Il Veneto trattiene appena il 5% della pioggia che riceve.

Categoria: Italia

Il Veneto è in stato di emergenza idrica: Adige -68%, Brenta -64. L’ordinanza di Stefani

Mario Alberto Marchi 10 Luglio 2026 alle 07:15 lettura3’

Mancano quasi 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua. Il presidente Alberto Stefani ha firmato l’ordinanza numero 72 — pubblicata già il giorno dopo la sigla sul Bollettino ufficiale regionale — e con quella firma la Regione ha messo nero su bianco ciò che i consorzi di bonifica misuravano da settimane: il Veneto è in stato di emergenza idrica su tutto il territorio.

La cifra viene dai rapporti Arpav richiamati nel provvedimento e fotografa l’intero anno idrologico al 31 maggio: un deficit del 28% rispetto alla media. Non è un dato di giornata, è un debito accumulato. Le precipitazioni sono scese sotto la media già da marzo (-21%), aprile è stato tra i più asciutti e caldi della serie recente, maggio ha chiuso ancora in negativo (-17% secondo il bollettino di Anbi Veneto). E la riserva che di solito compensa l’estate — la neve di montagna — si è esaurita troppo presto, sciolta dalle temperature anomale di aprile e maggio, con lo zero termico stabilmente sopra i quattromila metri.

La conseguenza si legge negli idrometri, ed è pesante. Le portate dei tre grandi fiumi che alimentano l’agricoltura veneta sono crollate: l’Adige segna un -68%, il Brenta un -64%. Ma è il Po il fronte più critico: a Pontelagoscuro la portata è scesa attorno ai 298 metri cubi al secondo, meno di un quinto della media storica del periodo, che sfiora i 1.600, e sotto i due terzi della soglia critica di 450. Il fiume cala di una ventina di centimetri al giorno, con il livello idrometrico attorno ai -6,4 metri. Anche il Garda, il grande serbatoio naturale che alimenta il Mincio, è in discesa. Da quella soglia di 450 metri cubi nasce la preoccupazione che l’ordinanza mette in cima a tutto: sotto quel valore il mare risale il ramo terminale del Po e il cuneo salino avanza nel Delta. È già successo. L’acqua salata ha risalito oltre dieci chilometri nell’entroterra, il Consorzio di bonifica Delta del Po ha chiuso derivazioni e sifoni e fermato alcune irrigazioni, perché distribuire acqua salmastra sui campi significa bruciarli. Confagricoltura Veneto stima perdite superiori al 25% sul raccolto estivo tra riso del Delta Igp, mais e orticole del Polesine, dove la salinizzazione dei suoli lascia danni che durano stagioni.

Leggi anche

Veneto, Emilia Romagna e il Po: due parchi regionali che non si parlano

Mario Alberto Marchi