Il grande ritorno delle castagne italiane (+80%)

 La Coldiretti: sconfitto con la guerra biologica il parassita che le infestava

30/09/2018 LUIGI GRASSIA www.lastampa.it

L’autunno del 2018 festeggia il grande ritorno delle castagne italiane, che negli anni scorsi avevano rischiato di sparire ma ora tornano con un raccolto superiore ai 30 milioni di chili, in aumento dell’80% rispetto al minimo storico di 18 milioni un quinquennio fa. A portare le nostre castagne sull’orlo dell’estinzione non sono stati problemi economici o mutamenti climatici ma un insetto-killer, il «cinipide galligeno del castagno» (in latino «dryocosmus kuriphilus»), proveniente dalla Cina che per anni ha infestato i boschi di tutta la Penisola. Il parassita provoca nella pianta la formazione di galle, cioè ingrossamenti delle gemme di varie forme e dimensioni; contro questo insetto è stata avviata una lotta biologica diffondendo sui castagni un insetto antagonista, il «torymus sinensis», che ha ridotto a dimensioni ragionevoli la popolazione del parassita.

La castagna può essere gustata in molte varianti golose

La Coldiretti esalta il ritorno della castagna ricordando che Giovanni Pascoli definiva il castagno come «l’italico albero del pane», ma l’associazione aggiunge che «siamo ancora lontano dai fasti del passato, quando si raggiunse la produzione di 829 milioni di chili». Il dato però si riferisce al 1911, in un’Italia tutta diversa (e per fortuna), nella quale definire il castagno come «albero del pane» non era solo espressione di trasporto poetico ma anche descrizione fattuale di una realtà alimentare drammatica; in parole povere era un’Italia in cui si faceva la fame e le castagne erano il cibo povero che forniva una quota importante dell’alimentazione di milioni di persone.

Le tradizionali caldarroste

Adesso la situazione è ben diversa, la castagna è una leccornia, e il castagno , come rileva la Coldiretti, «riveste un ruolo importante in molte aree collinari e montane del nostro Paese, non solo per la produzione di frutti e legno, ma anche per il presidio del territorio e per la salvaguardia dell’assetto ambientale e idrogeologico. La bellezza dei boschi, con castagni spesso centenari, rende fruibili molti luoghi anche per scopi turistici e di svago», oltre a fornire l’habitat naturale pet i funghi, i frutti di bosco e molti animali.

Con la ripresa della produzione nazionale, calano anche le importazioni, ma resta alto il rischio, denunciato dalla Coldiretti, di «trovarsi a tavola, senza saperlo, castagne straniere provenienti soprattutto dalla Turchia, Spagna, dal Portogallo e dalla Grecia», spesso di qualità inferiore. L’Italia nel 2017 ha importato oltre 21 milioni di chili di castagne, spesso spacciate per italiane, con forte danno sui prezzi corrisposti ai produttori italiani. Da qui la richiesta di Coldiretti di «assicurare più controlli sull’origine delle castagne messe in vendita in Italia, per evitare che diventino tutte, incredibilmente, tricolori».

Le castagne sono oggetto di molte sagre autunnali

Ancora la Coldiretti sottolinea che sono quindici le varietà di castagne italiane che hanno ottenuto il riconoscimento europeo. Cinque si trovano in Toscana e sono il Marrone del Mugello Igp, il Marrone di Caprese Michelangelo Dop, la Castagna del Monte Amiata Igp, la Farina di Neccio della Garfagnana Dop e la Farina di Castagne della Lunigiana DOP mentre in Campania è riconosciuta la Castagna di Montella Igp, il Marrone di Roccadaspide Igp e il Marrone di Serino/Castagna di Serino Igp, in Emilia Romagna il Marrone di Castel del Rio Igp, in Veneto il Marrone di San Zeno Dop e i Marroni del Monfenera Igp, ed i Marroni di Combai Igp, in Piemonte la Castagna Cuneo Igp e il Marrone della Valle di Susa Igp, e nel Lazio la Castagna di Vallerano Dop. A questi si aggiungono due mieli di castagno: il Miele della Lunigiana Dop della Toscana e il Miele delle Dolomiti Bellunesi Dop del Veneto.

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