CARROCCIO A METÀ: I BOSSIANI DEL NORD BENEDICONO IL “MODELLO TEDESCO” DI ZAIA

Categoria: Italia

– LO STAFF DEL “SENATUR” RICORDA CHE L’IDEA DI CREARE UNA LEGA “LOCALE”, DA FEDERARE

17 ott 2025 11:36 dagospia.com lettura2’

A QUELLA NAZIONALE, FU IPOTIZZATA PER PRIMO PROPRIO DAL FONDATORE, AI TEMPI DEL GOVERNO BERLUSCONI E DEL PDL – LA MOSSA UFFICIALIZZEREBBE UNA DIVISIONE CHE È GIÀ NEI FATTI – L’ASSESSORE LEGHISTA VENETO ROBERTO MARCATO: “È L'UNICA SOLUZIONE PER TORNARE A ESSERE QUEL CHE ERAVAMO: UN SINDACATO DEL TERRITORIO, ANTIFASCISTA, A CUI LE "DECIME" NON INTERESSANO”

Estratto dell’articolo di Francesca Del Vecchio per “La Stampa”

C'è una Lega in bilico, divisa da linee non solo geografiche: il Nord, con le sue radici territoriali, e il Centro-Sud, dove l'appeal identitario e nazionalista reclama spazio. Al centro Roberto Vannacci, vicesegretario leghista che tenta la spallata verso la destra radicale e che sembra incarnare – per molti dirigenti storici – lo spettro di un partito distante dalle origini.

In questo contesto, Luca Zaia – capolista in tutte le province del Veneto – continua a ragionare su un progetto di scissione: il cosiddetto modello tedesco Csu-Cdu, a cui guarda con attenzione anche lo staff di Umberto Bossi, che ricorda come fu proprio il senatùr, ai tempi del governo Berlusconi e del Popolo delle Libertà, a ipotizzarlo per primo.

All'epoca la proposta era quella di una Lega come partito del Nord, affiancata a Forza Italia e ad An nel resto del Paese. Oggi, osservano i fedelissimi di Bossi, il modello viene riproposto all'interno della stessa Lega per adeguarsi al contesto territoriale, ma «la genialità dell'idea porta la firma di Umberto».

Non un esercizio retorico […]. Ma […] un tentativo di ridefinizione interna: due leghe confederate, una nordista, più territoriale e pragmatica, e l'altra a vocazione nazionale, capace di dettare la linea su temi politici e internazionali. Alla base del piano la consapevolezza […] che non solo si tratta di un passo auspicabile ma addirittura «necessario».

[…] Parla di un «partito nel partito, con piena autonomia decisionale anche su liste, candidature e nomine» Roberto Marcato, assessore leghista in Veneto. «È l'unica soluzione per tornare a essere quel che eravamo: un sindacato del territorio, antifascista, a cui le "decime" non interessano».

Il concetto chiaro a tutti è uno: basta passi indietro per non dispiacere i colleghi del Sud. Dettaglio non da poco, il ritorno della parola "Nord" nel simbolo, per «restituire identità e radicamento».

Un progetto complesso, che richiede l'assenso di Salvini – al momento non intenzionato a concedere spazio.

Difficile, per ora, che ci siano slanci concreti , ma non è escluso che l'argomento possa tornare sul tavolo già martedì prossimo, durante il Consiglio federale: un confronto, o forse una resa dei conti, tra la "linea Vannacci" e quella "tradizionale", a partire dagli ultimi risultati elettorali e in vista delle regionali in Veneto. Nelle segreterie regionali del Nord se ne parla già.

La preoccupazione è per un'emorragia verso altri movimenti autonomisti, come il "Patto per il Nord" dell'ex Paolo Grimoldi. Ipotesi remota, ma che nessuno, oggi, si sente di escludere.