lettere al direttore Il No al referendum sulla giustizia non indebolisce Meloni, ma l'Italia

Categoria: Italia

un grave errore l’aver trasformato in un caso politico (con ricadute a livello istituzionale) la vicenda giudiziaria di Crans-Montana

27 gen 2026 ilfoglio.it lettura 2’

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Voteranno No per paura di far vincere la Meloni. Se perderà il paese, pazienza.

Jori Diego Cherubini

Dedicato a chi non ama Meloni e non sa cosa fare al referendum costituzionale: votare No alla riforma della giustizia non è un atto di eroismo contro un governo che non si ama, ma è un atto di puro autolesionismo con cui si alimenta un populismo ben più pericoloso di quelli che si possono registrare nel mondo della politica. Un populismo che alimenta irresponsabilità, un populismo che indebolisce le istituzioni, un populismo con cui prima o poi faranno i conti tutti i leader che hanno a cuore la cosa pubblica: quello penale, che da anni offre senza contrappesi pieni poteri ai pubblici ministeri più ideologizzati. Pensare a come rafforzare il sistema della giustizia, forse, è più importante che pensare a come indebolire un singolo politico. O no?

Al direttore - Molto d’accordo con Giuliano Ferrara, giudico un grave errore l’aver trasformato in un caso politico (con ricadute a livello istituzionale) la vicenda giudiziaria di Crans-Montana, entrando addirittura nel merito della conduzione delle indagini e dell’applicazione delle norme processuali svizzere. Forse Giorgia Meloni e Antonio Tajani non se ne sono accorti, ma hanno fornito un poderoso assist ai sostenitori del No nel referendum, attribuendosi in proprio la caricatura di quella visione dei rapporti tra un governo e le procure che viene attribuita ingiustamente alla riforma Nordio.

Giuliano Cazzola

Più che un assist al partito del No, Meloni e Tajani, sul tema di Crans-Montana, hanno ricordato cosa vuol dire avere a cuore lo stato di diritto, anche di fronte a una tragedia, e cosa vuol dire sacrificare lo stato di diritto per uno zero virgola per cento in più. Molto male.

Al direttore - I genitori di Claudio Carlomagno si sono uccisi, dopo che per giorni i media (sulla base evidentemente non di professionali indagini giornalistiche, bensì di “spifferi” nonché di aperte dichiarazioni di inquirenti) hanno diffuso sospetti su tutto e su tutti, e anche su di loro (“ombre” e “spunta” sono i termini preferiti in questi macabri e ricorrenti casi). Pacatamente ricordo che secondo l’ordinamento giuridico italiano il processo è pubblico, mentre le indagini della magistratura e della polizia giudiziaria sono sottoposte a segreto istruttorio. Il magistrato ha il compito di applicare la legge e perseguire i reati: nel caso specifico deve cercare di appurare in tempi ragionevoli se l’assassino ha agito con un complice e assicurare entrambi alla giustizia. Punto. Sono però sicuro che questa tragedia nella tragedia sarà l’ennesima occasione mancata per una ponderata riflessione sul ruolo della magistratura e della stampa in quella che viene – piuttosto inappropriatamente – chiamata “giustizia”. Cordiali saluti.

Rodolfo Lorenzoni

Al direttore - Forse è prematuro, forse è eccessivo ottimismo, ma si ha la sensazione che la parabola discendente di Donald Trump sia già iniziata. Con l’economia che non brilla affatto, l’inflazione non domata, i dazi che, come previsto, pesano quasi esclusivamente sulla testa delle imprese statunitensi, la marcia indietro sulla Groenlandia e sui nuovi dazi (imposta dall’Europa ma anche dall’opinione pubblica americana e dalle prese di posizione di esponenti repubblicani), le divisioni sempre più esplosive nel mondo Maga, la drammatica rinuncia (almeno per ora) ad abbandonare al suo destino il popolo iraniano, le scandalose azioni dell’Ice. Insomma, a volerne dare una lettura complessiva, un’alba dopo l’altra sembra proprio che Trump si stia trasformando in un’anatra zoppa prima del previsto. E non è affatto una cattiva notizia.

Luca Rocca

Prematuro, ma speriamo. Intanto un grazie all’Europa e alla sua deterrenza, mai sufficiente ma mai come oggi necessaria e adorata.