l’effetto sorpresa è la variabile che nessuno sa gestire ma la colpa è sempre di Netanyahu
Antonio Picasso 10,9, 2026 alle 11:20 ilriformista.it lett2’
È tutta colpa di Netanyahu. L’ha scritto Haaretz. È parola del Signore. Tutti d’accordo con la testata più “anti-Bibi” d’Israele. Governo egiziano, Emirati Arabi, stampa inglese. Tutti dicono di averlo avvertito. Però oltre a questo manco loro avrebbero fatto nulla. L’arcipelago pro-Pal è sempre pronto a mettere il ventilatore di fronte alla montagna di fango. A un mese e mezzo circa dal voto in Israele, quale altra ghiotta occasione per schizzare condanne sull’immagine del premier, a tal punto da oscurare le responsabilità di Hamas nel pogrom del 7 ottobre 2023?
A casa nostra, uno a caso, Fratoianni, chiede l’arresto di Netanyahu. Non si capisce a che titolo lo faccia un parlamentare italiano. Però vabbè. In ogni caso, se vuoi dietro le sbarre il leader del Paese attaccato, dei suoi carnefici cosa vuoi fare? Onestamente, possiamo dire che saranno gli elettori ed eventualmente la magistratura a decidere se le accuse di Haaretz siano vere? A scrivere o meno la parola fine della vita politica di Benjamin Netanyahu?
Detto questo, what if? Visto che di altri attacchi si comincia a parlare – Dio ci scampi da un altro mattatoio! – merita ragionare su come avrebbe dovuto comportarsi Netanyahu. O chi per lui. Cosa dovrebbe fare un qualunque primo ministro israeliano qualora, la notte prima di un disastro, gli arrivasse un messaggio che dice: “Occhio che ti fanno il mazzo”? Viste le accuse, tre anni fa, Netanyahu avrebbe dovuto scatenare l’inferno. E come? Incenerendo Gaza modello Hiroshima? Salvo poi essere accusato comunque di genocidio.
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Delle due, l’una: la linea attendista è sotto processo, resta l’attacco preventivo. Napoleone diceva: “Quando il nemico sbaglia, non fermarlo”. Ma come ti comporti nella situazione contraria? Cosa fai quando ti arriva un avvertimento, non certificato, e se gli dai retta, fai più danni che altro? Nel 1940, gli inglesi sapevano che Coventry sarebbe stata rasa al suolo dalla Luftwaffe. Non fecero nulla, altrimenti i tedeschi avrebbero capito che li intercettavano. Così narra la leggenda. Vogliamo dire che Churchill era un criminale di guerra?
Oggi siamo tutti von Clausewitz. Ci dimentichiamo però che la storia è lastricata di attacchi a sorpresa su cui la contro-narrazione si è divertita a costruire complotti. Washington sapeva di Pearl Harbour. Ma non ha fatto nulla perché le prudevano le mani. L’11 settembre è stato tutto un piano giu-pluto-massonico perché da troppo tempo l’industria bellica Usa non sparava un colpo. Golda Meir era stata avvertita da re Hussein di Giordania due giorni prima – sono sempre due giorni prima, chissà com’è!? – dell’attacco di egiziani e siriani nel Kippur del ’73. Ma non gli aveva creduto. E via così.
Il fatto è che l’effetto sorpresa è la variabile indipendente di tutte le battaglie. Attacchi il nemico all’alba, quando dorme. Magari ha il sospetto che sta per fare qualcosa. Ma tu lo bruci sul tempo e nei modi. Non c’è Intelligence che tenga quando un’operazione di vasta scala viene pianificata come la scuola di guerra insegna. Poi non è detto che vada a finire come te la immagini. Hamas, con il 7 ottobre, sognava di fare “dal fiume al mare”. Non gli è riuscita. C’è chi rosica per questo. Noi stiamo dalla parte giusta della Storia.
Antonio Picasso