Una modesta proposta. Un altro Pd è possibile, basta crearne uno nuovo

Categoria: Italia

Schlein ha occupato il Partito democratico e legittimamente ha spazzato via lo spirito del Lingotto e la vocazione maggioritaria.

Christian Rocca 26 Luglio 2025 linkiesta.it lettura3’

I riformisti hanno una sola alternativa all’estinzione: sfidare apertamente la linea populista e radicale della segretaria, contarsi e, in caso di sconfitta, fondare un secondo Pd che richiami le origini, rimanga nel centrosinistra e stia nella famiglia socialista e democratica europea

Come aveva promesso, Elly Schlein ha occupato il Pd e ora giustamente non molla di un millimetro la presa su un partito che ha rivoltato come un calzino e che, per precisa scelta, non somiglia per niente a quello fondato al Lingotto di Torino nel 2007. Non che il Pd originale, quello della vocazione maggioritaria, fosse un partito perfetto, tutt’altro, ma provateci voi a trovare una sintesi tra la tradizione post democristiana e quella comunista, tra Don Camillo e Peppone.

Il tentativo però c’è stato e, malgrado inciampi e capitomboli vari, tutto sommato ha funzionato, anche perché il Pd ha salvato il Paese in parecchie occasioni, fornendo alla Repubblica un personale politico e istituzionale che potrà piacere o no, ma è quello che ha tenuto in piedi da solo e tra mille difficoltà la baracca Italia. Il Pd ha spesso balbettato sulle idee, sulla politica estera e sulla giustizia in particolare, ma negli ultimi quindici anni – prima di infilarsi nel tunnel delle alleanze – è stato l’unico partito costituzionale del Paese, e il più efficiente fornitore interinale di personale presentabile alle istituzioni italiane ed europee.

La reazione alla stagione renziana, peraltro la più popolare in termini di consensi, è stata guidata dal rancore e dal risentimento della classe dirigente Pd proveniente dal Pds e dai Ds, la famigerata «ditta», che si è sentita a buon diritto rottamata dal renzismo e che ha organizzato una riscossa identitaria volta a rinnegare la parentesi renziana alla guida del partito, anche a costo di allearsi con forze politiche eversive come i Cinquestelle e a riallacciare i rapporti con la sinistra radicale.

Alle elezioni del 2008, vinte da Silvio Berlusconi, l’allora segretario e fondatore Walter Veltroni aveva abbandonato la sinistra massimalista ed era riuscito nell’impresa politica epocale, per cui avrà la mia imperitura stima, di non far entrare in Parlamento i comunisti non pentiti, riportando alla normalità l’unicum italiano nell’Occidente democratico non di un solo partito comunista al governo, ma addirittura di due partiti comunisti nell’esecutivo di Romano Prodi (naturalmente furono gli stessi che lo fecero cadere).

La cancellazione dello spirito originario del Pd è stata completata con l’elezione di Elly Schlein alle primarie, nonostante gli iscritti le abbiano preferito un altro candidato, e con gli apprendisti stregoni della ditta rottamati definitivamente. Ora però il Pd di Schlein è una succursale del movimento populista, e un veicolo per riportare la sinistra radicale in Parlamento.

Al suo interno resiste una componente di dirigenti politici che credono ancora nel progetto originale del Partito democratico, ma ogni giorno che passa, ogni cedimento a Giuseppe Conte, ogni balbettio sulla Russia, ogni silenzio su Milano, ogni presa di distanza dalla famiglia socialista e democratica europea, costoro si rendono conto di quanto la residuale testimonianza riformista non sia più sufficiente a rallentare l’involuzione, né a pescare nell’altro schieramento i consensi necessari a vincere le elezioni.

Che fare, quindi? Come può la componente adulta del Partito democratico provare a incidere politicamente?

Non ci sono strade alternative alla sfida diretta alla Segretaria che ha occupato il Pd, nonostante le probabilità di vincerla siano pochine. Si vedrà. Ma anche se l’ala originalista del Pd dovesse perdere contro gli occupy Pd, una volta che si sarà contata e pesata al termine di una battaglia nobile, leale e aperta, avrebbe davanti a sé l’occasione e la condizione per far nascere una nuova formazione politica di centrosinistra, saldamente legata alla famiglia politica socialista e democratica europea, capace di rivendicare lo spirito del Lingotto e di rilanciare le ragioni che portarono alla fondazione del partito oggi occupato da Schlein.

Insomma, la strada è uscire dal Pd per farne un altro. Non per riesumare la Margherita, non per inseguire Renew, non per esercitarsi in alchimie politiche. La strada è rifare il Pd. Quello originale.