LIGURIA OLTRE L'INCHIESTA Le mani sul porto di Genova, Si gioca la partita per trasformare lo scalo marittimo più grande d’Europa.

Categoria: Italia

In modo scorretto, secondo la magistratura. Occhi puntati sulla diga foranea, il progetto più costoso del Pnrr: un miliardo e 300 milioni

STEFANO CINGOLANI 11 MAG 2024 ilfoglio.it lettura2

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Si gioca la partita per trasformare lo scalo marittimo più grande d’Europa. In modo scorretto, secondo la magistratura. Occhi puntati sulla diga foranea, il progetto più costoso del Pnrr: un miliardo e 300 milioni

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Il fronte del porto è lungo 22 chilometri, si estende per 500 ettari su terra ferma e altrettanti sulla superficie marina, con 25 terminal ai quali attraccano i giganti del mare. Aride cifre che nascondono secoli di storia, di successi e sconfitte, di ambizioni mai dome. Genova non ha mai cessato di sentirsi la gran dama del Mediterraneo, a differenza di Venezia che, ceduta da Napoleone agli austriaci, ha relegato il suo rapporto col mare al folklore o alla continua battaglia contro i capricci della laguna. Si dice che il porto sia Genova e Genova sia il suo porto. Non è proprio così, ma il loro è sempre stato un destino comune. Le foto aeree mostrano un grande semicerchio sul quale s’affaccia la città abbarbicata alle colline. Lo scalo marittimo resta il più grande d’Italia anche se Trieste è il numero uno per quantità di merci. Entrambi sono schiacciati come in una morsa. Lo stivale che s’allunga dalle Alpi allo zoccolo africano, il paese con 8.300 chilometri di coste, è pressato a oriente dalla Grecia, a occidente dalla Spagna, a sud da Egitto e Marocco: il Pireo e Salonicco, Porto Said e Tangeri, Algeciras e Valencia hanno preso il sopravvento. Negli ultimi anni è cominciata una rimonta, ma l’aggancio (o, perché no, il sorpasso) dipende in gran parte da quel che accadrà proprio a Genova che cerca spazio strappandolo al mare, mentre Trieste ha già investito con successo nella logistica. Non basta certo scaricare i container sulla banchina, occorre trasferirli sui treni e sui camion, perché tra la rotta via mare e quella via terra non ci sia interruzione. Ciò vale in fondo anche per i passeggeri: una volta sbarcati, debbono trovare pullman, treni, auto. Il sistema mercantile e quello turistico ormai si assomigliano sempre più. Trieste si propone come sbocco per l’Europa centro-orientale, Genova vuole diventare la porta che dal Mediterraneo si apre verso il Northern Range, un unico tracciato portuale tra Le Havre, Anversa, Rotterdam, Amburgo, dalla Francia alla Germania. Il progetto passa per alcune infrastrutture fondamentali: la Gronda, la nuova autostrada quasi tutta in galleria, le ferrovie ad alta velocità, la grande diga foranea più lontana dalla costa rispetto a quella attuale, fatta apposta per le grandi navi, il tunnel sottomarino, ma soprattutto la trasformazione del porto oggi frastagliato, diviso tra interessi privati e pubblici, economici e politici, in un organismo integrato. E’ questa la partita complessa e rischiosa che si sta giocando, in modo scorretto secondo la magistratura. Prima di giudicare, tuttavia, bisogna capire togliendosi almeno per un momento il manto del giudice o del grande inquisitore. Proviamo.