“Green Deal? UE capisca che è fallito”/ Chicco Testa: “Meloni inizi a imporre veti a Bruxelles”

Categoria: Italia

Italia si opponga nel più breve tempo possibile perché tra poco si dovranno fare i conti con la “direttiva sulle case green“.

Lorenzo Drigo Pubblicato 26 Ottobre 2025 letura3’

Il presidente di Assoambiente Chicco Testa dichiara fallito il Green Deal UE: ecco le mosse dei popolari per invertire la rotta prima che sia tardi

In un’intervista rilasciata al quotidiano La Verità, il presidente di Assoambiente Chicco Testa ha ragionato sull’attuale traiettoria – a suo avviso fallimentare – del Green Deal europeo tra i proclami di Ursula von der Leyen che si dice pronta a cambiare le carte in tavola, salvo precisare che in ogni caso gli obbiettivi ambientali dell’Unione restano invariati nella loro sostanza: obbiettivi che secondo Testa sono contraddittori tra loro, come dimostra – in particolare, ma non solo – il regolamento Ets 2 sullo scambio di emissioni.

Infatti, partendo proprio da qui, Chicco Testa spiega al quotidiano di Belpietro che la direttiva Ets 2 oltre a rappresentare un problema per le famiglie perché, oltre a essere stato trasformato in una sorta di “prodotto finanziario” che per antonomasia è soggetto a “manovre speculative”, entro il 2035 vedrà anche sparire il sistema delle “quote gratuite”: un problema, insomma, doppio perché colpisce tutti i cittadini, ma anche le imprese costringendole a dover sostenere costi aggiuntivi per la loro produzione.

L’aspetto contraddittorio – spiega ancora Chicco Testa -, però, sta nel fatto che mentre si chiede alle imprese “hard to abate” di ridurre le emissioni o pagare quote di scambio di Co2, si ignora che “non abbiamo smesso di utilizzare” i loro prodotti, come per esempio “acciaio e cemento”: ciò che sta succedendo, dunque, è che “invece di [produrli] in casa, li [compriamo] in altri mercati“, con un ovvio aumento delle emissioni legato anche alla necessità di trasportarli fino da noi.

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Insomma, per Chicco Testa è ormai evidente che se il lato prettamente ambientale del Green Deal è pressoché fallito, al contempo lo è anche l’obbiettivo secondario di “raggiungere una posizione di avanguardia nella green economy“: lo dimostra chiaramente il fatto che le auto elettriche vengono principalmente acquistate in Cina “perché costano molto meno”; ma anche il fatto evidente che “siamo in ritardo sui chip, sull’IA e su tanto altro” rispetto ai nostri competitor diretti.

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Il problema – prosegue nella sua analisi Chicco Testa – sta soprattutto nel fatto che von der Leyen non rivede gli obbiettivi green perché deve “tenere insieme una maggioranza (..) con i socialisti e i verdi”, candeggiata anche da un PD – che fa parte dei socialisti – che sembra “navigare tra le nuvole” e dovrebbe iniziare a fare una seria “autocritica“; tutto reso ancora più complesso dalla completa “inerzia della macchina europea” che non riesce a fare a meno della burocrazia opprimente.

In questo contesto, secondo Chicco Testa è evidente che “i popolari (..) hanno capito” che c’è un problema nel Green Deal ma non godono dei numeri utili per cambiare veramente le cose: a suo avviso, Meloni – ma non solo – dovrebbe iniziare a usare la leva dei “veti (..) per dire che bisogna cambiare direzione” e che l’Italia non è più disposta a sopportare il ricatto green; tutto – però – nel più breve tempo possibile perché tra poco si dovranno fare i conti con la “direttiva sulle case green“.