresso sociale, fatto di migliori condizioni di vita per gli oppressi e conquiste di libertà per tutti, richiedesse la fatica della lotta politica e sindacale, la mobilitazione dei movimenti collettivi, e naturalmente la partecipazione al voto".

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Invece adesso "è subentrata l’idea di essere titolari di diritti, che è compito di altri, Stato e istituzioni innanzitutto, rendere esigibili. Questa inclinazione alla delega si manifesta un po’ in tutti gli ambiti. Ai problemi dello sfruttamento — nelle fabbriche come nei campi, negli uffici come nelle consegne a domicilio — non si pensa di rimediare estendendo il raggio dell’azione sindacale, ma imponendo per legge un salario minimo". Stessa cosa per i diritti civili: "Dopo i gloriosi anni dei referendum e dell’impegno", prosegue Ricolfi, "subentra l’idea che i nuovi diritti siano, appunto, solo diritti, che tocca alle istituzioni rendere attuali, piuttosto che il risultato di movimenti collettivi, che attraverso l’impegno pubblico affermano nuovi valori, e poco per volta li fanno entrare nel senso comune".