la locomotiva tedesca sbuffa: il mal di pancia pronto ad arrivare in Italia
*Antonio Picasso 7.10. 2026 alle 10:59 ilriformista.it lett 3’
L'incredibile arresto di Raffaele Del Prete, il camorrista dei Mazzarella che si era nascosto in un armadioL'incredibile arresto di Raffaele Del Prete, il camorrista dei Mazzarella che si era nascosto in un armadio
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Dice che è come il maggio del ’68. Compagno Mélenchon, non esagerare. Il giacobino dei nostri tempi vede negli studenti che bloccano le scuole francesi gli eredi degli “eroi” della sua generazione. Più facile che tenti di illudere sé stesso anziché darla a bere a chi gli sta dietro. Certo non spaventa l’avversario. Però certe cose è meglio non prenderle sotto gamba. Parigi brucia. Barcellona è sulle barricate. Da una parte le scuole, dall’altra il disastro del modello socialista iberico che si schianta sull’immobile. Più in là, la locomotiva industriale tedesca sbuffa come un ferro vecchio. Fuochi di scontento, lontani tra loro e pur ben diversi. Ma attenzione che, così come Schengen ha fatto cadere i confini per il traffico interno di persone e merci, altrettanto agevola il contagio dei mal di pancia di una società europea frammentata sì, ma che rischia di trovarsi d’improvviso unita per contestare, devastare, incendiare.
Già, perché alla fine il populismo che cos’è se non un magnete che raccoglie rancori, risentimenti, ingiustizie e altre storture che la classe dirigente non ha saputo risolvere?
Le disuguaglianze ci sono. Le storture pure. L’Europa non ha mai preteso di essere perfetta. Il suo problema – come anche dei suoi Stati membri – è quello di non aver previsto che le promesse mantenute, i risultati raggiunti, la pace senza tempo, eccetera, prima o poi, avrebbero avuto una data di scadenza. Insomma, non è da oggi che l’impianto “dalla culla alla tomba”, così come concepito alla fine della Seconda guerra mondiale, non è più sostenibile. E mentre da un lato il tandem Bruxelles-Francoforte tira dritto per la sua strada del rigore, dei conti in ordine e dell’eccesso normativo, dall’altra i governi nazionali si inventano manovre taglia e cuci per mostrarsi buoni e belli di fronte agli elettori, facendo passare l’Ue come l’orco cattivo.
Riflessioni di maniera a parte, c’è un però. Le Alpi non fanno da filtro.
D’accordo, la portata dei mali sociali francesi e spagnoli, come le debolezze economiche della Germania, sono ben maggiori delle nostre défaillance. L’industria italiana nel 2025 ha registrato un calo dello 0,3%, ma ha resistito meglio di quella tedesca, che è diminuita dell’1,1%. In Spagna, il costo dell’immobile è aumentato del 12,9%, contro il 4,1% dell’Italia (quarto trimestre 2025). In Francia, infine, gli episodi di bullismo sono il doppio che da noi. Quindi va bene. Ma occhio a non giocare a melina con una dichiarazione steccata sulle gonne corte, oppure a scannarsi su una legge elettorale che non affascina. E non si capisce.
I fuochi di rivolta in Europa possono soffiare da noi molto più facilmente di quanto si creda. Primo perché, nonostante i conti più o meno in ordine, di problemi ne abbiamo pure noi. Secondo, perché l’Italia è governata da un governo di destra. Stabile. Ma prossimo al voto. E quale occasione migliore per fare casino? Soprattutto quando nei palazzi si è distratti da “non cose”. Può essere che siamo alle congetture. Del resto, c’è chi la spara ancora più in alto. Vedi Mélenchon. Può anche darsi che non succeda. Ma se succede…
*Antonio Picasso, giornalista e consulente di comunicazione. Ha iniziato a scrivere di economia, per poi passare ai reportage di guerra in Medio Oriente e Asia centrale. È passato poi alla comunicazione d’impresa e istituzionale. Ora, è tornato al giornalismo. Scrive per il Riformista ed è autore del podcast “Eurovision”. Ha scritto “Il Medio Oriente cristiano” (Cooper, 2010), “Il grande banchetto” (Paesi edizioni, 2023), “La diplomazia della rissa” (Franco Angeli, 2025).