Schlein, che accomuna chi vota Sì a Casapound. La vera emergenza democratica è il grande vuoto al centro del Pd
5.2.2026 vari a cura di opact, da ilfoglio.it lettura3’
L’inverno ucraino punisce i soldati russi
Il Generale Inverno parla ucraino
Putin impone ai civili ucraini il Kholodomor, la morte per freddo, ma lungo il fronte sono i soldati di Kyiv ad avere la meglio. I russi si muovono a piedi, senza equipaggiamento, puniti dal gelo..estratto Micol Flammini ilfoglio.it
-l'editoriale del direttore
Il vero antifascismo è votare Sì al referendum sulla Giustizia
Scardinare i meccanismi corporativi introdotti dal Codice Rocco limitando i pieni poteri della magistratura è una battaglia contro i residui di un vero fascismo. Gli antifascisti miopi parlano di CasaPound per dribblare la realtà… estratto Claudio Cerasa
l'intervista
"Saviano sbaglia, la riforma Nordio non indebolisce la lotta ai clan". Parla l'ex capo della Dia Governale
Giuseppe Governale, ex direttore della Direzione investigativa antimafia: "La tesi di Saviano si basa su una logica fallace. I poteri del pubblico ministero non vengono in alcun modo intaccati dalla riforma costituzionale, quindi non si può sostenere che il contrasto alla mafia viene indebolita" estratto Ermes Antonucci
la polemica
"E allora eravamo tutti fascisti...". La sinistra contro Schlein, che accomuna chi vota Sì a Casapound
Dopo i post e l'intervento della segretaria su La7, esponenti del Pd e personalità di sinistra attaccano la scelta del Pd di paragonare chi voterà a favore del referendum sulla giustizia ai neofascisti estratto Redazione
-Il Bi e il Ba
La vera emergenza democratica è il grande vuoto al centro del Pd
Guido Vitiello 05 feb 2026
Quello che manca è un partito di opposizione su cui si possa contare per fare da argine simultaneo al sovversivismo dei movimenti antagonisti e al sovversivismo dei ceti dirigenti smaniosi di instaurare un trumpismo all’italiana
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Trenta raggi convergono sul mozzo, ma è il vuoto al centro della ruota che fa muovere il carro, insegna il Tao tê ching. Beh, non proprio. Almeno non nella politica italiana. Ecco alcuni dei raggi, o forse degli strali, partiti dopo i fatti di Torino da punti diversi della circonferenza politica. “Una volta, quando c’era un pochino più di serietà anche nelle manifestazioni, chi protestava si dotava di un robusto servizio d’ordine per evitare infiltrazioni”, ha detto il politologo Carlo Galli intervistato da Mowmag. E Mario Lavia (Linkiesta) ha ricordato che il Pci e i grandi sindacati “impedivano ai violenti di entrare nei cortei: lo facevano loro, in prima persona, più che la polizia, perché così difendevano il corteo e, insieme, l’ordine pubblico”. Dal canto suo, Alessandro De Angelis (La Stampa) ha sottolineato che a fronte della destra meloniana, che propone di garantire città sicure con un giro di vite di assai dubbia costituzionalità, “manca del tutto la sfida di chi quel problema lo riconosce e lo declina coniugando il bisogno di sicurezza con libertà e diritti”. E il semiologo Ugo Volli, intervistato dal quotidiano torinese, ha ricordato che negli anni Settanta “esisteva comunque un confine, che oggi non c’è più, fra sinistra extraparlamentare e istituzionale”. Si potrebbe continuare a lungo.
Trenta raggi convergono sul mozzo, e il vuoto che circoscrivono è la nostra invisibile – o forse fin troppo visibile – emergenza democratica: l’assenza di un partito di opposizione su cui si possa contare per fare da argine simultaneo al sovversivismo dei movimenti antagonisti e al sovversivismo dei ceti dirigenti smaniosi di instaurare un trumpismo all’italiana. Il Pd dell’era Schlein si fatica perfino a chiamarlo partito: è un gruppone di liceali in gita scolastica che hanno piantato la loro tenda nel campo largo. E mentre la loro grande avventura è contendere l’anello di Tolkien a quelli dei campi hobbit, il grande vuoto al centro del Pd sembra esercitare una sola funzione: far muovere il carro di Conte.