-L'EDITORIALE Il transgenderismo è tra di noi. Non possiamo più far finta di niente - L'ANALISI Il "bel lavoro" è tutto da fare

Categoria: Italia

- L'EDITORIALE DEL DIRETTORE Sondaggi sullo stato dell'opposizione: va forte la coalizione che non c'è

1.5.2023 Ferrara, Giannino, Cerasa ilfoglio.it lettura3’

-L'EDITORIALE Il transgenderismo è tra di noi. Non possiamo più far finta di niente

GIULIANO FERRARA 01 MAG 2023

In Italia ne parliamo come di una questione in ipotesi che riguarda orientamenti libertari contro orientamenti conservatori. Ma ciò che sembra ipotetico e lontano si fa ravvicinato e concreto, ed è un caso molto complicato. E’ venuto il momento di saperne di più

Piano piano, ma non senza fare confusione, il cambiamento di sesso sta diventando un problema ordinario e quotidiano nelle scuole, nelle comunità, nelle strutture sanitarie e di assistenza medica e psicologica deputate a occuparsene, e ne avremo ulteriori notizie nella legislazione, nel dibattito medico, nella guerra tra culture, nello spaesamento (per usare un eufemismo) di individui e famiglie. Non è esotica la notizia, raccontata da Viviana Mazza nel Corriere, dell’intervento di David Gianforte, trentacinquenne figlio del governatore del Montana, Greg Gianforte, che scongiura il padre di fermare la legge sui percorsi transgender assistiti e regolamentati nelle strutture cliniche dello stato. David è un giovane non binario, si fa alternativamente chiamare con il pronome maschile o con il pronome plurale che degenderizza la sua identità biologica originaria. “Indovina chi viene a cena?” era tanti anni fa il dramma del razzismo e dei matrimoni misti celebrato nel famosissimo film con Sidney Poitier.

- L'ANALISI Il "bel lavoro" è tutto da fare

OSCAR GIANNINO 01 MAG 2023

    

Più inclusivo, più compartecipato in azienda, più ricco di formazione, più solido remunerativamente. Idee (nuove) per il lavoro 5.0

Non è affatto vero che invecchiare sia un disastro. Per come la penso io, è cosa naturale. La cosa più dura è invece invecchiare in un paese che invecchia drammaticamente – in senso demografico – e che continua a far riferimento sempre a idee stravecchie – nel dibattito pubblico. Questo sì, abbatte animo e speranza. Uno dei comparti della vita nazionale in cui il fenomeno manda più al manicomio è quello che riguarda il lavoro. Che insieme a demografia suicidaria e bassa produttività compone la triade dei più potenti freni alla crescita, e all’appianamento dei gap economici, sociali, territoriali e generazionali della nostra Italia. Politica e media continuano infatti – con poche eccezioni – indefettibilmente a parlare di lavoro ripetendo schemi frusti e vetusti. Dallo scambio orario-salario per misurarlo, figlio delle teorie del valore ricardiane e marxiane. Alla “torta fissa”, per cui se prepensioniamo “liberiamo lavoro” per i giovani. Ai bonus contributivi a tempo per questa o quella coorte di lavoratori, pensando che le imprese così li assumeranno per un risparmio fiscale invece di assumere quelli di cui hanno bisogno. Al mito che il lavoro nasca per decreto, e che comunque lo stato deve riservare l’accesso a incentivi agli investimenti delle imprese solo se esse assumono chi dice lo stato. Al non capire che, con una produttività così bassa, è ovvio che le retribuzioni nei decenni siano restate in termini reali molto più basse di quelle tedesche e francesi. L’anomalia nell’anomalia è che tale regressione temporale accomuni in realtà senza troppe distinzioni sinistra e destra. Entrambe convinte che se a lavorare in Italia siamo proporzionalmente tanti meno di tedeschi e nordeuropei, e con così meno donne e giovani occupati, la colpa sia di un’austerità e di un neoliberismo che invece Italia non ci sono mai stati. Per non parlare dell’assoluta unanimità della condanna di destra e sinistra contro il famigerato Jobs Act di Renzi…

- L'EDITORIALE DEL DIRETTORE Sondaggi sullo stato dell'opposizione: va forte la coalizione che non c'è

CLAUDIO CERASA 01 MAG 2023

  

Giorgia Meloni gode di un gradimento che non scende, anche se è tra i più bassi della storia recente. La destra è forte, ma non proprio con il vento in poppa.

E il centrosinistra, se fosse unito, sulla carta batterebbe il centrodestra. Numeri per tornare alla politica

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Vento in poppa o no? I sondaggi valgono quello che valgono, lo sappiamo, e lontani dalle elezioni che contano, che saranno le europee del prossimo anno, valgono ancora meno. Eppure in una fase tutto sommato piatta della vita politica, con un governo stabile, una maggioranza solida, un’opposizione sfilacciata, un calendario elettorale che non presenta insidie, i sondaggi torneranno a essere per molti mesi il termometro con cui la politica giudicherà se stessa. E se si sceglie di passare qualche ora a spulciare la montagna mastodontica di sondaggi custoditi come da tradizione sul sito del governo, in una sezione curata dal dipartimento per l’Informazione e l’editoria, si scopriranno alcune novità interessanti che a lungo andare potrebbero avere un impatto sulla vita politica del nostro paese. Il primo elemento gustoso, e scoraggiante per le opposizioni, riguarda il gradimento del presidente del Consiglio. Prendiamo i dati Ipsos.