I no al referendum? When in trouble, buttala in caciara. Mi domando come mai la persecuzione dei cristiani trovi poco spazio nei media italiani ed europei. Inter e Mancini
1-Al direttore - In teoria il referendum sulla riforma costituzionale ha per oggetto la scelta tra il modello proposto dal ddl Boschi e l’usato sicuro della Costituzione attualmente vigente, in realtà una vittoria del No sconvolgerebbe il panorama politico e potrebbe portare a lacerazioni e addirittura a una crisi complessiva del nostro ordinamento. La vittoria del No avrebbe come conseguenza immediata una versione peggiorata del bicameralismo perfetto, con due Camere con uguali competenze ma elette con criteri radicalmente diversi e quindi incapaci di esprimere un governo. Per evitare ciò, dal momento che Renzi rassegnerebbe prontamente le dimissioni, si dovrebbe procedere alla formazione di un nuovo governo avente come compito primario e immediato l’adozione di leggi elettorali nuove, e reciprocamente compatibili, per i due rami del Parlamento. A rigore tale governo dovrebbe essere espresso dalle forze che ne abbiano reso necessaria la formazione, e cioè da un’alleanza tra M5s, FI, Lega, FdI, Sinistra italiana e corpuscoli centristi, o quantomeno tra le principali di tali forze; essendo tale soluzione impossibile, la sola alternativa realistica sarebbe un governo istituzionale e di scopo sostenuto da Pd, FI e centristi (difficilmente dalla Lega e da FdI, certamente non dal M5s e da Sinistra italiana). Tale governo, se mai riuscisse a formarsi, avrebbe una vita breve (al massimo un anno), durante la quale la sua azione dovrebbe concentrarsi sulla riforma elettorale, per almeno una delle due Camere, e verosimilmente per entrambe: un compito già di per sé arduo, data la rivalità tra le forze che dovrebbero sostenerlo, e reso assai rischioso dalla prospettiva di elezioni a brevissima scadenza e dalla minaccia di un’opposizione, il M5S, che avrebbe in mano molte buone carte. Per quanto riguarda le riforme elettorali le soluzioni possibili sono: a) Consultellum per Camera e Senato; b) Italicum con premio di lista per entrambe le camere; c) idem con premio di coalizione; d) collegio uninominale con doppio turno; e) ritorno al Mattarellum, con modifica di qualche parametro. Non intendo entrare nel merito di queste diverse alternative e invito semplicemente a figurarsi il clima politico nel quale la vita del nuovo governo si svolgerebbe, con forze di governo chiamate da un lato a prendere decisioni di politica economica e finanziaria difficili (e politicamente costose) e dall’altro a scegliere, nell’imminenza di elezioni, delle leggi elettorali che inevitabilmente favoriranno una di esse a spese dell’altra, e probabilmente entrambe a spese di un M5s che avrà buon gioco nei confronti dei partiti al governo, entrambi impegnati a combattere al tempo stesso l’alleato e l’opposizione. Il M5s si trova davanti all’invidiabile alternativa tra due situazioni a lui favorevoli: se vince il Sì, con una legge elettorale favorevole e un sistema politico più facile da gestire, in caso contrario con un quadro istituzionale meno favorevole che nel primo caso, ma con il vantaggio di confrontarsi con un governo debole e diviso; la situazione di FI, e dei suoi alleati, è sostanzialmente speculare, e prospetta un quadro drammaticamente difficile se vince il No e solo moderatamente tale se vince il Sì; nel caso del Pd (e più precisamente della sua maggioranza, dal momento che la minoranza gioca soltanto a perdere e si trova scegliere tra una vittoria del governo e una del M5s) l’alternativa è tra due esiti forti, favorevole se vince il Sì, sfavorevole se vince il No. L’alternativa che per esso si presenta è se pagare o meno il prezzo di una correzione dell’Italicum per migliorare le probabilità di vittoria del Sì. Personalmente ritengo che il prezzo della correzione sia piuttosto elevato, per il danno che apporterebbe alla governabilità, per il segnale di incertezza che trasmetterebbe e perché legittimerebbe l’accusa del M5s di una congiura ai suoi danni, mentre è difficile valutare la portata dei consensi che essa apporterebbe.
Eugenio Somaini
Sono considerazioni interessanti le sue e ci sarà tempo per tornare sul tema. Per il momento mi limito a notare un elemento significativo: oggi il referendum lo stanno personalizzando le stesse persone che hanno accusato Renzi di averlo personalizzato. Dire “votate no per mandare a casa Renzi”, come chiedono Massimo D’Alema, Alessandro Di Battista, Renato Brunetta, Marco Travaglio, Matteo Salvini, Maurizio Landini, è più semplice che entrare nel merito del perché è necessario (a) custodire l’attuale status quo costituzionale e (b) tenersi allegramente il bicameralismo perfetto. Come dice il vecchio detto, when in trouble, buttala in caciara.
2-Al direttore - Mi domando come mai la persecuzione dei cristiani trovi poco spazio nei media italiani ed europei. Dove sono i giornali dell’intellighenzia politicamente corretta quando bisogna raccontare il genocidio dei cristiani in tutto il mondo? Lo sappiamo che l’uccisione del gorilla Harambe ha avuto una copertura mediatica sei volte superiore alla decapitazione di 21 cristiani per mano dell’Isis? Qualche media internazionale ha riportato la notizia delle oltre 40.000 violenze subite dai cristiani nei campi profughi in Germania? I cristiani in Iraq e Siria sono vicini all’estinzione e in alcune zone del Pakistan, i cristiani vivono in vere e proprie condizioni di apartheid. Tutto questo nel quasi totale silenzio della comunità internazionale, dell’Alto Rappresentante della Ue per la politica estera Federica Mogherini, della Nazioni Unite e, dei grandi e tanto osannati media “liberi”.
Marco Gombacci
Il World Watch List 2016, report annuale dell’associazione OpenDoors, ha fatto alcuni conti sui martiri cristiani. Dai 4.344 morti del 2014 siamo passati ai 7 mila del 2015. Solamente in Iraq (fonte Caritas) sarebbero oltre 2 milioni le persone scappate dalla violenza islamista dello Stato islamico. Un altro milione è fuggito dalla Siria. Un milione e mezzo in Nigeria. Nel 2015 ci sono state 2.400 chiese attaccate. Cinque anni fa i cristiani ad Aleppo erano 150 mila oggi centomila se ne sono andati. Gli appelli internazionali possono essere utili, certo. Ma i cristiani del medio oriente non hanno bisogno di appelli. Hanno bisogno di qualcuno che, anche con la forza, li metta in condizione non di scappare ma di vivere nella loro terra.
3-Al direttore - Tralasciamo per un po’ Bergoglio, Renzi, Berlusconi e l’islam, dove, peraltro, ho poco ascolto. Leggo sul web che sei interista. A me sembrava bianconero, piuttosto; lo deduco da alcune risposte (qualcuno non arriva a mangiare il panettone come gli allenatori dell’Inter che senza Rossi e con Mancini non vincerà mai niente). Chi ha ragione? Nerazzurro dissidente?
Enrico Venturoli
Sono un nerazzurro realista. Mancini è stato un magnifico bluff. In Italia ha vinto tre campionati. Uno lo ha vinto grazie a Guido Rossi che ha penalizzato la Juventus a seguito di un processo farsa (2005/2006). Uno lo ha vinto nei mesi in cui la Juventus, grazie a Guido Rossi, si trovava in serie B (2006/2007). Uno lo ha vinto grazie a un calciatore (Ibrahimoviç) che l’Inter ha comprato dalla Juventus dopo la sua retrocessione in B, grazie a Guido Rossi. Forse Thohir ha capito che Guido Rossi non tornerà presto alla guida della Federcalcio e ha chiamato Frank de Boer, rendendosi probabilmente conto che Mancini sta alla parola scudetto più o meno come Di Battista sta alla parola garantismo.
4-Al direttore - Caro Cerasa, alcuni intellettuali giustificano il terrorismo: io non capisco. La storia ci dice che l’occidente ha dichiarato guerra e invaso alcuni stati islamici, l’ha vinta o persa non importa, l’ha reputata finita firmando trattati con i governanti di quegli stessi stati islamici: non siamo più in guerra, perciò nessuno ha il diritto di proseguirla. L’occidente sta facendo la guerra sul terreno di alcuni stati islamici perché il suo intervento è stato richiesto dai governanti di quegli stati: tutti hanno diritto di combatterlo sul campo di battaglia, ma nessuno ha il diritto di farlo nelle scuole, nei ristoranti e nelle chiese di un altro continente. La legittima difesa è sempre giustificata contro colui che vuole offenderci, il terrorismo mai perché non è contro colui che vuole offenderci ma contro degli innocenti mansueti. Quando gli stati sono in guerra interrompono gli scambi commerciali, oggi tutti gli stati del Golfo forniscono petrolio all’occidente perciò non è sostenibile affermare che siamo in guerra con loro: gli Usa avrebbero fornito petrolio al Giappone durante la guerra? Tutti gli stati aggrediti dal terrorismo hanno comunque il diritto di difendersi con i mezzi che ritengono opportuni a scongiurarne la minaccia. In nessun caso i terroristi hanno il diritto di invocare il rispetto delle norme umanitarie dato che della violazione di queste norme fanno la loro strategia: avvolgono bambini in cinture esplosive e li mandano a morire al loro posto: come è possibile chiamarli combattenti, come è possibile non cercare, con ogni mezzo, di fermarli? Tutti gli stati occidentali hanno l’obbligo di rispettare le regole umanitarie fin dove dalla realtà terrorista non scaturisca una minaccia certa nei confronti delle loro popolazioni verso le quali hanno il dovere di garantire la sicurezza: c’è qualcuno che in buona fede può sostenere che le guerre si sono potute vincere senza mai violare i trattati umanitari? Hiroshima docet. Tutte le guerre hanno una fine tranne quella, non formalmente dichiarata ma combattuta col sangue degli innocenti, inclusi i bimbi islamici fatti esplodere e le bimbe stuprate come premio ai soldati, che il Califfato sta portando avanti: si chiama terrorismo e finirà solo se e quando noi ci saremo sottomessi alla religione islamica o quando l’islam avrà acquisito la capacità di evolversi. Gli unici che non riescono a capire queste semplici verità e continuano a definire “eroi” queste bestie sono gli intellettuali a partire da Noam Chomsky a Michel Onfray fino a Michael Moore. E’ il gioco delle parti sul molto ben remunerato mercato delle idee?
Roberto Bellia
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