e correre da solo alle elezioni .. per superare il tetto del 15% e fare il jolly per la maggioranza in Parlamento
Aldo Torchiaro 10.10 2026 alle 11 ilriformista.it lett3’
Aria pesante tra i due leader all’evento 60Under30 all’Università Link di Roma. Il presidente del Movimento mette gli occhi sui sondaggi a ridosso del voto. Se il 42% fosse impossibile per il centrosinistra, potrebbe far saltare l’alleanza per superare il tetto del 15% e fare il jolly per la maggioranza in Parlamento
Le immagini della manifestazione 60Under30 all’Università Link Campus di Roma parlano chiaro.
Da una parte la leader dem, Elly Schlein. Dall’altra il leader 5Stelle. Difficile fotografarli insieme. Difficile non vedere che manchi qualcosa di indispensabile. La sintonia, l’affiatamento. Ma non è (solo) questione di feeling: forse manca anche la fiducia reciproca. E non che Conte non l’avesse fatto capire prima, a onor del vero. Lui le primarie le corre per vincerle davvero. Non per fare tappezzeria. Il problema è che fa lo stesso anche lei. E dunque?
Elly Schlein e Giuseppe Conte, separati in casa. Che succede a Campo Marzio? Cosa si stanno dicendo nelle segrete stanze della segreteria dell’ex premier? Una voce degna della massima attenzione mette in fila per noi tre punti. Se nei sondaggi la certezza del 42% per la coalizione vacillasse, la presenza dell’indigeribile – per Conte – Matteo Renzi nel centrosinistra invece si confermasse certa e la candidata premier, dopo le primarie, fosse Elly Schlein, Conte non esiterebbe a rompere la coalizione e a correre da solo.
Attenzione, si devono verificare queste tre condizioni. Ma liberato dai vincoli, il 5 Stelle potrebbe correre in solitaria, superare il tetto del 15% e riproporsi, il giorno dopo, come asso vincente per qualunque coalizione possa e voglia formarsi in Parlamento. Potrebbe fare maggioranza con tutti, il campione del progressismo: paradossalmente anche con Vannacci.
Se il 42% non fosse più alle viste, il campo largo non esisterebbe più. E c’è chi, come Giuseppe Conte, si sta già prefigurando l’exit strategy vincente per questo scenario. A partire da una considerazione di massima: Conte ha iniziato a capire come può drenare i voti anche di qualcuno che occhieggia al populismo di destra. Su Ucraina, ma anche immigrazione, dove Conte ha rialzato la bandierina della sicurezza, il M5S sa di poter prendere una parte di elettorato moderato, conservatore, sovranista.
“È una ipotesi che circola – ci conferma il politologo Luigi Di Gregorio – e circola anche l’ipotesi che Conte sta facendo tutti i calcoli possibili per tornare a Palazzo Chigi. Senza escluderne nessuno.
Se parteciperà alle primarie e non dovesse vincerle lui, la sua linea rossa sull’Ucraina, sul riarmo, sulla Nato potrebbe diventare potenzialmente un motivo di scontro tale sul programma da permettergli di smarcarsi. Ovviamente sono congetture che si fanno, non abbiamo certezze sugli scenari futuri”. Certo, non sarebbero tutte rose e fiori, come evidenzia il sondaggista e analista politico Fabrizio Masia. “Sarebbe sconveniente rompere l’alleanza perché sarebbe additato come il responsabile della sconfitta dei progressisti. Se vincerà le primarie, ovviamente questo scenario non è praticabile. Il rischio che assumerebbe sarebbe grande in ogni caso, il premio di maggioranza del 42% fa gola a tutti e naturalmente adesso i partiti sono indirizzati al superamento di quell’obiettivo”. Nondimeno, di fronte alla prospettiva di arrivare secondo, dunque di doversi in ogni caso accontentare, rimanendo fuori da Palazzo Chigi, Conte avrebbe scatenato i suoi Richelieu.
Chiamando in causa la categoria, cosa ne pensa Daniel Fishman, il guru delle campagne elettorali con la sua Consenso? «Per Conte correre da solo non sarebbe una sorpresa ma un ritorno alle origini: nel 2022 lo strappo dal Pd gli ha restituito identità e voti.
Se il campo largo non vede la soglia del premio, la coalizione diventa per il M5S solo un costo, perché diluisce il profilo e sposta consensi verso il Pd. Il rischio, però, è consegnare la vittoria al centrodestra e passare per chi ha diviso l’alternativa: un’accusa che, in campagna elettorale, pesa più di qualsiasi sondaggio». Conte, insomma, non vuole solo mancare alle feste. Come un novello Jep Gambardella, lui le feste vuole vederle fallire. A meno di essere lui, il festeggiato.