Olio di palma, la scelta controcorrente di Ferrero. I falsi miti da sfatare

Ferrero dice sì all'olio di palma certificato. E non è il solo. "Ecco tutti i falsi miti da sfatare"

Affaritaliani 28.10.2016

L'OLIO DI PALMA FA BENE O MALE? IL DIBATTITO SU AFFARI

Nel 2050 il fabbisogno totale di grassi, elemento indispensabile per la nutrizione umana di cui l’olio di palma costituisce circa il 40% del mercato, sarà superiore alla produzione totale. Eppure, l’utilizzo di quest’ultimo in Italia ha suscitato accesi dibattiti. È possibile produrre un olio di palma sostenibile e di qualità? Quali le alternative? Questi i temi affrontati nel corso del convegno ‘Olio di Palma: una scelta responsabile basata sulla scienza’. L’iniziativa è stata promossa da Ferrero, azienda alimentare dalla consolidata esperienza nella selezione e lavorazione di olio di palma di qualità.

 

L’impegno Ferrero per la Qualità

Alessandro d’Este, Presidente e Amministratore Delegato di Ferrero Commerciale Italia, ha aperto l’incontro spiegando l’impegno di Ferrero: “La qualità è la forma più pura di rispetto nei confronti del consumatore. Da 70 anni selezioniamo le migliori materie prime e le trattiamo con la massima cura per creare i migliori prodotti. La qualità è intrinseca in tutti i nostri prodotti, in tutti i nostri processi produttivi, nei controlli puntuali e approfonditi che realizziamo e nella scelta delle materie prime migliori”. Ha poi continuato: “Scegliamo la qualità del nostro olio di palma, delle nostre nocciole, del nostro cacao. Lavoriamo con passione e competenza tutte le materie prime e come avrete visto in tv, non abbiamo paura di raccontarlo, il claim della nostra campagna di comunicazione è infatti “da 70 anni la qualità prima di tutto”. Si è poi soffermato sugli aspetti di sostenibilità: “le principali ONG considerano Ferrero una best practice. Ci approvvigioniamo esclusivamente di olio di palma 100% sostenibile, secondo una tra le più stringenti certificazioni rilasciate da RSPO. Inoltre abbiamo pubblicato la nostra “Ferrero Palm Oil Charter”, contenente 10 punti che impegnano ancora più severamente i nostri fornitori. Speriamo che il nostro approccio possa diventare uno standard mondiale. Siamo convinti che la nostra scelta sia quella davvero rispettosa per l’ambiente”.

Peculiare anche la ‘ricetta’ aziendale per un olio di palma di qualità: “La qualità del nostro olio di palma deriva dalla nostra capacità di effettuare una raccolta accurata, da una spremitura dei frutti freschissimi e da processi e lavorazioni effettuate a temperature controllate e più basse possibili. Da anni abbiamo raggiunto livelli di contaminanti significativamente più bassi di quelli dell’olio di palma normalmente disponibile sul mercato, in linea a quelli presenti negli altri olii vegetali trattati correttamente. Il nostro olio di palma di qualità è già compatibile con le nuove raccomandazioni dell’EFSA, che proprio per questo abbiamo accolto con favore, perché la salute e la sicurezza del consumatore deve essere una priorità assoluta, in questo non accettiamo compromessi”.

Ambiente e sostenibilità

Durante i lavori è stata discussa la necessità di lavorare per una maggior sostenibilità del settore.

Oggi Indonesia e Malesia rappresentano circa l’83% della produzione mondiale di palma.

Alain Rival, Resident Regional Director for Southeast Asian Island Countries del centro studi francese CIRAD, ha spiegato che “La palma da olio rappresenta una delle risorse agricole più remunerative nelle regioni tropicali umide e la sua coltivazione ha profondamente trasformato gli stili di vita e l’ambiente di quelle regioni, favorendo nel contempo il loro sviluppo agricolo. Il settore sta vivendo un processo di intensificazione ecologica tale da cercare di produrre maggiori quantità di olio di palma per unità di superficie coltivata minimizzando al tempo stesso il suo impatto”. Un cambiamento osservato attentamente dalle ONG. Spiega Chiara Campione, Senior Corporate Campaigner Greenpeace Italia: “dal 2013 il Palm Oil Innovations Group (POIG) si pone come obiettivo quello di spezzare il legame tra la produzione dell'olio di palma e la deforestazione, l’accaparramento delle terre e la negazione dei diritti di lavoratori e comunità locali. Uno strumento volto a rafforzare e rendere più ambiziosi gli standard della Roundtable for Sustainable Palm Oil (RSPO), concentrandosi su: responsabilità ambientale, partnership con comunità locali e l’integrità aziendale e di prodotto. Ad oggi il POIG ha 16 membri, incluse organizzazioni come Greenpeace, il Wwf, Rainforest Action Network, ma anche grandi marchi come Ferrero.”

Alimentazione a salute

La preparazione di alcuni alimenti richiede l’utilizzo di grassi con specifiche caratteristiche. L’olio di palma è una materia prima naturale molto versatile, utilizzata quotidianamente da miliardi di persone in alimentazione e ideale per alcune preparazioni industriali. In primo luogo, la ricchezza di antiossidanti che conferisce stabilità al prodotto. Spiega il prof. Giovanni Lercker, Docente dell’Alma Mater Studiorum- Università di Bologna presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari: “le sostanze grasse da scegliere come ingredienti o legate ai processi di trasformazione è bene sceglierle tenendo conto della loro stabilità all’ossidazione”. L’olio di palma aiuta a preservare il gusto del prodotto durante la sua vita, grazie alla superiore resistenza all’ossidazione rispetto ad altri oli. Fra gli altri vantaggi vi sono gusto e fragranza neutri una volta deodorizzato e la possibilità di separare frazioni liquide e solide per diversi requisiti di consistenza.

L’olio di palma è inoltre universalmente considerato come l’alternativa principale ai grassi idrogenati; grassi contenenti acidi grassi trans ritenuti nocivi per la salute umana. Secondo Elena Fattore, Ricercatrice presso il Dipartimento Ambiente e Salute dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e autrice di una pubblicazione sull’argomento, “la relazione tra il consumo di acidi grassi saturi e rischio di malattie cardiovascolari è stata messa in discussione. In nessuno degli studi recenti, infatti, è stata confermata relazione causale. La campagna denigratoria sull’olio di palma, basata sul fatto che quest’olio contiene una percentuale maggiore di acidi grassi saturi rispetto ad altri oli vegetali non ha alcun riscontro nell’evidenza scientifica”. Il prof. Carlo Agostoni, Direttore Pediatria Media Intensità di Cura Fondazione IRCCS Ca' Granda- Ospedale Maggiore Policlinico sottolinea: “in questo momento non ci sono dati clinici a supporto di manifestazioni negative in seguito a ingestione di olio di palma”; inoltre “l’acido palmitico ha una centralità peculiare nella nutrizione infantile, rappresentando il principale acido grasso saturo”.

 

Società e consumi

Nel corso dell’incontro sono state richiamate le numerose recenti campagne basate sul “marketing del senza”, che il prof. Claudio Bosio, Preside della Facoltà di Psicologia e Professore di Psicologia del marketing e dei consumi presso l’Università Cattolica di Milano, spiega così: “la promessa ‘senza olio di palma’ sembra limitarsi ad una dichiarazione di fatto, ma sul piano pragmatico, tipico della comunicazione sociale, l’enfasi sul ‘non contiene’ evoca e rafforza l’idea che l’ingrediente sia cattivo”. Giovanni Fattore, Direttore del Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico e Ricercatore CERGAS (Università Bocconi), ha proposto la sua lettura del fenomeno: “Trovo possibili due spiegazioni non alternative. La prima è che i temi della salute alimentare e della sostenibilità ambientale siano diventati un’arma impropria per lotte commerciali tra prodotti, aziende e persino paesi. La seconda spiegazione riguarda la diffidenza per un prodotto tipico dell’Africa prima e dell’Asia dopo. La sensazione che su questo olio sia presente una forma sottile di razzismo: perché coltivato in paesi a basso o medio reddito e perché è sempre stato un prodotto d’importazione di successo in quanto estremamente efficiente da un punto di vista dell’impiego di risorse naturali e umane.”

LA SCELTA CONTROCORRENTE DI FERRERO: "SI' ALL'OLIO DI PALMA CERTIFICATO"

Dagli scaffali dei supermercati sono sempre più numerosi i prodotti alimentari che ammiccano ai consumatori con etichette e diciture "senza olio di palma" .

Una scelta che non racconta con altrettanta chiarezza quale sia l'alternativa, ma che risolve, a partire da scelte di marketing, un tema complesso come quello della produzione e dell'utilizzo di questo grasso alimentare. In questo contesto, però, c'è anche chi ha deciso di muoversi controcorrente. Ferrero con un convegno organizzato ad hoc, ha comunicato ufficialmente ai propri consumatori la scelta di continuare a utilizzare olio di palma, 100% sostenibile e certificato. "Noi crediamo che l'olio di palma sia fondamentale per la qualità dei nostri prodotti altrimenti potremmo cambiarlo - ha detto Alessandro d'Este, amministratore delegato di Ferrero Commerciale Italia - e siamo altrettanto convinti che la qualità dei nostri prodotti e il rispetto del nostro consumatore partano dal non accettare nessun compromesso". Ferrero da tempo controlla tutti i passaggi che portano alla produzione e utilizzo di questo grasso alimentare. "Noi abbiamo un'attentissima selezione della materia prima: selezioniamo aree e raccoglitori che spesso sono piccoli produttori agricoli, e con attenzione segreghiamo il prodotto rispetto ad altri che non vengono certificati - ha spiegato D'Este - Poi lo portiamo in casa nostra e gestiamo le ultime fasi della deodorazione per garantire, attraverso le basse temperature, che il prodotto sia di qualità ineccepibile, senza contaminanti allo stesso livello degli altri oli vegetali utilizzati".

Categoria Ambiente

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