Regione Veneto, a fronte di un alto numero di migranti in arrivo, mostra il disequilibrio del sistema di accoglienza
Linkiesta 7.8.2023 redazione linkiesta.it lettura2’
Le quote sono elaborate secondo i criteri contestati da più di un governatore. Il paradosso del ritorno allo schema dei vecchi decreti sicurezza è che nel sistema Sai delle piccole strutture di accoglienza diffusa i posti ci sarebbero, ma sono riservati a chi ha già ottenuto il permesso di soggiorno e non ai richiedenti asilo come sono invece le decine di migliaia di persone arrivate in questi mesi
Nell’estate degli sbarchi ormai vicini a quota 100mila, il governo deve redistribuire cinquantamila migranti in tutta Italia in due mesi e mezzo….
I numeri, con tredicimila persone ospitate, non si contavano dal 2018: seimila in Lombardia, quattromila in Emilia Romagna, Piemonte e Lazio, tremila in Veneto, Toscana e Campania fino agli 877 della piccola Basilicata. A questo va aggiunto il problema della sistemazione, in centri dedicati, dei 9.500 minori sbarcati nel 2023, molti dei quali non accompagnati.
Le quote sono elaborate secondo i criteri dell’estensione territoriale e della popolazione e contestati da più di un governatore, …. i posti in realtà ci sarebbero ma sono riservati a chi ha già ottenuto il permesso di soggiorno e non ai richiedenti asilo come sono invece le decine di migliaia di persone sbarcate in questi mesi.
Migranti per i quali il governo non vuole investire in corsi di italiano o formazione (come previsto nel sistema Sai) e che dunque vanno sistemate nei centri di accoglienza (i Cas di medie o grande dimensioni) fino a quando le commissioni non decideranno del loro destino.
La logica è: fuori loro che già occupano i posti , dentro i nuovi quattromila arrivi previsti.
Persino sindaci e governatori di centrodestra dicono no ai grandi centri e spingono verso il modello di accoglienza diffusa da sempre sponsorizzato dal centrosinistra.
Il Veneto è una delle Regioni italiane che, a fronte di un alto numero di migranti in arrivo, mostra il disequilibrio del sistema di accoglienza: degli 8.131 ospitati (1.400 in più solo a luglio) ben 7.383 sono nei Cas e solo 748 nelle piccole strutture del sistema integrato. Sotto pressione anche la Lombardia, che a luglio ha visto lievitare di quasi 2.500 persone il numero degli ospiti dei Cas arrivando a quota 13.000 a fronte di soli 3.000 nei Sai.