Referendum giustizia, e se una toga dell’Anm dovrà giudicare un suo finanziatore?

Categoria: Italia

Quel giudice si asterrà? E se non si asterrà – visto che i nomi sono secretati dalla «privacy» – quale credibilità avrà la sua sentenza?

Stefano Giordano 18.2. 2026 alle 13:31 ilriformista.itlett.1’

Il deputato Enrico Costa ha posto una domanda che squarcia ogni ipocrisia: «Cosa accadrebbe se un magistrato iscritto all’Anm si trovasse di fronte, in tribunale, un finanziatore del Comitato?».

La risposta non arriva. Non può arrivare. L’Anm «promuove» il Comitato «Giusto dire No», gli trasferisce fino a 800mila euro, ma poi dichiara che è «soggetto autonomo».

Quando il Ministero chiede trasparenza sui finanziatori privati, il presidente Parodi risponde: «Il Comitato è autonomo, non posso rispondere».

 

Un classico gioco delle tre carte: l’Anm finanzia il Comitato, il Comitato raccoglie donazioni private, ma l’Anm non sa nulla dei donatori. Due enti distinti, si dice. Peccato che lo statuto preveda che il Comitato «darà attuazione alle direttive dell’Anm». Ecco il cortocircuito. Un privato dona al Comitato. Domani può trovarsi davanti un giudice iscritto all’Anm. Quel giudice si asterrà? E se non si asterrà – visto che i nomi sono secretati dalla «privacy» – quale credibilità avrà la sua sentenza?

Il problema non è l’opinione del magistrato. È la trasformazione di un’associazione di categoria in comitato elettorale che raccoglie fondi mentre i suoi iscritti amministrano la giustizia. Quando Parodi invoca la privacy dei donatori, compie un’ammissione devastante: riconosce che quei nomi creerebbero imbarazzo. Se tutto fosse regolare, perché non pubblicarli? I partiti lo fanno. I comitati seri lo fanno.