Islam e burkini: liberté, égalité, ma non per forza nudité. “Vietare ( però è multare) il burqa non è una esagerazione fanatica?
1-Al direttore - Un vertice pontino, poi c’è Bratislava.
Giuseppe De Filippi
2-Al direttore - Il mio amico Ferrara mi fa una domanda: “Vietare ( però è multare) il burqa non è una esagerazione fanatica?”. Risposta: No. Dare del fanatico a Valls e Merkel mi sembra, questo sì, esagerato. Quanto a mia nonna: sono felice che il costume che ella indossava 50 anni fa, un saio immondo, sia stato sostituito oggi dal bikini, indossato anche da anziane signore che la devozione a Dio la esprimono senza più umiliare il proprio corpo e la propria dignità. That’s civilization, guys! Grazie
Umberto Minopoli
3-Al direttore - Come era prevedibile il discorso sul burkini si è spostato sui condizionamenti subìti (?) dalla donna in occidente a seguire i diktat (?) di una moda tettofila e tangofila (nel senso di tanga) per cui la donna sarebbe costretta (?) a uniformarsi a criteri estetici non suoi e non scelti da lei. Quindi bikini e burkini apparterebbero a una stessa logica, sebbene diversamente imposta. Allora. Io credo che i gradi di libertà siano talmente diversi da rendere questo paragone sciocco e offensivo. Credo che il burkini non sia una costrizione assoluta (come molte altre subite dalla donna nell’islam) ma una mediazione tra una libertà assoluta e una costrizione. E che nessuno dovrebbe vietare a qualcuno di gestire il proprio cammino verso l’autodeterminazione come meglio crede. Solo la hybris laicista dei francesi poteva arrivare a tanto. Liberté egalité fratenité Bikini.
Paolo Repetti
I costumi culturali da criticare quando si parla di Islam e soprattutto di donne riguardano tutto tranne che i costumi da mare. Liberté Egalité ma non per forza nudité.
4-Al direttore - Un pensierino per Ventotene. Il testo che Beethoven ha utilizzato nel quarto movimento della IX sinfonia, adottato come inno dall’Unione europea e a tale scopo riarrangiato da Karajan, è tratto dall’Ode “An die Freude” di Friedrich Schiller. Il quale alla sesta strofa scriverebbe: “Unser Schuldbuch sei vernichtet! (Sia distrutto il libro dei nostri debiti)”. Ma Beethoven ha usato integralmente la prima e la terza, e in parte la seconda e la quarta. Genio è anche sapersi fermare a tempo.
Franco Debenedetti
5-Al direttore - Il comune di Riomaggiore, perla delle ligustiche Cinque Terre, bandisce un concorso per l’assunzione a tempo determinato di un netturbino. Il candidato dovrà prendere atto che il suo lavoro – come testualmente conclama il bando – “sarà privo di contenuto intellettuale”. Secondo le intenzioni dei reggitori del comune di Riomaggiore, il lavoro offerto, essendo un “servizio che riveste alta ripetitività” non entra nel novero delle “professioni intellettuali” che, secondo legge, “non richiedono manualità”.
Giuseppe Marcenaro
Diceva Italo Calvino che un tempo solo chi godeva d’una rendita agricola poteva fare l’intellettuale: “Prima viveva sul privilegio, però aveva radici solide; ora invece gli intellettuali non sono borghesi e non sono proletari”. Forse sarebbe da organizzare a Riomaggiore un bel premio letterario sullo stile di quel Premio Non è giornalismo che prima o poi faremo: premio non è intellettualismo. Quando cominciamo?
6-Al direttore - Ho passato qualche ora al Meeting di Rimini. Sono andato stamattina (e cioè appena hanno aperto i padiglioni, alle 10.30) per accertarmi che la statua della Madonna fosse ancora sotto il telo blu. E per conoscere quella simpatica signora napoletana che l’aveva coperta. Capisco che il Consiglio dei ministri si vergogni dei nudi delle proprie statue, ma Cielle no dai! Non li hanno sempre chiamati i pasdaran del Cristianesimo? La statua comunque non c’era già più. L’avevano tolta, Con mio grande rammarico. Saloni pieni di croci e santini, ma per il resto zero. Insomma, dopo una mattinata persa a cercare madonne, nel pomeriggio decido di andare a vedere la mostra sui migranti. Carina tutto sommato, devo ammettere che mi ha incuriosito. E’ per questo che mi fermo a sentire proprio lì vicino anche l’incontro con Adel, profugo tunisino fuggito nel 2011 dal suo paese in seguito alla Primavera araba e accolto da una famiglia di Rho una volta arrivato a Milano. La sua testimonianza mi ha commosso. Viaggio difficile, il barcone su cui si è imbarcato ha preso acqua. Gente che urlava, roba da pietrificare. La gente che lo ascoltava si è commossa. Poi lui si aggrappa agli scogli con le unghie e riesce a sopravvivere, ma si ferisce. Una volta giunto in Italia incontra questa strana famiglia milanese che invitandolo a casa sua semplicemente gli dice: “Questa è la tua stanza”. Rimane a casa loro per quattro anni. A un certo punto dell’incontro Adel dice: “Oggi ho due genitori musulmani in Tunisia e altri due cristiani in Italia. E Rho è la città più bella d’Italia, perché lì c’è casa mia”. Esco quasi in lacrime. Per un momento riesco persino a dimenticare che gli arabi sono terroristi, e che il diverso fa sempre e in ogni caso paura. Penso a quei due, marito e moglie. Che coraggio, e che gioia nei loro occhi. Per un attimo mi sembra che il titolo del Meeting “Tu sei un bene per me” sia possibile davvero. Penso che aspetterò domani per tornare a essere cinico. Comunque, direttore, mi sbagliavo. E’ stata proprio una giornata della Madonna.
Andrea Trussardi