Non dite 25 aprile. Siamo un paese moltiplicatore di feste fondative, fra quelle “de sinistra” e quelle “de destra”

Categoria: Italia

- Ignazio La Russa, fascio e martello. “Sbatti La Russa in prima pagina!”, non è solo l’ordine di un direttore. Quale altro presidente del Senato è mai entrato in un film?

25.4.2023 Minuz, Caruso ilfoglio.it lettura2’

Non dite 25 aprile. Siamo un paese moltiplicatore di feste fondative, fra quelle “de sinistra” e quelle “de destra”

Un'Italia divisa e confusa dalle polemiche e dalle tante commemoriazioni. Polemiche e festeggiamenti mentre il 17 marzo cade nel dimenticatoio

ANDREA MINUZ 25 APR 2023 ilfoglio.it lettura2’

Tajani sul 25 aprile: "Berlusconi ha chiuso la questione ad Onna. Meloni è stata chiara"

Libertà: una parola, e un'idea, quasi assente nel dibattito pubblico, a destra e a sinistra

Sin da bambini cresciuti nella scuola antifascista e democratica abbiamo sempre un po’ invidiato la semplicità, la chiarezza, la gran comodità di festeggiarsi tutti insieme un solo giorno, per esempio gli americani con il 4 luglio o i francesi con la prise de la Bastille. Beati loro. Qui invece sin da subito tutto è più complicato e sfilacciato. Non si hanno notizie, né immagini e ricordi di un 25 aprile senza polemiche. Un “25 aprile tra le polemiche” è un Italian trademark, come Sanremo e la pizza, un repertorio condiviso, un claim da Venere influencer del ministero, “Open to meraviglia: A wonderful country diviso su tutto”. Per esempio, all’università non era proprio chiarissimo come mai i professori non facessero quasi cenno agli americani liberatori, se non con molta insofferenza, e poi si incupivano con le elezioni del 18 aprile 1948, madre di tutte le sconfitte della sinistra italiana, che ci impedirono di diventare come l’Albania. Non era una cosa bella? Non si capiva. Ma il bello delle polemiche del 25 aprile è che ogni anno sono sempre uguali, fluttuando solo un po’ in base alla coalizione di governo. Quest’anno poi, oltre alle destre al governo, ecco anche un lunedì che fa da ponte, aprendo un lunghissimo weekend antifascista sentito da tutta la popolazione, e dunque anche più tempo e giorni per le polemiche, volendo. Il fatto è che bisogna accettare questa festa così com’è: faremo prima a vedere il Ponte sullo Stretto o un Frecciarossa Trapani-Ragusa col wifi velocissimo che un 25 aprile senza polemiche, litigate, moniti, richiami, revisioni storiche o distopiche e controfattuali….

- Ignazio La Russa, fascio e martello

CARMELO CARUSO 25 APR 2023

    

Busti di Mussolini, molotov e chiavi inglesi. Da Ragalna a Milano, da Almirante a Meloni, fino alla presidenza del Senato. Il fantasma del 25 aprile. Il romanzo di Ignazio e della sua famiglia. Un secolo di destra

“Sbatti La Russa in prima pagina!”, non è solo l’ordine di un direttore. Quale altro presidente del Senato è mai entrato in un film? Il titolo è “Sbatti il mostro in prima pagina”, il regista è Marco Bellocchio, il protagonista è Gian Maria Volonté. L’anno, il 1972. Dopo ventisette secondi appare lui, Ignazio Benito Maria La Russa, allora segretario dell’Msi di Milano, il fumetto della destra italiana, il suo “uomo secolo”, il ceramista del Novecento: “Non getterò mai il busto di Mussolini, è un regalo di mio padre”. Si chiamava Antonino La Russa, ed era un fascista, nato nel 1913. Sono passati centodieci anni. Ma sono passati? Durante la Seconda guerra mondiale venne fatto prigioniero dagli inglesi a El Alamein. Fu internato nel Fascist criminal camp in Egitto. Quando tornò in Italia si rifiutò di collaborare con gli angloamericani, i liberatori. Sarebbe stato un tradimento. Non “tradì”. Era avvocato penalista di Ragalna, comune vicino a Paternò, in provincia di Catania. Pietre nere e cielo nero dell’Etna. Nero su nero. Nel 1942 ricopriva la carica di segretario del Pnf di Paternò, nel 1946 dell’Msi. Si spostò dalla Sicilia a Milano. Senatore dal 1972 al 1992. Tre figli maschi (Vincenzo, Ignazio, Romano), una femmina (Emilia). Questo era suo padre….