Editoriali Le prese in giro su Ilva Il decreto per la cassa integrazione in deroga

Categoria: Italia

è simbolo di un fallimento di sistema. Il 21 agosto l’ordinanza di spegnimento era già arrivata. Ma né i sindacati né i partiti progressisti hanno protestato..

diRedazione 12 OTT 26 ilfoglio.it lettura1’

Martedì in Consiglio dei ministri verrà votato un decreto Ilva da 125 milioni di euro per la cassa integrazione in deroga a tutti i dipendenti, diretti e no, degli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure. Fino a giugno, cioè fino alle elezioni. Altri 125 milioni buttati al vento, mentre gli impianti sono stati tutti spenti dai commissari straordinari. Dire, come hanno fatto con una missiva sabato pomeriggio, che erano obbligati da un’ordinanza della magistratura (smontata dal Pg della Cassazione), non corrisponde al vero. A Taranto solo l’Afo 2 era ancora mezzo in funzione, mentre Afo 4, cokerie e batterie erano state spente dai commissari già da dicembre 2025.

La premessa del ministro Urso, con il suo famoso “piano corto”, era di riaccenderli a maggio. Perché non è stato fatto?

Il sottosegretario Mantovano, durante il tavolo di giovedì sera con i sindacati, è stato onesto: “Anche se il 20 ottobre la Cassazione dovesse annullare l’ordinanza di spegnimento, servirebbero mesi per riaccendere tutto”. Questo perché i commissari, dopo aver mandato in malora gli impianti, a luglio hanno sospeso l’ultima nave di materie prime.