Estate record in Veneto, ma per il clima i soldi non bastano

Categoria: Italia

Arpav danno all’estate 2026 una temperatura media regionale di 23,5 gradi, un decimo sopra i 23,4 del 2003

Mario Alberto Marchi 12.9. 2026 ilriformista.it lett3’

I primi dati stagionali di Arpav danno all’estate 2026 una temperatura media regionale di 23,5 gradi, un decimo sopra i 23,4 del 2003. Il rapporto completo arriverà nelle prossime settimane, ma l’ordine di grandezza è definito: il Veneto ha appena vissuto il trimestre estivo più caldo da quando esiste la rete di rilevamento regionale.

Il dettaglio mensile spiega meglio del totale. Giugno si è chiuso a 3,1 gradi sopra la norma 1991-2020, quarto dal 1991, con un deficit di pioggia del 15 per cento in regione e del 34 in pianura. Luglio a più 2,1, quarto della serie storica, con quindici notti tropicali, ventiquattro giornate oltre i trenta gradi in pianura e precipitazioni inferiori del 9 per cento alla media regionale. Agosto a più 3,2, secondo mese più caldo dell’intera serie, a ridosso dell’agosto 2003: ventisei giornate estive, con un’anomalia di nove giorni sul clima di riferimento, e diciotto notti tropicali in pianura, sei volte il valore medio degli anni Novanta. Il disagio fisico ha seguito una curva propria. La fase più lunga è durata diciotto giorni consecutivi, dal 27 luglio al 13 agosto, con l’indice Humidex oltre i cinquanta gradi in più località e un massimo di 53,7 a Roverchiara. In quota, alla fine di agosto, nel sito di riferimento del Piz Boè a 2.900 metri non risultava più terreno gelato.

«Quella che abbiamo appena vissuto è stata un’estate eccezionale», ha commentato l’assessore Elisa Venturini, indicando nella persistenza, più che nel picco, il dato che colpisce. La reazione della Regione non nasce questa settimana. Il percorso della Strategia regionale di adattamento parte dal documento di economia e finanza per il triennio 2022-2024 e nel giugno 2023 la giunta ha istituito una cabina di regia. Il Veneto ha poi aderito alla Mission Adaptation Charter europea e ottenuto assistenza tecnica dal programma MIP4Adapt per costruire la strategia con il Regional Adaptation Support Tool della Commissione: cinque incontri tematici e oltre trecento contributi raccolti sul territorio. La scheda della piattaforma Climate-ADAPT cita in proposito Paolo Giandon, direttore della Direzione Ambiente e transizione ecologica. Nell’aprile 2025 la versione aggiornata ha avuto parere favorevole all’unanimità in Seconda commissione: anche l’opposizione l’ha votata.

Su questa base si innesta il passaggio più recente. A fine febbraio la giunta ha approvato l’adesione alla fase finale di Life ADACT Italy, progetto strategico integrato che vuole tradurre il Piano nazionale di adattamento in interventi materiali. Il Veneto vi figura come capofila di un partenariato con il Ministero dell’Ambiente, Ispra, Enea e altre sei Regioni; la proposta è stata presentata il 5 marzo e attende la decisione di Bruxelles. In caso di via libera mobiliterà 23 milioni, dei quali poco più di due per interventi diretti in Veneto. Il progetto ha una storia: Ispra, nella relazione sulla gestione del 2024, ricorda che ADACT era già stato presentato al bando 2023, con punteggio favorevole ma senza finanziamento per esaurimento delle risorse. Riscritto e ripresentato: due giunte diverse, la stessa proposta. Le azioni previste sono deliberatamente piccole e verificabili. Il cantiere pilota interessa un tratto di via della Ricerca Scientifica, nella zona industriale di Padova: sedici aiuole modulari di bioritenzione, otto metri per due ciascuna, 256 metri quadrati per raccogliere e infiltrare l’acqua piovana. Accanto alle opere, la rete dei Facilitatori del Clima: tecnici formati dalla Regione e messi a disposizione dei sindaci, perché i Comuni piccoli non debbano pagare consulenze esterne per riscrivere gli strumenti urbanistici in chiave climatica.

Anche qui esiste un precedente: fra il 2017 e il 2021 il Comune di Padova ha coordinato Life Veneto ADAPT, che con meno di due milioni e mezzo ha prodotto quarantatré piani locali di adattamento e le linee guida regionali. Il cantiere di oggi sta dentro quella traiettoria, non la inaugura. Resta il nodo che il Veneto non può sciogliere da solo. Il Piano nazionale di adattamento, adottato nel dicembre 2023 ed entrato in vigore nel febbraio successivo, non ha risorse proprie: prevede che siano le singole amministrazioni a cercarle su Life, Horizon e fondi di coesione. Due milioni, per una regione che quest’estate ha attraversato tre grandi ondate di calore, sono una cifra onesta per una sperimentazione e irrisoria per una politica. La differenza fra le due cose non la decide Palazzo Balbi.