L’Italia non solo non intende inviare soldati a Kyjiv, ma non vuole neppure che questo aiuto sia prestato da altri Paesi Nato
Carmelo Palma, 21.8.2025 linkiesta.it lettura3’
La rendita di presentabilità, che la posizione indecente del Campo Largo sulla tragedia ucraina assicura al cerchiobottismo di Giorgia Meloni, tende a essere facilmente dissipata da vari esponenti della maggioranza e dell’esecutivo proprio per l’assenza di un’opposizione – Calenda a parte – in grado di richiamare il Governo a un sostegno effettivo e non puramente parolaio alla resistenza di Kyjiv e piuttosto incline a incalzarlo sulla pregiudiziale pacifista e sulle popolarissime tiritere antibelliciste, che galvanizzano la buona coscienza a buon mercato degli italiani brava gente.
È difficile chiedere chiarezza sulla posizione governativa, che è un arabesco retorico pieno di doppi fondi logici e politici, quando il principale schieramento di opposizione tenta di dissimulare dietro artifici dialettici untuosamente clericali una posizione largamente coincidente con quella della Casa Bianca e del Cremlino: la pace inizia dove finisce non la guerra della Russia, ma la resistenza dell’Ucraina, la cui dissoluzione politico-territoriale è da considerarsi un prezzo giusto per la pace globale.
Nondimeno va segnalato – ed è segnale tutt’altro che propizio per chi scommette sull’europeismo pro-ucraino dell’esecutivo – il modo ipocrita e ambiguo in cui ieri il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e il ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto, si sono barcamenati nelle due interviste gemelle rilasciate a