“QUANDO DICONO ‘SIAMO PRONTI’ SCHLEIN E CONTE SONO RIDICOLI” –

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L’EX SENATORE E TESORIERE DEM, LUIGI ZANDA, PUNGE IL "CAMPO LARGO" CHE "FA TROPPE FOTO E POCA POLITICA

22.7,2026 dagospia.com lettura4’

“SCHLEIN E CONTE NON SONO DEI LEADER. ELLY NON SI ACCORGE CHE L’EX PREMIER SI STA MANGIANDO LARGHE PARTI DEL PD. CONTE HA POSIZIONI PUTINISTE MA PER UN CHIARIMENTO SULLA POLITICA ESTERA ORMAI È TARDI. LA LEADERSHIP? SERVONO PRIMARIE VERE, NON INFLUENZABILI DA FUORI" – LA BORDATA A VANNACCI: “NON MI MERAVIGLIEREI SE AVESSE QUALCHE AMICO FUORI DALL’ITALIA. IL NOSTRO PAESE È TERRITORIO DI GUERRA IBRIDA E DI SPIONAGGIO" – IL CONSIGLIO A MELONI E LA RUSSA DI NON CANDIDARSI PER IL COLLE: “I FRANCHI TIRATORI APPARSI ALLA CAMERA SONO SOLO L’ANTIPASTO DI QUEL CHE POTREBBE ACCADERE PER IL QUIRINALE…"

Ruggiero Montenegro per Il Foglio - Estratti

(...) “Quando Schlein e Conte dicono ‘siamo pronti, tocca a noi’, sono ridicoli. Ma potrebbero avere ragione. Non perché il centrosinistra vincerà le elezioni ma perché il centrodestra si sta preparando a perderle”, dice Luigi Zanda.

L’ex tesoriere dem parla al Foglio, si interroga sulle sorti del campo largo, sulla faticosa costruzione di un’alleanza “che fa troppe foto e poca politica”. E non ha mai deciso di affrontare la grande questione di questi tempi, la politica estera.

“Un errore chiaro, irrimediabile in pochi mesi”. Senza dimenticare il tema della leadership: “Le primarie sono elezioni vere, da fare con regole vere. La prossima sarà una legislatura durissima, ma ho l’impressione che Schlein e Conte non abbiano capito che la posta in gioco non è solo la cacciata di Meloni ma il governo dell’Italia”.

Zanda fa un premessa: “Sono iscritto al Pd, voterò per il centrosinistra e inviterò a farlo, anche se Elly Schlein e Giuseppe Conte faticano a dirsi di sinistra, preferendo definirsi progressisti”. E’ una premessa, ma anche un monito alla leader del partito che ha contribuito a fondare: “Credo che la segretaria del Pd debba sempre ricordare con orgoglio che la sua è una forza di centrosinistra, progressisti possono esserlo tutti. E’ solo un modo per acchiappare elettori”.

(...) “Per non disturbare il rapporto tra Pd e M5s non si è mai discusso di politica estera, come poi è emerso al comizio di Napoli o al Parlamento europeo dove ognuno vota in modo diverso”. Anche sul riarmo, pur con una sintonia di fondo, dem e M5s usano toni diversi. “Si possono usare molti argomenti contro gli investimenti per la difesa, ma dire che non servono perché Putin è buono, mentre l’Ucraina è cattiva, perché non s’arrende, è puro putinismo”.

C’è ancora tempo per un chiarimento tra i partiti? “Aver aspettato 4 anni è un errore irrimediabile. Mi auguro che almeno sul resto del programma si vada oltre i titoli e si indichi con chiarezza il modo con cui i traguardi si possono raggiungere. Il richiamo alla Costituzione, al suo spirito, è doveroso, ma non basta

Sul resto per ora vedo solo slogan e poche ricette operative”, osserva Zanda. Poi prosegue: “Un mio amico imprenditore mi ha detto che non andrà a votare, perché sia la sinistra che la destra, quando hanno governato hanno fallito in economia. Mi ha chiesto: perché dovrei pensare che non falliranno ancora?”

Anche per questo l’ex dirigente dem mette in guardia sulle sfide in arrivo, che richiederanno una politica all’altezza. “La prossima sarà una legislatura durissima, con una economia stagnante, con due coalizioni divise al loro interno sulla politica estera e le alleanze internazionali appese agli umori di Trump. In più non mi meraviglierei se Vannacci avesse qualche amico fuori dall’Italia. Il nostro paese è territorio di guerra ibrida e di spionaggio”.

Ma non solo, dice ancora l’esponente dem: “Veniamo da 5 anni che per Meloni saranno un boomerang. Il governo non ha risolto alcun problema, dalla sanità alle carceri fino, soprattutto, all’economia”.

In compenso la premier potrebbe portare a casa una nuova legge elettorale e puntare al Quirinale. “Suggerirei a Meloni e La Russa di non candidarsi per il Colle, i franchi tiratori apparsi alla Camera dieci giorni fa sono solo l’antipasto di quel che potrebbe accadere per il Quirinale. E poi solitamente chi cambia legge elettorale perde le elezioni, come successo già a Berlusconi e Renzi”.