1Se comincerà a dare frutti la leadership della pasionaria rossa il potrà salvarsi, se non li darà "il sinedrio anziani PD provvederà come sempre. 2. Maroni assolto
8,4,2023 liberoquotidiano lettura4’
Al di là delle poltrone che si sono spartiti per la segreteria del Pd, tra Elly Schlein e Stefano Bonaccini il vero accordo è un altro e sarà testato da qui alle Europee del 2024.
Se comincerà a dare frutti la leadership della pasionaria rossa il Pd potrà salvarsi, se non li darà "il sinedrio degli anziani troverà il modo di sostituirla, come ha fatto sempre nei quindici anni della storia del Pd". Lo scrive Marcello Sorgi nel suo editoriale sulla Stampa in cui rivela l'esistenza di "un patto per separare il complicato governo interno del partito, che richiede un'indispensabile familiarità con il sistema correntizio, dalla sua proiezione esterna in termini d'immagine e di costruzione di una nuova identità".
Il tacito accordo intervenuto con i capi corrente prevede, scrive Sorgi, che "Schlein abbia dominio assoluto nella comunicazione, nella piazza e nella guida dei gruppi parlamentari attraverso i nuovi presidenti di senatori e deputati. Mentre il resto rimanga riservato al sinedrio degli anziani, che non avrebbero mai accettato di essere messi da parte". E infatti hanno ottenuto di spartirsi gli incarichi più importanti, dagli Enti locali (leggi: candidature e alleanze sul territorio) per Baruffi, braccio destro di Bonaccini, alla delicata delega degli Esteri per Provenzano, vicesegretario uscente schierato fin dal primo momento per la segretaria. Sorgi spiega inoltre l'assenza di vicesegretari per Elly: "La stella di Schlein brillerà da sola. E aver ottenuto/imposto i due nuovi capigruppo alla Camera e al Senato, Braga e Boccia, non le ha consentito di far sedere accanto a se altre fedelissime, come Marta Bonafoni, e Rossella Buroni, che lei avrebbe voluto nel gruppo dirigente".
2-Roberto Maroni, nessun reato: assolto da morto
Roberto Maroni, ne sono sicuro, non immaginava di essere così importante da essere inseguito dalla pubblica accusa anche da morto. Dài, Bobo, che non credevi di essere invidiato anche lì, mentre te ne stai sottoterra, deposto nella bara, il massimo. Magari vogliono inchiodarti sul legno della tua decorosa sepoltura, per assicurarsi che non te ne salti fuori a rincorrere i tuoi persecutori... Questa prosa scherzosa davanti a una tragedia, perché di tragedia della giustizia e dell’umanità si tratta, è di certo inadeguata, ma l’ironia è un modo per rievocarlo e somigliargli (per una battuta era pronto a perdere un ministero) ma aiuta a non sprofondare e a preservarsi per altre battaglie necessarie per difendere la reputazione sfregiata di un amico. Perché Bobo – già presidente della Regione Lombardia, vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno e del Lavoro – tale è stato – un buon amico - per me come per molti.
"Condannarlo dopo la morte": lo sfregio del giudice a Roberto Maroni
TORTURA POSTUMA
Ieri per fortuna il Tribunale di Milano ha posto fine allo scempio dell’ex segretario della Lega Nord, consumato prima sul corpo scarnificato dal cancro e trattato come un simulatore, indi, una volta inumate le sue spoglie di marito e padre (deceduto nella sua casa di Lozza, vicino a Varese, lo scorso 22 novembre), apporre sulla lastra tombale il sigillo di criminale. I giudici assolvendo con formula piena il coimputato hanno posto fine a questa tortura post mortem. Scrive l’Ansa, con molto pudore, evitando di tirare conseguenze antipatiche per la Procura: «È stato assolto con formula piena l’ex direttore generale di Infrastrutture lombarde spa, Guido Bonomelli, che era accusato d induzione indebita e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente in concorso con l’ex governatore lombardo Roberto Maroni, morto il 22 novembre scorso». Questa è la notizia minore. Quella maggiore è che è stata annientata la tesi accusatoria. E con essa diventa piena e totale la riabilitazione di Maroni. Il quale è stato portato lì, come un fantasma incatenato, portando il peso di accuse fragilissime, e senza neppure essersi potuto alzare per dire la sua, e smentire la volgarità di cui è infiorata la memoria conclusiva del pm. Secondo le indagini del dottor Giovanni Polizzi, l’ex ministro dell’Interno, quando guidava la Regione, avrebbe fatto «pressioni», tra novembre 2017 e marzo 2018, sull’allora dg di Ilspa Bonomelli perché fosse affidato un “incarico” all’architetto Giulia Capel Badino in Ilspa. Ehi, non è vietato proporre un fidato collaboratore per un incarico. Lo dice il buon senso. È già stravagante che il gip abbia dichiarato il rinvio a giudizio. Ovvio poi che, una volta avviato il dibattimento, Bonomelli dovesse essere giudicato. Ma c’è modo e modo di arrivare a sentenza, e di condurre in porto le proprie tesi.
Possibilmente, forse inderogabilmente, occorrerebbe una briciola di rispetto, una parola di distacco addolorato, magari persino la manifestazione di un po’ di pentimento per aver titubato nel riconoscere la gravissima entità del male. Invece, ancora il 10 febbraio scorso, nella memoria conclusiva depositata e fatta valere come requisitoria dal sostituto procuratore, sono stati minutamente riferiti innumerevoli pettegolezzi reiterati telefonicamente, inutili per l’accusa a Bonomelli ma graffi con l’uncino sulla reputazione di Maroni. Non è risparmiato in quel testo alcuno schizzo di fango per presentare come impresentabile – da vivo come da morto –l’ex governatore di Lombardia.Dicerie. Nessun recepimento di una sentenza della Cassazione che per un caso in tutto simile aveva già assolto Maroni nel novembre del 2020.-