L’ITALIA A TRAZIONE MELONI NON CONTA UN TUBO A LIVELLO INTERNAZIONALE.

Categoria: Italia

L’ENNESIMA DIMOSTRAZIONE SI È AVUTA CON L’ESCLUSIONE DEL NOSTRO PAESE DAL TAVOLO SUL FUTURO DELL’AFGHANISTAN –

3.5.2023 dagoreport.it lettura

AGLI OCCHI DEGLI OSSERVATORI INTERNAZIONALI, POCO CONTANO LE PROMESSE E I VIDEO IN PIANO SEQUENZA: SERVONO FATTI, COME LA DECISIONE DI USCIRE DALLA "VIA DELLA SETA" – IL CUL DE SAC IN CUI È FINITA "DONNA GIORGIA": HA TROPPI INTERLOCUTORI IN CONFLITTO TRA LORO (USA, UE, FRANCIA E GERMANIA) DI CUI DEVE CONQUISTARE LA FIDUCIA. ACCONTENTARE UNO, SIGNIFICA SCONTENTARE GLI ALTRI

 1. DAGOREPORT

La decisione dell’Onu di escludere l’Italia dal tavolo sul futuro dell’Afghanistan, nonostante i nostri vent’anni di missione militare, con 53 morti e oltre 700 feriti, dimostra che l’Italia a trazione Meloni non si è ancora guadagnata un posto di rilievo nell’agone internazionale.

…Che questa sia più un’arma di propaganda della sinistra che la realtà, conta poco agli occhi degli osservatori internazionali, non così interessati a comprendere fino in fondo le complesse dinamiche italiane.

A dare un’immagine del governo all’estero è il circuito dei grandi media internazionali, come il “New York Times”, che ha dato spazio alle cazzate sparate dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, su via Rasella (“È stata una pagina tutt’altro che nobile della resistenza, quelli uccisi furono una banda musicale di semi-pensionati e non nazisti delle SS”). A conferma che le gaffe, gli scivoloni, i nostalgismi e le improvvisazioni politiche, in Italia finiscono in barzelletta, ma all’estero hanno un peso.

…A Washington, ad esempio, sono molto interessati a ciò che l’Italia deciderà di fare sull’accordo, siglato nel 2019 dal governo Conte con la Cina, sulla Belt and road initiative, meglio conosciuta come "Via della Seta".

Per la Ducetta non sarà facile decidere, perché uscire dalla "Via della Seta" potrebbe sì accontentare la Casa Bianca, ma avrebbe forti ripercussioni economiche e commerciali sull’Italia.

…D’altronde, gli Stati Uniti non sono così attenti alle esigenze e ai problemi del nostro Paese: ai loro occhi siamo la solita colonia confusionaria e incomprensibile.

..Insomma, nonostante la nuova campagna di comunicazione e i video promozionali in piano sequenza, l’immagine oltre frontiera di Giorgia Meloni è ancora tutta da costruire, e nessuno sembra farle troppi sconti o accordarle fiducia sulla parola.

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…Accontentare uno significa scontentare gli altri, e fare gli interessi dell’Italia, in questo scenario, è operazione da funamboli.

2. SCHIAFFO DALLE NAZIONI UNITE ALL’ITALIA ESCLUSA DAL TAVOLO SULL’AFGHANISTAN

Estratto dell’articolo di Paolo Mastrolilli per “la Repubblica”

L’Onu discute il futuro dell’Afghanistan ma si dimentica dell’Italia, nonostante la nostra missione ventennale, 53 caduti, oltre 700 feriti, diversi milioni di euro spesi, e gli effetti che l’instabilità generale nella regione provoca ora sul flusso di migranti verso le nostre coste. È successo a Doha lunedì e ieri, dove il segretario generale António Guterres ha convocato una riunione dei Paesi interessati, per discutere un approccio comune da adottare verso Kabul.

L’Afghanistan sta nuovamente esplodendo. Secondo il Palazzo di Vetro il 97% della popolazione vive in povertà, 28 milioni di abitanti hanno bisogno di assistenza per sopravvivere e 6 rischiano la fame, ma dei 4,6 miliardi di dollari richiesti per gli aiuti sono arrivati solo 294 milioni. […] In questo quadro di emergenza, Guterres ha convocato la riunione di Doha dove non era invitato il governo di Kabul, ma tutti i Paesi più interessati alla crisi, «per raggiungere un’intesa comune all’interno della comunità internazionale su come impegnarsi con i talebani su questi temi».

Al tavolo c’erano Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Iran, Giappone, Kazakhstan, Kirghizistan, Norvegia, Pakistan, Qatar, Russia, Arabia Saudita, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Usa, Uzbekistan, Ue e Organizzazione della Cooperazione Islamica. Alla domanda di Repubblica sul motivo dell’esclusione dell’Italia, il portavoce Stephan Dujarric ha risposto così: «Nell’inviare gli inviti, dovevamo garantire un equilibrio regionale, compresi i donatori e le organizzazioni regionali, mantenendo la riunione a un numero gestibile. C’è stato anche un fattore di coinvolgimento politico recente in termini di facilitazione dei colloqui. L’Unione europea rappresenta tutti i 27 stati membri».

Dunque Germania e Giappone sono state invitate perché donano molti soldi, la Norvegia perché ha avuto contatti con i talebani, ma i venti anni trascorsi ad Herat non sono valsi all’Italia un posto, magari anche considerando l’importanza che il governo di Roma attribuisce alla questione dei migranti. La nostra missione all’Onu ha capito subito la questione che stava nascendo e si è impegnata molto per risolverla, ma il problema a questo punto rischia di essere a monte, ossia il peso generale del nostro Paese. […]