Sobri e felici. Il no alcol ci conquisterà

Categoria: Italia

Dai dati di consumo e dai trend di crescita il segmento analcolico è qui per restare.

9.9. 2025 Anna Prandoni estratto linkiesta.it lettura4’

Lo dicono i numeri, le novità di mercato ma soprattutto la sociologia legata a questo tipo di consumo, preferito da chi ha a cuore pianeta, alimentazione, benessere e longevità. E che oggi diventa un trendsetter

Se non beviamo vino, che cosa beviamo? …... La mappa dei segmenti del mercato no-alcol / low-alcol, amichevolmente chiamato No/Lo, è variegata, sia per come vengono classificati nei report internazionali sia per come si presentano concretamente in Italia nel canale retail e HoReCa.

Le tipologie di bevanda

Quello che riunisce birre analcoliche e low-alcol è il segmento più maturo e diffuso, con innovazioni costanti su lager, IPA e artigianali dealcolate. In Europa vale oltre il 60 per cento del comparto no-low.

Poi ci sono i vini dealcolati o parzialmente dealcolati, una categoria emergente, cresciuta dopo l’apertura della normativa UE e che in Italia è possibile commercializzare dal 2025, permessa la dicitura “de-alcoholised” sotto lo 0,5%. Il processo di dealcolizzazione è permesso nel nostro Paese da quest’anno: la normativa italiana, in linea con il regolamento europeo, ha introdotto due categorie: vino dealcolato, con un tenore alcolico effettivo non superiore allo 0,5% in volume e vino parzialmente dealcolato, con tenore alcolico compreso tra lo 0,5% e il 9% in volume. La dealcolizzazione deve avvenire utilizzando i processi riconosciuti dalla normativa europea, come l’evaporazione sottovuoto e le tecniche a membrana, e deve essere effettuata all’interno della cantina italiana.

Non possono essere dealcolati i vini a denominazione di origine protetta.

Sempre analcolici, ci sono poi gli spirits, quindi gin, rum, bitter e distillati botanici senza alcol, usati soprattutto in mixology e nei cocktail bar. È la categoria con il tasso di crescita stimato più alto, in Italia intorno all’8-9 per cento. Nello stesso segmento ci sono poi i cocktail analcolici e i ready-to-drink (RTD) ma anche i mocktail (quelli che noi boomer chiameremmo “un analcolico”) in bottiglia o lattina, spesso premium e a base botanica o funzionale. Il target principale sono la Gen Z e i Millennials.

Infine si collocano in questo mercato anche le bevande funzionali, quelle che uniscono analcolicità a funzioni aggiuntive: la più conosciuta e che sta avendo un grande boom anche in Italia è sicuramente la kombucha, té fermentato di origine orientale che si prepara con l’utilizzo dello scoby, coltura simbiotica di batteri e lieviti del tutto naturale. Ma ci sono anche gli energy drink naturali, le infusioni botaniche e le bevande fermentate, o quelle adaptogeniche.

Tutte queste bevande, per essere definite alcohol-free devono contenere fino a 0,5% ABV (Alcol Per Volume), e sono percepite come “senza alcol”. Nel settore Low-alcohol, invece, sono considerate tipicamente le bevande che sviluppano da 0,5% a 3,5% ABV, quindi birre light, hard seltzer leggeri, vini a bassa gradazione.

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Chi sono i fruitori? Potenzialmente, davvero tutti. Perché per la fascia no alcol non ci sono praticamente esclusioni. Da chi cerca una via buona alla riduzione o eliminazione dell’alcol, da chi vuole mantenere il rituale del bere, senza gli effetti dell’alcol. Il no alcol aiuta poi l’inclusività sociale: questi prodotti sono pensati per consumatori che non bevono per motivi religiosi, etici, di condizione momentanea (pensiamo alle donne incinte) o di salute. Ma sicuramente la spinta più forte arriva da Gen Z e Millennials che sperimentano trend come mocktail instagrammabili e beverage “funzionali”……...

 

Quanto pesa ogni segmento nel mercato globale? Ecco la torta che mostra la ripartizione stimata dei segmenti principali del mercato no-alcol/low-alcol in Italia ed Europa: le birre analcoliche fanno circa il 60 per cento del mercato,….

In cifre, il mercato totale delle bevande analcoliche è enorme, con bilioni di dollari/gli euro di fatturato a livello globale. Inclusi soft drink, acque, succhi, energy drink, functional beverage è stimato in 1,46 trilioni di dollari nel 2023, con proiezione a 2,18 trilioni entro il 2030 e un tasso di crescita annuo del 6 per cento. Un’altra analisi prevede una crescita da 1,41 trilioni di dollari nel 2025 a 2,68 trilioni entro il 2034, con crescita annua del 7,34 per cento…..

Anche sul fronte sociale, il mondo del no-alcol non è più una nicchia né un’alternativa di ripiego, ma un universo che sta costruendo un linguaggio e una dignità propria. Eliminato lo stigma di chi non beve come uno che non si diverte e che non può stare in società, siamo arrivati al senso contrario: chi beve no alcol e conosce termini, brand e novità di settore è un trendsetter da seguire e ammirare.

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C’è poi il tema dei trend culturali. Il calo del consumo di vino rosso e le restrizioni sul codice della strada stanno spingendo verso il “bere diverso”: non si tratta solo di moda, ma di un mutamento strutturale. Il marketing e la percezione giocano un ruolo decisivo, ma la spinta ancora maggiore arriva dai tanti nuovi consumatori che cercano sempre di più di bere felicemente, senza pesare sul proprio conto calorico, sul Pianeta e sulla salute futura. Infine, una nota lessicale: quando li ordiniamo dobbiamo chiedere un dealcolato o è meglio dire dealcolizzato? Secondo la normativa questo secondo termine è da preferire: visto che il processo si chiama “dealcolizzazione”, il prodotto che ne deriva può essere definito più precisamente come “dealcolizzato”.