Pronti, via, L’ultima e imprevista capriola di Conte per sorpassare Schlein a sinistra

Categoria: Italia

scimmiotta i socialisti americani con una critica alla cultura woke e agli eccessi del tecno-capitalismo, ma il vero obiettivo… è spiazzare la leader Pd nella corsa per le primarie

Mario Lavia 22.8.2026 linkiesta.it lettura2’

l capo del M5S dalle pagine di Repubblica scimmiotta i socialisti americani con una critica alla cultura woke e agli eccessi del tecno-capitalismo, ma il vero obiettivo è spiazzare la leader Pd nella corsa per le primarie

Giuseppe Conte, 57 anni, presidente del Movimento Cinquestelle / LaPresse

Con una velocità spiazzante, Giuseppe Conte ha depositato ieri, via Repubblica, la sua piattaforma ideale e politica. È il primo vero atto della campagna elettorale per le primarie.

Elly Schlein ne è indirettamente interpellata non solo in quanto avversaria del capo del M5S, ma soprattutto perché quest’ultimo ha parlato direttamente agli elettori del Pd. Mossa astuta, quella non tanto di rinsaldare i suoi sostenitori quanto quella di pascolare sul terreno della competitor.

La critica della cultura woke – tema improvvisamente alla ribalta dopo l’autocritica estemporanea di Alexandra Ocasio-Cortez, è solo il preambolo di un testo di impianto addirittura post-marxista, probabilmente visto e corretto da dirigenti del Pd – il nome di Goffredo Bettini viene spontaneo – e forse esaminato in ambienti di cultura politica post-comunista. Se ne riconosce a occhio nudo lo stile: l’organicità quasi scolastica nel passaggio da un tema all’altro, la perentorietà delle formule, la pretesa di ricondurre fenomeni diversi dentro un’unica chiave di lettura.

Così, del Conte che abbiamo conosciuto negli anni c’è ben poco. Infatti è venuto fuori un documento radicalmente di sinistra, critico delle tendenze dell’economia nel suo intreccio con lo sviluppo tecnologico; e seccamente alternativo alla così definita «dilagante corsa al riarmo» e alla «ossessione per la deterrenza militare», senza ulteriori indicazioni sulle ragioni di questo riarmo (inutile dire che non si fa un minimo cenno all’Ucraina).

Nel mirino c’è il presente stadio della «finanziarizzazione dell’economia che ha trasformato il capitale in un meccanismo speculativo che estrae rendite, contribuendo a erodere salari», e il predominio di tecnologie che andrebbero sottoposte a severi controlli – ma Conte dimentica che in questo senso si sono già fatti importanti passi avanti. Si tratta, senza farla tanto lunga, di un testo che si potrebbe sistemare tra gli scaffali della “nouvelle vague” della sinistra radicale americana e europea, il cui punto debole – enorme – sta nella povertà di indicazioni concrete, nell’evidente deficit di una seria cultura di governo.

Se l’obiettivo è quello di raddrizzare le gambe del capitalismo, qui manca totalmente il come farlo. Resta l’indignazione – qui ci vuole, latamente woke – ma non la direzione di marcia. Certamente è l’ultima incarnazione del camale-Conte, che nulla c’entra con le passate stagioni del Movimento che mai ha avuto la questione sociale nel suo Dna. Il perché di questa svolta lo si è già accennato: per impancarsi a leader della nuova sinistra italiana – il partito unico Pd-M5s-Avs – addirittura sul piano teorico. Per Elly Schlein è una sfida lanciata sul suo terreno. L’avvocato – e non è la prima volta – l’ha battuta sul tempo.

Adesso la leader del Pd dovrà decidere se raccogliere il guanto di sfida. Ma soprattutto dovrà capire come farlo perché se la gara diventa quella a chi è più radicale, Conte è già partito con buon vantaggio. La scommessa vera sarà convincere le persone che la sinistra non è soltanto quella che denuncia le ingiustizie, ma anche quella che sa governarle.

Ed è precisamente qui che Elly Schlein rischia di scontare il suo punto più debole: avere conquistato la sinistra con una promessa di cambiamento senza aver ancora dimostrato fino in fondo di saperla trasformare in una politica di governo. Quello che è sicuro, è che l’avvocato del populismo corre, e lei insegue.