Garanzie di cartapesta, Il lodo Meloni senza impegno militare per l’Ucraina è il sigillo alla capitolazione europea
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L’Italia non solo non intende inviare soldati a Kyjiv, ma non vuole neppure che questo aiuto sia prestato da altri Paesi Nato
Carmelo Palma, 21.8.2025 linkiesta.it lettura3’
La rendita di presentabilità, che la posizione indecente del Campo Largo sulla tragedia ucraina assicura al cerchiobottismo di Giorgia Meloni, tende a essere facilmente dissipata da vari esponenti della maggioranza e dell’esecutivo proprio per l’assenza di un’opposizione – Calenda a parte – in grado di richiamare il Governo a un sostegno effettivo e non puramente parolaio alla resistenza di Kyjiv e piuttosto incline a incalzarlo sulla pregiudiziale pacifista e sulle popolarissime tiritere antibelliciste, che galvanizzano la buona coscienza a buon mercato degli italiani brava gente.
È difficile chiedere chiarezza sulla posizione governativa, che è un arabesco retorico pieno di doppi fondi logici e politici, quando il principale schieramento di opposizione tenta di dissimulare dietro artifici dialettici untuosamente clericali una posizione largamente coincidente con quella della Casa Bianca e del Cremlino: la pace inizia dove finisce non la guerra della Russia, ma la resistenza dell’Ucraina, la cui dissoluzione politico-territoriale è da considerarsi un prezzo giusto per la pace globale.
Nondimeno va segnalato – ed è segnale tutt’altro che propizio per chi scommette sull’europeismo pro-ucraino dell’esecutivo – il modo ipocrita e ambiguo in cui ieri il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e il ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto, si sono barcamenati nelle due interviste gemelle rilasciate a



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Scenario "finlandizzazione" per l'Ucraina? Ne parla Federico Rampini sul Corriere della Sera, facendo riferimento a un termine parecchio diffuso nel periodo della guerra fredda. Tutto parte dalla Finlandia, che in passato riuscì a resistere contro il leader sovietico Josef Stalin, salvando la propria indipendenza. Era il 30 novembre 1939: il dittatore comunista, dopo essersi "spartito" la Polonia con Hitler, aveva lanciato l’Armata rossa alla conquista della Finlandia. Dopo tre mesi di combattimenti, però, le forze sovietiche furono costrette a rinunciare al loro obiettivo nonostante l'esercito avversario fosse molto più piccolo. In seguito, quando Hitler si rivoltò contro l’alleato russo, i finlandesi appoggiarono l’Operazione Barbarossa.
…. . Successivamente, in maniera graduale e senza strappi, la Finlandia si è avvicinata alla Nato.
A febbraio 2022 ecco l’invasione dell’Ucraina, che ha rimesso al centro del dibattito, soprattutto a Helsinki, il pericolo russo. Di qui l'addio alla "finlandizzazione" e l'adesione alla Nato. Un passo importante a seguito del quale la Finlandia ha adeguato la propria spesa militare, dicendosi disponibile anche ad autorizzare il dispiegamento di armi nucleari sul suo territorio, superando così un antico divieto…..
Volenterosi o poco più: i limiti delle forze europee
All'inizio del Trump 2.0, di fronte alla volontà americana di limitare la spesa per sostenere l'Ucraina, ...
Oggi in Occidente se ne parla meno. Ma la soluzione piacerebbe molto a Mosca. E perciò non è escluso che in futuro tornerà sul tavolo delle trattative, da parte russa. Ecco perché nel dialogo fra il presidente americano Donald Trump e gli europei è importante la presenza del presidente della Finlandia Alexander Stubb. Quest'ultimo, come tanti leader di Helsinki prima di lui, ha una conoscenza approfondita della minaccia russa. Senza contare che l’intelligence del Paese è spesso stata utile agli americani…. giovedì 21 agosto 2025liberoquotidiano.it estratto
Per ora si tratta di spese definite a livello tabellare, nella rigida e fredda contabilità di cui i decisori germanici sono maestri
355 miliardi di euro di investimenti spalmati su un periodo di 15 anni per consolidare le forze armate tedesche, con un potere di spesa ben concentrato in mano ai decisori politici della Difesa e una tabella di aumenti graduali già dal prossimo anno. La Germania guidata dal cancelliere Friederich Merz ha svelato i progetti concreti con cui vuole dare attuazione al progetto di sospensione del freno costituzionale al debito per il procurement delle forze armate.
La lista della spesa di Merz
Per ora si tratta di spese definite a livello tabellare, nella rigida e fredda contabilità di cui i decisori germanici sono maestri, ma che danno l’idea dell’ampiezza dell’ambizione di Berlino.
La lista della spesa è colossale. In ordine crescente, la Germania stanzierà in quindici anni 13,3 miliardi per le comunicazioni satellitari delle forze armate, 15,9 miliardi per rinnovare la sistemistica di telecomunicazione, 20,8 miliardi per veicoli e strumentazione ad essi dedicata, 20,9 miliardi per materiale da campo e strumentazione utile alle truppe combattenti, per poi passare ai grossi calibri: 34,2 miliardi destinati alla Luftwaffe per il rinnovo del parco aeronautico e degli apparati missilistici, 36,6 miliardi per navi e sottomarini, 52,5 miliardi per carri armati e altri veicoli da combattimento, ben 70,3 miliardi di euro per il munizionamento di artiglieria, mortai, fanteria, contraerea e via dicendo…. Andrea Muratore 21.8. 2025 insideover.com estratto
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