Lettere al Direttore Foglio 7.8.2016

Categoria: Rubriche

Grasso, ovvero la società civile all’inseguimento del partito delle manette. Dalle parole del cardinale Scola scaturisca una chiesa diversa da quella che sembra avere in testa il Papa.

1-Al direttore - La relazione con la quale il Senato decideva l’altro ieri il carcere per un proprio collega reputava non fosse “implausibile” che egli fosse alla testa della criminalità organizzata. Più che “plausibile” è parso al presidente che l’Aula del Senato dovesse fare talmente in fretta da non essere smentita o confortata dalle decisioni, attese fra qualche giorno, della magistratura preposta al riesame del caso. Tanta inutile e sguaiata lesione dell’indipendenza e dell’autonomia di giudizio della magistratura (ma a suo modo anche del Senato) è stata infatti esplicitamente imposta dal presidente Grasso sull’ordine del giorno. Se poi, nella giornata di ieri il presidente Grasso abbia ritenuto “plausibile” recarsi in carcere a spiegare al collega le ragioni di tanta singolare procedura ad personam, trattasi di vicenda sulla quale deve essere stata osservata la massima discrezione. E’ auspicabile (e forse plausibile) senza virgolette che alla stessa discrezione sia improntato l’atteggiamento del Senato nei confronti delle imminenti decisioni del riesame. Se esse si rivelassero umilianti per il Senato, è bene anticipare che autonomia e indipendenza della magistratura non siano a senso unico. Il sospetto non è mai l’anticamera della verità, ma sarebbe per il presidente Grasso un episodio ancor più infelice della sua fin troppo ostentata propensione al giacobinismo.

Luigi Compagna

Il problema non è solo Grasso, che, lo diciamo con simpatia, non perde occasione per ricordarci l’inadeguatezza della società civile prestata alla politica. Il problema è il silenzio che si registra, fuori e dentro il Senato, rispetto a una sentenza anticipata (è sufficiente la testimonianza di un pentito per mandare un parlamentare in galera?) che la politica (la sinistra, soprattutto) non ha voluto neppure mettere in discussione per paura di essere a sua volta condannata dal partito del moralismo. Rincorrere i Cinque stelle sul terreno del giustizialismo ed essere subalterni al movimento delle manette può permetterti di trascorrere un’estate serena, forse, ma alla lunga rischia di essere un atteggiamento autodistruttivo. Essere garantisti non significa essere innocentisti ma significa valutare con attenzione tutte le prove che sono a carico di un imputato e poi alla fine ragionare con la propria testa, senza essere guidati, come è successo questa settimana al Senato, solo dal terrore di ricevere un attacco su Twitter.

2-Al direttore - Bergoglio, Scola. Non concordo con chi ritiene che il cardinale Scola – nell’intervista rilasciata al Foglio – abbia “tradotto” Papa Francesco. Mi permetto di dire che – pur nello spirito di comunione e unità che accompagna sempre l’operato e il pensiero dell’arcivescovo di Milano – a me pare che dalle parole del cardinale Scola scaturisca una chiesa diversa da quella che sembra avere in testa il Papa. A ben vedere, questa diversità ha la sua radice in una differenza metodologica tra i due nell’approcciarsi al mondo. Dove Papa Bergoglio, nelle sue dichiarazioni ex cathedra e non, sembra privilegiare una prassi di accoglimento/accomodamento della chiesa ai “segni” del secolo, il cardinale Scola, nell’intervista in questione (e non solo in questa), esprime una sintassi dell’essere cattolico secondo intelletto e ragione, ovverosia tra intuizione intellettiva della verità e discorsività razionale – dunque faticosa  drammatica controcorrente – delle ragioni di fede. In altri termini: Scola fa teologia, Bergoglio prassi. Ma la prima è provocazione della fede al mondo; la seconda è accondiscendenza.

Alberto Bianchi

Più che diversa, direi proprio alternativa.

3-Al direttore - Fanno ridere i senatori del Pd che invitano a votare no al referendum. Pur animati da nobili ideali e altrettanto eccelsi alibi – “non è questo il modo”, “si potrebbe far di meglio” – fanno pensare a Totò-Tarzan o al mitico Antonio Razzi preoccupato solo di salvaguardare la cadrèga e gli emolumenti.

Aldo Piro

Eppure, involontariamente, quei senatori hanno fatto un favore a Renzi. Hanno aperto il campo del no nel Pd e così facendo costringeranno tutti a iscriversi a uno dei due partiti: o il partito del sì, o quello del no. Stare in mezzo, come sognano di fare i furbetti del pretestino, sarà più difficile.