I cori contro di me dopo il referendum? Qualcuno si è scusato"

Categoria: Italia

Annalisa Imparato e il libro sui cold case: “Verità processuale non significa verità fattuale. Io in politica? Sono una donna di Stato”

Pasquale Ferraro 18.9. 2026 alle 11:23 ilriformista.it lett3’

Già volto di punta dei magistrati per il «sì» al referendum e presenza televisiva amatissima, Annalisa Imparato esordisce ora in libreria con il primo capitolo di una serie di romanzi. In questa chiacchierata con Il Riformista ci ha raccontato il post-referendum e i suoi prossimi progetti.

Ha da poco debuttato come scrittrice…

«Sì, con il primo volume di una serie di thriller incentrati sui più grandi cold case della cronaca nera italiana, ovviamente in forma romanzata, li ho chiamati “flight read”. Perché li ho immaginati come dei testi da leggere durante un volo aereo nazionale».

Come mai questa scelta?

«Il fulcro della storia tocca una verità molto intima per chi fa il mio mestiere, quello della verità processuale, perché purtroppo la verità processuale non sempre restituisce la verità fattuale».

C’è il tema dei femminicidi…

«Credo sia arrivato il momento di affrontare questi fatti senza censure. I femminicidi non nascono oggi: purtroppo ci sono sempre stati».

Chi è il protagonista?

«Un magistrato costantemente attanagliato da un dubbio amletico».

Sul suo operato?

«Sì! Insieme alla protagonista viaggeremo nel tempo, vedendo con i nostri occhi i misteri del passato e interagendo con le vittime e i personaggi dell’epoca. Per me è un sogno. A questo proposito, voglio svelarvi un retroscena».

Prego.

«A un certo punto la casa editrice mi ha contattata perché alcuni acquirenti avevano ordinato migliaia di copie in un’unica soluzione. La cosa mi ha incuriosita ed emozionata: si trattava di due imprenditori che, per sensibilizzare i propri dipendenti sulla tematica, hanno deciso di regalare il libro ai propri dipendenti. Un gesto davvero illuminato da parte di due grandi imprenditori e uomini quali Luca Bondioli e Savino Novelli, che definisco uomini del fare».

Si è pentita del suo impegno nel referendum?

«No, assolutamente. Anzi, penso che se tornassi indietro rifarei esattamente lo stesso percorso, con le stesse forme, modalità e tempistiche. Non è stata una scelta improvvisata, ma un cammino ponderato e strutturato attorno a idee che maturavo già prima della battaglia referendaria e che condivido tuttora».

Non cambierebbe proprio nulla?

«Non appoggerei l’idea di un referendum. Non per negare la parola agli italiani — che resta uno strumento democratico fondamentale — ma perché, essendo argomenti tecnici, si sarebbero potuti raggiungere obiettivi importanti con la legislazione ordinaria. Ecco, questo si poteva fare diversamente».

Non è un argomento semplice…

«Il tema è strettamente tecnico e coinvolge due questioni cruciali. Da un lato la separazione delle carriere, che interessa principalmente chi svolge la professione di magistrato. Dall’altro la riforma del Csm, che riguarda soprattutto chi decide di fare politica all’interno della magistratura. Ai cittadini, però, interessa il prodotto finale: come siamo in grado di amministrare la giustizia».

Qual è la cosa che l’ha colpita di più, in positivo o in negativo, durante la battaglia referendaria?

«In positivo la passione messa da tanti colleghi, ma allo stesso modo non ho condiviso l’eccedere di altri come tifoserie da squadre di calcio, andando a sfociare su aspetti contro la persona piuttosto che a supporto delle proprie idee».

E cosa l’ha delusa?

«L’esasperazione dei toni da entrambi i lati. Si potevano evitare certe frasi e certi sfoghi del tutto inadeguati».

Cosa ha provato nel vedere i suoi colleghi cantare «Chi non salta la Imparato è», sulla falsa riga di «Chi non salta la Meloni è»?

«È un onore! Giorgia Meloni è la nostra prima donna presidente del Consiglio, quindi, da magistrato donna, mi ha fatto piacere, ma appartiene al passato, e in molti, in privato, si sono scusati per il gesto».

Lei è femminista?

«No. “Femminismo” e “patriarcato” sono parole bandite dal mio vocabolario. Donne e uomini devono semplicemente partire dalle stesse identiche condizioni».

E sulle quote rosa?

«Le donne non sono una specie protetta, per cui non le condivido: sappiamo prenderci i nostri spazi».

Scenderà in politica?

«Sono una donna di Stato e a disposizione dello Stato in tutte le sue forme».