-L'EDITORIALE DEL DIRETTORE Ecco l'agenda Draghi-Meloni: dieci punti e dieci convergenze

Categoria: Italia

-OPEN ARMS, AIUTACI TU! Il paradosso di un governo che chiede aiuto alla ong che manda Salvini a processo

13.7.2023 Claudio Cerasa, L. Gambardella ilfoglio.it lettura2’

-L'EDITORIALE DEL DIRETTORE Ecco l'agenda Draghi-Meloni: dieci punti e dieci convergenze

CLAUDIO CERASA 13 LUG 2023

    

Un anno fa cadeva Draghi. Un anno dopo il partito più in continuità con il programma di quel governo è l’unico che stava all’opposizione. Storia di un’eredità sorprendente spiegata in dieci esempi (delega fiscale compresa)

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Il 14 luglio, in Francia, lo sapete, viene ricordato per essere il giorno in cui fu presa la Bastiglia, nel 1789, nel momento più importante della Rivoluzione francese (il 14 luglio in Francia è anche festa nazionale, ma si celebra la Festa della federazione, giorno dell’unità nazionale, non la Bastiglia). Il 14 luglio, in Italia, potrebbe essere invece ricordato, almeno quest’anno, per una ragione meno solenne ma comunque importante per la storia del nostro paese. Non per l’assalto riuscito alla Bastiglia, ma per l’assalto riuscito a Mario Draghi. Un anno fa, lo ricorderete, l’ex presidente del Consiglio si ritrovò per la prima volta con una maggioranza monca, spaccata. Ed esattamente un anno fa, in occasione del voto di fiducia sul dl “Aiuti”, 61 senatori del M5s scelsero di non partecipare al voto. Draghi si dimise nel tardo pomeriggio, Mattarella rifiutò le dimissioni, la crisi venne parlamentarizzata e il 21 luglio, dopo la scelta fatta anche dal centrodestra di non rinnovare la fiducia a Draghi, l’ex governatore della Bce si fece definitivamente da parte…

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LUCA GAMBARDELLA 13 LUG 2023

    

Sei operazioni di salvataggio in mare chieste dal Comando delle capitanerie di porto. Centinaia di persone recuperate da navi umanitarie in poche ore con il coordinamento di Roma. Ci voleva Meloni per fare tornare le ong a salvare i migranti

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Il governo che fletteva i muscoli con annunci roboanti su fantascientifici blocchi navali, l’illusione delle zero partenze, con la tolleranza zero verso le ong e che rivendicava i porti chiusi, ha finito per chiedere aiuto alle stesse ong per salvare i migranti in mare. Un testacoda che è un bagno di realtà per l’esecutivo di Giorgia Meloni, in particolare per il suo ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, l’ideologo della bufala dei porti chiusi da mesi a processo a Palermo per la sua guerra sconsiderata alle ong. Succede allora che nel silenzio generale lo scorso 6 luglio la Guardia costiera italiana abbia chiesto espressamente all’ong Open Arms di effettuare non una, ma ben sei operazioni di salvataggio. Mostrando un livello di coordinamento che non si vedeva almeno dal 2018, il Comando generale delle capitanerie di porto di Roma e le navi delle umanitarie si sono ritrovati insieme a salvare persone. “Una situazione di normalità”, la definisce al Foglio Veronica Alfonsi, portavoce dell’ong spagnola. Una normalità che non ti aspetti, da chi invece, persino dopo la strage di Cutro dello scorso febbraio, aveva gonfiato il petto facendo capire che il governo non aveva alcuna intenzione di cedere alla commozione collettiva suscitata dalla morte di almeno un centinaio di persone. Il decreto che ne seguì, quello della “caccia ai trafficanti su tutto il globo terracqueo”, prevedeva anche la regola per le ong di effettuare un solo salvataggio per volta e poi di rientrare rapidamente al porto assegnato da Roma. Ora però le cose sembrano essere cambiate. La pressione migratoria, soprattutto dalla Tunisia, è talmente elevata da rendere impossibile il rispetto tassativo dell’equazione “una missione, un salvataggio”.