Problema di volontà, non di potere. Il tabù sulla crisi demografica

Al direttore - Si avvertiva un pungente odore di tappo inasprito da una massiccia dose di ipocrisia

1 Dicembre 2017 alle 06:16 da www.ilfoglio.it

Al direttore - Si avvertiva un pungente odore di tappo inasprito da una massiccia dose di ipocrisia a leggere certe articolesse a commento dei dati Istat che l’altro giorno hanno certificato, caso mai ce ne fosse bisogno, che in Italia non si fanno più figli. Al punto che mancano all’appello 100.000 (diconsi cen-to-mi-la) bambini rispetto al 2008. Ma come. E’ da mezzo secolo a questa parte che “l’utero è mio e me lo gestisco io”, che “l’aborto è una conquista di civiltà”, che “il mondo rischia il collasso demografico se non si adotteranno serie politiche di controllo delle nascite”, e ora ci accorgiamo stupiti che siamo un paese che rischia di scomparire? Ma un minimo di autocritica, e parlo ovviamente degli squadristi del laicismo tuttora ben saldi ai loro posti nella stanza dei bottoni, no? A parziale, molto parziale consolazione, il fatto che la narrativa costruita ad hoc attorno al fenomeno comincia a fare acqua, e qualcuno inizia a dire le cose come stanno. Con buona pace della vulgata tuttora imperante ma anche, spiace dirlo, di certa retorica ecclesiale che volendo abbassare l’asticella del Vangelo alla statura degli uomini anziché elevare gli uomini all’altezza del Vangelo, sembra essere più attenta alla salvezza dell’economia che all’economia della salvezza (atteggiamento che nella fattispecie si è tradotto nello strabiliante quanto miope endorsement di certi vescovi alla legge sullo ius soli). E le cose stanno né più né meno nei termini in cui la stessa Istat, già a giugno di quest’anno, aveva evidenziato, ossia che non si fanno più figli semplicemente perché non si vogliono. Punto e a capo. Altro che motivi economici, difficoltà a trovare lavoro o le “persistenti asimmetrie di genere” immancabilmente a discapito delle donne (Repubblica di ieri). Certo, tutto questo aggrava, nessuno lo nega; ma il problema vero è primariamente di ordine culturale, e non è un caso se il presidente dell’Istat citò, appunto, la “cultura del free child”. Poi qualcuno dovrebbe spiegarmi come mai i nostri genitori, che nell’Italia del Dopoguerra non stavano certo meglio dei giovani di oggi, si sposavano (1) e i figli li facevano, eccome (2). E’ solo per egoismo che tanti, troppi bambini non potranno mai fare oh.

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Luca Del Pozzo

Ha centrato il punto. Il problema non è che non si possono fare figli. Il problema è che non si vogliono fare i figli. E per questo ogni volta che qualcuno – anche in politica – prova a spiegare perché andrebbero fatti più figli si ritrova sempre di fronte alla stessa risposta: fatti gli affari tuoi, stai lontano dalle mie lenzuola, non mettere il naso in cose che non ti riguardano. Non è un problema di potere. E’ un problema di volere.

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