Sottotraccia.Attenta Schlein, c’è spazio per una piccola Opa sul Pd delle “anime morte”

Categoria: Italia

Crescono le insofferenze per la minoranza riformista di quel pezzo di Partito democratico che si è legato a Giuseppe Conte

Mario Lavia 20-1-2026 linkiesta.it lettura4’

la segretaria guarda e lascia fare, la caccia è iniziata e Matteo Renzi lo ha capito

Fa politica, Giorgia Meloni. A modo suo, cioè infilandosi in un intrico di contraddizioni – con Donald Trump o con l’Europa? – negando i problemi e realizzando, come il romanzo di Bret Easton Ellis, «less than zero», l’ideologia del nulla elevata a metodo di governo. A maggior ragione è inquietante come dall’altra parte, sotto una coltre di isterie di vario tipo, non si muova nulla. Manca un anno alle elezioni o poco più, calcola Matteo Renzi, non è molto ma non è neppure poco. Però è tutto fermo.

Infatti i sondaggi registrano una situazione cristallizzata. Mentre sotto la cenere cova un nervosismo che ormai tracima. Il Pd, ancora una volta, è l’epicentro del problema. Malgrado l’insofferenza per il «clima irrespirabile» denunciato da Pina Picierno con un messaggio alla segretaria – che non risulta abbia risposto – è improbabile che i riformisti del Pd escano dal partito.

Il fatto è che vogliono cacciarli gli altri. Francesco Boccia, che nel gruppo del Senato è contestato da molti, spiega che «chi mina l’unità interna del Pd aiuta questa destra»: è la riproposizione della lugubre teoria del socialfascismo, cuore dello stalinismo delle “purghe”. La dialettica delle posizioni è un intralcio, anzi il segno della connivenza col nemico. La caccia alle streghe è partita. Con un clima orchestrato dal Nazareno anche sui social mediante connessioni con influencer di varia natura, giornalisti di sinistra (su Facebook una cronista ha definito Pina Picierno «il male, un fiume carsico organico alla destra», seguono parolacce). Il dissenso è malvisto, anche se non si può impedire a nessuno di votare Sì al referendum sui magistrati, ci mancherebbe.

Ma nessun atto, articolo, tweet dei vari esponenti della minoranza passa inosservato agli occhi dei duri del Nazareno, da Marta Bonafoni a Igor Taruffi. La caccia al riformista arriva anche in periferia, dove i militanti vedono nella dialettica delle posizioni un intralcio. Gli attacchi personali agli esponenti più noti della minoranza spesso ispirati dal quartiere generale del partito si moltiplicano.

Così, sulla scia teorica tracciata da Goffredo Bettini (che nel frattempo sembra passare dal Sì al No al referendum), i duri pensano che sia meglio liberarsi di questa zavorra che tanto non porta voti attraverso un congresso “terzinternazionalista”. Liberarsene prima delle elezioni, ovviamente, per avere più posti in lista per i fedelissimi.

Elly Schlein guarda e lascia fare. Non è un bello spettacolo.

Non ostacola per esempio l’assalto alla proposta di legge di Graziano Delrio contro l’antisemitismo mosso da Francesco Boccia, con Delrio e i senatori riformisti che resistono e tessono la tela con Italia viva (progetto di legge Scalfarotto) e persino Lega (peogetto di legge Romeo) per difendere lo spirito di quella proposta di legge. Fiutando l’aria, Renzi si è rivolto esplicitamente ai «delusi del Pd» (di «questo» Pd). Se la formula fosse l’indizio di una nuova linea politica saremmo di fronte a una piccola Opa sul partito di Elly Schlein. In teoria una novità. Certo è che la condizione stagnante del partito non può durare a lungo.

l cuore del problema è “ideologico”, culturale, infine politico.

Quello evidenziato da Ezio Mauro su Repubblica: «La verità, molto amara, è che un pezzo della sinistra non accetta di riconoscersi nel metro di giudizio dell’Occidente perché non riconosce i valori e i valori della democrazia(…) Residui di credenza sovietica, cenere comunista, brace antiamericanista sempre accesa, e su tutto la benzina del nuovo populismo, ottuso prigioniero della favola che racconta la democrazia come inganno, truffa delle élite» . E tutto ciò «spiega perché la sacrosanta protesta contro Israele per i crimini di Gaza è cresciuta senza ostacoli a sinistra, dominando il campo fino a tracimare negli slogan terroristici di Hamas: perché si potevano difendere i diritti dei più deboli senza sposare l’Occidente democratico». Mentre alla manifestazione sull’Iran «eravamo quattro gatti», come ha scritto con spirito di verità Filippo Sensi.

Inutile girarci intorno. Il problema del profilo identitario c’è.

Su questo Carlo Calenda è stato molto violento, forse come mai prima d’ora: questa è una sinistra di «anime morte» che illude gli elettori «che pensano di votare Berlinguer e si ritrovano Conte». Ed è davvero ingenuo Michele Serra a pensare che basti un buon ufficio stampa per far finta che con un abito di potere come Giuseppe Conte vada tutto bene quando è proprio il conflitto tra i due leader a paralizzare l’opposizione. Se Renzi si muoverà con una linea di maggiore antagonismo nei confronti della timida testardaggine di Schlein forse potrà fungere da punto d riferimento per un’area non enorme ma interessante. Nel lago del malessere che prende corpo tra le «anime morte» del Nazareno i riformisti reggono: ma fino a quando?