Il disegno di legge delega in materia di energia nucleare sostenibile è stato approvato dalla Camera dei deputati il 4 giugno 2026
23 .8. 2026 redazione di qdpn.it lettura4’
Mentre le imprese venete continuano a confrontarsi con il costo dell’energia, a Roma è tornata sul tavolo una delle scelte strategiche più importanti degli ultimi decenni. Il possibile ritorno del nucleare nel mix energetico nazionale non riguarda soltanto il Governo o le grandi aziende del settore: interessa anche una regione che fonda gran parte della propria ricchezza sulla manifattura, sull’export e sulla disponibilità di energia a costi competitivi.
È una notizia rimasta spesso ai margini del dibattito pubblico, nonostante la sua portata. L’Italia ha avviato il percorso legislativo per riportare il nucleare tra le opzioni della propria strategia energetica.
Il disegno di legge delega in materia di energia nucleare sostenibile è stato approvato dalla Camera dei deputati il 4 giugno 2026 e trasmesso al Senato, dove a luglio si è concluso l’esame in Commissione. Il provvedimento non è ancora una legge definitiva, ma rappresenta un passaggio significativo verso una possibile nuova stagione energetica per il Paese.
Questo non significa che domani inizieranno i lavori per costruire nuove centrali. Non sono stati individuati siti, non esistono cantieri autorizzati e non è stata presa alcuna decisione definitiva sugli impianti da realizzare.
Il cambio di direzione, però, è evidente. Dopo decenni nei quali il nucleare sembrava definitivamente escluso dall’orizzonte energetico nazionale, l’Italia ha riaperto ufficialmente la discussione sul ruolo che questa tecnologia potrebbe avere nei prossimi decenni.
Per il Veneto il tema è tutt’altro che astratto. La regione genera il 9,3% del Pil italiano ed è tra i principali motori economici del Paese. La sua forza risiede in una rete diffusa di imprese manifatturiere, distretti produttivi e aziende orientate ai mercati internazionali.
Dalla meccanica alla componentistica, dal legno-arredo all’agroalimentare, fino ai settori della siderurgia, della chimica e della trasformazione industriale, una parte rilevante dell’economia veneta dipende dalla disponibilità di energia affidabile e competitiva.
Per queste imprese il prezzo dell’elettricità non rappresenta una semplice voce di bilancio. Può incidere sugli investimenti, sui margini, sulla capacità di esportare e, nei comparti più energivori, sulla stessa convenienza a produrre in Italia.
La crisi energetica degli ultimi anni ha mostrato con chiarezza quanto il costo dell’energia possa influire sull’attività produttiva. Molte aziende si sono trovate a fronteggiare aumenti significativi delle spese energetiche, con effetti diretti sulla competitività.
Anche il quadro economico regionale invita a riflettere. Secondo le più recenti analisi della Banca d’Italia, nel 2025 l’economia veneta è cresciuta dello 0,1%, mentre produzione manifatturiera ed esportazioni hanno registrato segnali di rallentamento.
In questo contesto la sicurezza degli approvvigionamenti energetici diventa una questione industriale prima ancora che politica.
Il provvedimento affida al Governo il compito di adottare, entro dodici mesi dall’eventuale entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per disciplinare la produzione e l’utilizzo dell’energia nucleare sostenibile.
La delega comprende la localizzazione, la costruzione e l’esercizio degli impianti, la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito, lo smantellamento delle installazioni esistenti, la ricerca sulla fissione e sulla fusione nucleare, la sicurezza e la formazione delle competenze tecniche necessarie. È inoltre previsto il coinvolgimento delle Regioni nella definizione dei decreti attuativi.
Gli obiettivi indicati sono il rafforzamento della sicurezza energetica, la riduzione della dipendenza dall’estero, il contributo alla decarbonizzazione e il sostegno alla competitività del sistema produttivo nazionale.
È proprio attorno a questi temi che è tornato il dibattito sul nucleare. L’Italia produce la maggior parte dell’elettricità che consuma, ma continua a dipendere in misura rilevante dalle importazioni di fonti energetiche, in particolare gas e petrolio. La sfida, per i prossimi decenni, sarà garantire energia sufficiente, stabile e competitiva per famiglie e imprese.
Il confronto sul nucleare non dovrebbe quindi trasformarsi in una contrapposizione tra tecnologie. Solare, idroelettrico, eolico, sistemi di accumulo, reti più efficienti e, eventualmente, produzione nucleare rispondono a esigenze diverse. La vera sfida è garantire al Paese un sistema energetico stabile, sostenibile e competitivo.
Per una regione come il Veneto, fortemente orientata alla produzione industriale e all’export, il tema della sicurezza energetica è destinato a diventare sempre più centrale.
Il percorso verso un eventuale ritorno del nucleare sarà lungo e complesso. Prima dovrà concludersi l’iter parlamentare della legge delega. Successivamente dovranno essere definiti i decreti attuativi, le regole di sicurezza, le tecnologie da adottare e i criteri per l’eventuale localizzazione degli impianti.
Resta inoltre aperto il tema della gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito, che il disegno di legge include tra gli aspetti da disciplinare.
Al momento non esistono indicazioni sui territori che potrebbero ospitare future infrastrutture nucleari. Qualunque ipotesi sul coinvolgimento del Veneto sarebbe quindi prematura. È però certo che le Regioni avranno un ruolo nel percorso decisionale e che l’eventuale individuazione dei siti aprirà un confronto destinato a coinvolgere istituzioni, comunità locali e mondo produttivo.
Il nucleare continua a dividere l’opinione pubblica e probabilmente continuerà a farlo. Sicurezza, costi, scorie e tempi di realizzazione sono questioni reali, così come sono reali la necessità di ridurre le emissioni e quella di garantire energia a un sistema produttivo che compete sui mercati globali.
Per il Veneto il punto centrale non è scegliere oggi tra favorevoli e contrari. È capire quale modello energetico potrà sostenere imprese, occupazione e crescita nei prossimi venti o trent’anni.
Nei prossimi anni il dibattito non riguarderà soltanto la costruzione di eventuali impianti, ma la capacità dell’Italia di costruire una strategia energetica adeguata alle sfide future. Per una regione che vive di manifattura, innovazione ed esportazioni, la questione non è soltanto energetica: riguarda la capacità di continuare a produrre, competere e crescere.