Il governo chiederà ventotto miliardi invece dei trentasei previsti prima dell’estate, riducendo interamente la parte destinata agli armamenti.
2.10.2026 linkiesta.it lettura3'
La Lega ha ottenuto il ridimensionamento, ma ora la maggioranza dovrà trovare i numeri in Parlamento e un accordo sulla prossima manovraIl governo ha deciso di chiedere a Bruxelles ventotto miliardi di euro di flessibilità per finanziare le spese aggiuntive per energia e difesa, otto miliardi in meno rispetto ai trentasei previsti prima dell’estate. La riduzione riguarda interamente la difesa, mentre resta invariata la quota destinata all’energia. È il risultato del vertice di maggioranza convocato a Palazzo Chigi alla vigilia del Consiglio dei ministri, segnato dalle resistenze della Lega e dal confronto tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini.
Salvini, scrive Repubblica nell’articolo firmato da Giuseppe Colombo e Lorenzo De Cicco, è arrivato all’incontro chiedendo di rinviare la decisione sullo scostamento e di ridurre in modo consistente le risorse per gli armamenti. «Approviamo solo il documento, per lo scostamento riflettiamo qualche giorno in più», ha detto. Nel pomeriggio aveva spiegato ai suoi: «C’è un problema di opportunità, non si può spendere nelle armi, in questa situazione». Giancarlo Giorgetti, presente al vertice insieme ad Antonio Tajani e Maurizio Lupi, ha lasciato la scelta alla premier: «È una scelta politica, spetta al vertice».
Meloni, invece, avrebbe insistito sulla necessità di decidere subito. Rimandare di qualche giorno significherebbe arrivare a ridosso della campagna elettorale, nel caso in cui si votasse in primavera. Alla fine il Consiglio dei ministri varerà la relazione necessaria per attivare la clausola di salvaguardia nazionale, che dovrà poi essere inviata alla Commissione europea e sottoposta al voto delle Camere. Ed è proprio il passaggio parlamentare a rappresentare uno dei problemi per la maggioranza: per approvare la richiesta serve la maggioranza assoluta e tra i parlamentari della Lega non mancano le perplessità.
La versione uscita dal vertice prevede per il 2027 uno scostamento dello 0,3 per cento per la difesa e dello 0,3 per cento per l’energia. Nel 2028 le due voci resteranno entrambe allo 0,3 per cento. In precedenza, lo schema illustrato da Giorgetti prevedeva invece per il 2028 uno 0,6 per cento destinato alla difesa. La differenza vale circa otto miliardi di euro. Su come utilizzare le risorse resta però ancora da decidere una parte della spesa: il governo sta trattando con Bruxelles e punta, tra le altre cose, a confermare l’ecobonus al 65 per cento e gli interventi per i pannelli solari su scuole e ospedali.
Nel vertice si è parlato anche della richiesta italiana di ottenere maggiore flessibilità sui conti pubblici per compensare gli effetti dell’inflazione e del caro vita. Meloni sarebbe rimasta sorpresa dalla reazione negativa della Commissione europea alla lettera inviata nei giorni scorsi e ha riferito di aver parlato con Ursula von der Leyen. La premier ritiene che uno spazio di trattativa possa aprirsi già all’Ecofin del 9 ottobre. «Una breccia» può ancora essere trovata, è il ragionamento riferito agli alleati. «Andiamo avanti – avrebbe detto – anche l’altra volta sull’energia non sembravano esserci spiragli, invece abbiamo portato a casa il risultato».
Intanto, però, le tensioni sulla prossima legge di bilancio restano tutte aperte. Giorgetti chiede una manovra «seria», mentre Salvini insiste su una linea più espansiva e rilancia le richieste della Lega: flat tax fino a centomila euro, quota sessantaquattro per le pensioni e una tassa sulle grandi banche. Sul tavolo c’è anche la richiesta di sbloccare subito gli otto miliardi dovuti alle imprese per i lavori effettuati entro la fine dell’anno. A complicare ulteriormente il quadro ci ha pensato Maurizio Leo, che aveva evocato il rischio di un «tracollo come in Grecia» e poi ha corretto le proprie dichiarazioni.