CITTÀ SOMMERSE DALLA PLASTICA/ “L’ideologia green uccide la filiera del riciclo,

Categoria: Italia

l’Ue rimedi ai suoi errori” Chi ricicla la plastica non riesce a rivenderla: i magazzini restano..

Int. Riccardo Pase 30.1. 2026 ilsussidiario.net lett4’

Chi ricicla la plastica non riesce a rivenderla: i magazzini restano pieni e la raccolta differenziata dei rifiuti va in crisi. La UE rimedi ai suoi errori

La raccolta differenziata funziona: i cittadini sono diligenti nel dividere la plastica dal resto dei rifiuti e le aziende lo sono altrettanto nel selezionare la parte ancora utilizzabile trasformandola in granuli da usare per realizzare nuovi prodotti. Ma alla fine, spiega Riccardo Pase, vicepresidente della Commissione Ambiente della Regione Lombardia e responsabile Ambiente per la Lega a livello regionale, tutta questa fatica si rivela in gran parte inutile, tanto che la plastica rigenerata va solo a riempire i magazzini che ormai sono saturi.

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Sul mercato, infatti, c’è una materia vergine che costa molto meno. Una situazione che rischia di creare grossi problemi alla stessa raccolta differenziata, per sistemare la quale deve intervenire la UE, che in questi anni ha demonizzato la plastica e non ha sostenuto la filiera del riciclo. Il risultato è che oggi si utilizzano delle alternative alla plastica che non possono essere riciclate, materiali che finiscono smaltiti nei termovalorizzatori, creando a loro volta un danno ambientale.

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Perché il riciclo della plastica rischia di generare un cortocircuito che danneggia le aziende e rende vani gli sforzi della raccolta differenziata?

Oggi rischiamo una crisi nella gestione della plastica a livello nazionale e anche europeo, che potrebbe portare al mancato ritiro della plastica stessa nella raccolta differenziata. Abbiamo la necessità di valorizzare la plastica riciclata: la raccolta è ben organizzata e siamo in presenza di un buon servizio di selezione, che la fa diventare materia prima seconda (riutilizzabile come materia prima ma riciclata, nda) ma mancano gli sbocchi sul mercato.

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Perché?

Non c’è un mercato in uscita per le aziende del settore perché non viene sostenuto l’utilizzo della plastica riciclata per realizzare nuovi prodotti. Ci sono due problemi da risolvere: uno è di tipo ideologico, perché la plastica è stata demonizzata, si tende a non utilizzarla, e questo ha portato alla creazione di filiere con prodotti alternativi compromettendo, appunto, un mercato che utilizzava tranquillamente anche prodotti riciclati.

L’altro problema qual è?

L’abbassamento dei costi della materia prima, cioè della plastica vergine, tale per cui la materia prima seconda, quella derivante da plastica rigenerata, ha un prezzo più alto. In questo contesto il produttore, se non ha l’obbligo di utilizzare la plastica riciclata, usa l’altra perché costa di meno. Questo, però, significa che le aziende che rigenerano la plastica non hanno più un mercato in uscita.

Insomma, il sistema funziona perfettamente ma si blocca alla fine rendendo quasi inutile tutto lo sforzo precedente?

Bottiglie di plastica

Fonte: Pexels.com

La filiera della raccolta differenziata della plastica prevede che noi cittadini facciamo la prima selezione, dividendo la plastica da altri rifiuti, dopo di che c’è chi la raccoglie portandola nei centri di selezione, in cui viene scartato il cosiddetto sotto vaglio. La plastica così ottenuta viene lavorata dalle aziende e trasformata in granuli, che debitamente riutilizzati tornano a essere prodotti in plastica. Questa filiera non sta funzionando: il cittadino fa tutto bene, chi raccoglie e seleziona fa il suo dovere, il prodotto che ne esce è di qualità. Ma ha costi troppo alti e siccome oggi l’obbligo di acquisto è parziale alla fine riempie solo magazzini e centri di stoccaggio. Una situazione che rischia di diventare emergenziale in tutta Europa. E c’è anche un altro aspetto da sottolineare.

Quale?

Lo smaltimento del sottovaglio, la parte che viene scartata, ha costi troppo elevati, che incidono a loro volta sulla filiera del riciclo. Anzi, spesso questi scarti non hanno neanche sbocchi perché i termovalorizzatori non li raccolgono a causa dell’alto potere calorico.

Cosa bisogna fare allora in generale?

Sicuramente intervenire dal punto di vista giuridico legislativo e accelerando l’obbligo di utilizzo di plastiche di materia prima seconda può aiutare questo mercato, ma c’è anche un aspetto culturale: bisogna smettere di demonizzare la plastica, perché poi la sostituiamo con prodotti che hanno delle controindicazioni.

Quali sono le alternative?

Si usano le bioplastiche o prodotti biodegradabili o compostabili che poi la filiera dei rifiuti non è in grado di gestire, tanto che finiscono, per la stragrande maggioranza, nei termovalorizzatori. Tutto viene scartato, considerato prodotto decadente, causando danni sia dal punto di vista ambientale, sia da quello economico e sociale, bloccando tutta la filiera della plastica.

Dove sta il problema? C’è una responsabilità anche delle direttive europee in materia?

Le direttive europee dovrebbero accelerare i tempi perché l’Europa ha demonizzato la plastica, uccidendo la filiera, ma non ha neanche valorizzato la filiera del riciclo. C’è una direttiva che impone una percentuale di plastica riciclata nelle bottiglie in PET per bevande, ma non basta per assorbire la materia prima seconda che viene prodotta attraverso lo smaltimento da parte dei cittadini e la raccolta e la trasformazione da parte delle aziende.

Che pericolo stiamo correndo?

Se non interveniamo dal punto di vista legislativo e culturale la situazione può diventare esplosiva: non possiamo continuare ad ampliare i magazzini, possono essere creati spazi di stoccaggio provvisori per far fronte all’emergenza, ma poi il problema va affrontato alla radice.

Ma come si fa a invertire la tendenza?

Bisogna intervenire in maniera tempestiva sull’obbligo di utilizzare la plastica riciclata in maniera prioritaria. Il legislatore deve assolutamente intervenire in Europa, perché delle norme nazionali non bastano. Occorre considerare, inoltre, che siamo in un mercato globale dove ogni anno la plastica immessa al consumo al livello mondiale aumenta del 4%. E occorre una riflessione sul fatto che la plastica riciclata è sempre meglio delle alternative, perché, appunto, queste ultime alla fine non verrebbero più riciclate.

È almeno un tema dibattuto? C’è già qualche iniziativa in questo senso per spingere l’Europa ad aumentare l’utilizzo della plastica riciclata?

Se ne parla in tutta Europa. La UE, che ha la competenza diretta, dovrebbe intervenire in maniera tempestiva. Il governo italiano, intanto, ha disposto dei controlli più stringenti alle dogane perché arriva un prodotto riciclato che in realtà non è conforme alle norme vigenti. Un altro aspetto che sta drogando il mercato.

(Paolo Rossetti)