1-Davanti al Parlamento europeo c'è un messaggio per la Cina. E per D'Alema,

Categoria: Italia

2- Salvini al federale, Zaia 3--Bertinotti: “Pd e M5s inconciliabili? Peggio, non hanno idee”

22.3.2024 G. Pompili, Caruso, De Rosa ilfoglio.it lettura4’

1-Davanti al Parlamento europeo c'è un messaggio per la Cina. E per D'Alema

GIULIA POMPILI 22 MAR 2024 ilfoglio.it estratto

    

Mentre a Pechino l'ex presidente del Consiglio magnifica la “democrazia” cinese, a Bruxelles è stata esposta la "Colonna della vergogna", un monumento censurato a Hong Kong e dedicato alle vittime del massacro di Piazza Tiananmen

Da lunedì scorso, di fronte all’ingresso del Parlamento europeo a Bruxelles, è stata posizionata una scultura rossa, alta quattro metri, impossibile da ignorare per chi entra nel palazzo. E’ il “Pillar of Shame”, un memoriale dedicato alle vittime del massacro di Piazza Tiananmen del 1989, creato dall’artista danese Jens Galschiøt. Di recente quella scultura è diventata anche un simbolo: per anni una replica identica a quella che ora si trova di fronte al Parlamento è stata posizionata al centro dell’Università di Hong Kong, l’unico luogo autonomo della Cina dove il massacro poteva essere commemorato. Nel 2021, però, poco dopo l’imposizione da parte di Pechino di una liberticida legge sulla Sicurezza nazionale, le autorità sono entrate dentro all’università e hanno rimosso e messo sotto sequestro la scultura, vietato le veglie per Tiananmen, e cancellato la memoria. Il tema dell’autoritarismo di Pechino e della sua sfida egemonica è sempre più sentito a Bruxelles, soprattutto dentro al Parlamento. Peccato quindi che Massimo D’Alema, nei giorni scorsi, non fosse né a Bruxelles, né a Hong Kong ma nemmeno a Seul, al terzo summit per la democrazia, ma che abbia scelto di partecipare a quello che Pechino ha organizzato negli stessi giorni, provocatoriamente, per spiegare al resto del mondo “la democrazia con caratteristiche cinesi”…

2-LA LEGA DEL BOUNTY Salvini al federale: "Espulso, chi parla". Luca Zaia: "Ci fai perdere voti con gli show sovranisti"

CARMELO CARUSO 22 MAR 2024 ilfoglio.it estratto

    

Ancora fughe di leghisti verso il movimento di Cateno De Luca. Adesso pure il sud si ammutina e guarda altrove. All'evento sovranista di sabato parla pure Giorgetti

Hanno la guerra in casa e inseguono chi la racconta. Mezza Lega si è ammutinata, i leghisti valdostani, escono, si federano con i messinesi di Cateno De Luca, e la Duma di Salvini, i consigliori, gli sa solo suggerire di aprire un campo per dissidenti, cronisti ostili e legni storti. Al federale della Lega, convocato d’urgenza, Salvini ha detto che “da ora in avanti chi parla di cose interne sarà espulso”, che i congressi “si faranno in estate”, che vuole “squadra compatta”. Sabato, a Roma, all’evento punkofascio, parleranno i ministri della Lega compreso Giorgetti. Luca Zaia ha risposto a Salvini che questi eventi “fanno perdere voti” e di non parlare di squadra, dato che, in Veneto, gli ultras del cattolicesimo “ci hanno mandato sotto”. E’ il momento “Bounty”. Si ammutinano al nord, al sud, in Campania, Sicilia, perché, come nel film con Marlon Brando, una cosa sono i gradi, un’altra è la stima…

3--Bertinotti: “Pd e M5s inconciliabili? Peggio, non hanno idee”

GIANLUCA DE ROSA 22 MAR 2024

    

L'ex leader di Rifondazione boccia i paragoni tra il centrosinistra dei governi Prodi e il "campo largo" sognato da Elly Schlein: "Le alleanze si possono pensare tra soggetti forti prima ancora che vicini, io non vedo la forza nei soggetti in campo"

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“Pd subalterno a Conte. Schlein ha dimenticato gli iscritti”. Parla Zanda

“Il campo largo?Non lo vedo, non per un atteggiamento aristocratico, ma perché semplicemente non c’è la politica, non capisco come le alleanze possano supplire alla mancanza di idee”. Fausto Bertinotti, ex presidente della Camera e leader di Rifondazione comunista, il partito che nel 1998 fece cadere il primo governo Prodi e che nel 2008 (con il voto di Franco Turigliatto) contribuì anche alla caduta del secondo governo guidato dal professore bolognese, non ha grande fiducia nel campo largo. Proprio Prodi suggerisce al Pd di ispirarsi all’esperienza dei suoi governi per trovare un accordo con il M5s. All’epoca, in realtà, anche per la difficile conciliabilità tra il radicalismo di Rifondazione e il moderatismo dell’Ulivo non andò benissimo. E però per Bertinotti oggi la questione è un’altra. “A mio avviso – dice – il capitolo attuale non ha nessun retroterra storico assimilabile, soprattutto perché non ci sono più soggetti forti. L’unità delle sinistre – prosegue – era stato un leitmotiv della sinistra di classe quando gli uni si chiamavano comunisti e gli altri socialisti, l’unità era iscritta nella loro storia, ma stiamo parlando di un libro che si è chiuso con il 900. Se invece parliamo delle esperienze dei governi Prodi – continua ancora – ci riferiamo una cosa diversa perché allora non c’è mai stato un tentativo di unità: la sinistra radicale, che prendeva la forma di Rifondazione comunista, non si è mai posta il problema dell’alleanza organica, si diceva: ‘noi siamo noi e voi siete voi, non c’è una possibilità di pensarci insieme; noi siamo contro la globalizzazione, voi siete a favore, siamo diversi’. Rifondazione partecipò a quei governi perché una parte pensava che il movimento dei movimenti, quello altromondista, fosse in grado di permeare le istituzioni, nacque così l’idea di una convergenza sul terreno della pratica di governo che poi si rivelò fallimentare proprio per questa incompatibilità di visione”.