E von der Leyen Meloni? Ci sono volute parecchie ore per definire la posizione italiana,
Anselmo Del Duca 5.1. 2026 ilsussidiario,net lettura3’
Palazzo Chigi sulla crisi in Venezuela ha adottato una linea prudente ma più spostata verso gli Usa. Telefonata con Machado. UE totalmente spiazzata
Con Trump o contro Trump, su Nicolás Maduro? Con Trump o con Maria Corina Machado per il dopo Maduro? Ancora una volta la Casa Bianca ha spiazzato le cancellerie di tutto il mondo. E nei tornanti della storia scegliere da che parte stare è complicato per tutti i leader. Quelli delle superpotenze, ma anche quelli dei Paesi che superpotenze non sono, come l’Italia.
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Nel giorno del blitz americano su Caracas la posizione ufficiale italiana è stata fra le ultime a essere espresse. Una cautela giustificata sia dalla delicatezza del momento, sia dallo sfrangiarsi per l’ennesima volta dell’Unione Europea. Nemmeno Ursula von der Leyen e Kaja Kallas, i due vertici della politica estera comunitaria sono esattamente sulla stessa linea, figurarsi i leader.
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Si va dalla condanna senza appello dell’intervento armato contro una Paese sovrano dello spagnolo Sánchez (che firma un documento critico congiunto con Brasile, Cile, Colombia, Messico e Uruguay), alla cautela di Merz, che parla di questione complessa, sino a Macron: felice della fine della dittatura di Maduro, ma prudente sul futuro, il presidente francese non cita gli Stati Uniti, ma riconosce come unico presidente legittimo lo sfidante di Maduro nel 2024, Edmundo González Urrutia, il candidato di Maria Corina Machado, fresca di Nobel per la pace.
E Meloni? Ci sono volute parecchie ore per definire la posizione italiana, forse anche per una differenza di sensibilità sull’asse Palazzo Chigi-Farnesina, con la seconda più incline alla prudenza di fronte a un’evidente rottura del diritto internazionale. Una linea di cautela probabilmente nelle corde anche del vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
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Alla fine, da Madrid, dove si trovava in visita privata all’amico Santiago Abascal, leader di Vox, la premier ha imposto la sua linea, che risulta la più vicina alla Casa Bianca, e forse non poteva essere che così. Certo, non è un’approvazione su tutta la linea ma poco ci manca. Perché, pur premettendo di non ritenere l’azione militare esterna la strada per far cessare i totalitarismi, si giudica “legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”. Una posizione che le ha attirato feroci critiche da parte dell’opposizione.
Il fatto è che l’intera Europa si è trovata attanagliata dal dilemma se applaudire a Trump, approvando implicitamente l’azione russa in Ucraina, o schierarsi contro la Casa Bianca, mettendo a rischio la protezione strategica a stelle e strisce. Fra questi due estremi si è aperto uno stretto spazio politico entro cui manovrare, in cui Meloni ha provato a infilarsi, pur nella consapevolezza del rischio di trovarsi isolata.
Il terreno in cui non finire schiacciata sulle posizioni di Trump sembra essere quello del dopo-Maduro. Lo segnala la telefonata di ieri sera con Maria Corina Machado sulle prospettive di una transizione pacifica e democratica in Venezuela. La premio Nobel del 2025 non sembra essere l’opzione di Trump, ma è quella che trova maggiore interesse fra gli europei. Con Machado, infatti, secondo il comunicato di Palazzo Chigi, Meloni ha parlato di come “l’uscita di scena di Maduro apra una nuova pagina di speranza per la popolazione del Venezuela, che potrà tornare a godere dei principi base della democrazia e dello Stato di diritto”.
Trump sembra più interessato al petrolio venezuelano che alla democrazia, sembra puntare più su un appeasement con ciò che resta del regime madurista. Non sembra un distinguo da poco, tutto da verificare dove potrà portare in futuro.
Meloni nelle prossime mosse dovrà tener conto anche degli interessi italiani. Oltre 160mila cittadini iscritti all’AIRE, un milione e mezzo di italo-venezuelani, alcuni italiani in carcere (come il cooperante Alberto Trentini). Last but not least, gli interessi dell’ENI nel Paese caraibico, che rischiano di andare a cozzare con quelli statunitensi, visto che la compagnia italiana ha una storica presenza in Venezuela. Oggi il cane a sei zampe produce soprattutto gas, ma l’espansione ad altri settori potrebbe essere rapida. Tutto sembra dipendere ormai dalle scelte che verranno compiute a Washington. E ogni mossa di Palazzo Chigi andrà calibrata onde evitare di mettersi in rotta di collisione con la Casa Bianca.