La forza centrifuga del bipolarismo ha prodotto qualcuno capace di superare persino Salvini nella deriva populista e fascio-putiniana,
Francesco Cundari 29 Gennaio 2026 linkiesta.it lettura 2’
scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette
Ci sono diverse ragioni per seguire con partecipazione e soddisfazione, o quanto meno sghignazzando, i preparativi di scissione nella Lega a opera del generale Roberto Vannacci, che ha già pronti anche nome e simbolo della sua nuova creatura, «Futuro nazionale», con una specie di ala tricolore, vagamente simile a una fiamma rovesciata. Il primo motivo è ovviamente Matteo Salvini, che rischia di finire vittima della sua stessa spregiudicatezza, e ben gli sta. Il secondo motivo è Giorgia Meloni, che in questi anni, checché ne dicessero alcuni allucinati commentatori e sostenitori, si è ben guardata dal tagliare le radici estremiste e nostalgiche, che anzi ha continuato a innaffiare scrupolosamente, limitandosi a improvvise giravolte tattiche – senza mai una parola non dico di autocritica, ma almeno di spiegazione – come nel passaggio improvviso dalle manifestazioni per togliere le sanzioni alla Russia dopo l’invasione della Crimea all’impegno per aumentarle in difesa del (resto del) l’Ucraina aggredita. Si tratta ovviamente di ottime ragioni, ma ho l’impressione che il compiacimento per la lezione ricevuta dai due leader populisti potrebbe farci perdere di vista il significato più generale, direi sistemico, del caso Vannacci.
Di tutte le balle che hanno sempre costellato la propaganda per il maggioritario forse la più clamorosamente smentita dai fatti è quella della cosiddetta costituzionalizzazione delle estreme.
La teoria secondo cui il meccanismo dell’alternanza bipolare avrebbe assorbito, disciplinato, educato anche le forze più radicali, proprio perché la logica del sistema avrebbe impedito di emarginarle (come avviene da decenni ad esempio in Germania con l’estrema destra, e come sembrano essere riusciti a fare proprio adesso in Olanda con i nazionalpopulisti) costringendo a inserirle invece nel gioco politico e quindi a responsabilizzarle. Quando i profeti del maggioritario hanno cominciato a raccontare queste scemenze al governo c’erano ancora Dc, Psi, Pri, gente come Andreotti e De Mita, Craxi e Martelli, La Malfa, e i pericolosi estremisti da tenere ai margini si chiamavano Berlinguer, Natta, Occhetto e D’Alema. Da quando, con il referendum del 1993, abbiamo abbandonato il proporzionale ed è cominciata questa meravigliosa pedagogia del maggioritario abbiamo avuto Berlusconi e Bossi da un lato, Bertinotti, Pecoraro Scanio e Di Pietro dall’altro, e poi sempre più giù, fino a Di Maio e Salvini. E adesso siamo arrivati addirittura al punto – chi l’avrebbe mai creduto possibile? – che l’irresistibile forza centrifuga del sistema è riuscita a produrre financo qualcuno capace di superare Salvini nella sua stessa patetica deriva populista e fascio-putiniana.
Forse quando a capo delle due principali coalizioni di centrodestra e centrosinistra ci saranno rispettivamente il generale Vannacci da un lato e Marco Rizzo dall’altro, chissà, magari a quel punto in qualcuno dei tanti instancabili cantori del maggioritario e dei grandi progressi compiuti dal nostro sistema politico grazie al bipolarismo e alle sue coalizioni pre-elettorali si insinuerà un piccolo dubbio. Ma probabilmente mi illudo. Probabilmente non c’è niente, né argomento razionale né evidenza dei fatti, che possa far uscire il nostro dibattito pubblico dalla bolla cognitiva della Seconda Repubblica, con tutto il corollario di fesserie che ci sentiamo ripetere ogni giorno, da oltre trent’anni, a dispetto di ogni smentita della realtà.